“King Richard” è un film da Oscar

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Manca ancora parecchio alla tradizionale notte degli Oscar che si svolgerà il prossimo 27 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles, ma è già iniziato quel clima di attesa e curiosità che scatta all’annuncio dei film candidati a vincere le statuette: tra questi ci sono quelli che hanno raccolto più nominations (“The Power of the Dog” e “Dune”, rispettivamente 12 e 10), una pellicola che non è ancora uscita in Italia (“Licorice Pizza”) e una che stimola particolarmente il pubblico italiano, orgogliosissimo del fatto che l’ultimo lungometraggio di Paolo Sorrentino, “È stata la mano di Dio”, sia riuscito ad entrare nella shortlist dei cinque migliori film stranieri. Tra gli oltre venti film in gara – a conferma degli apprezzamenti ricevuti in occasione dei Golden Globe e dei BAFTA – c’è pure un film che, a volerlo etichettare in maniera semplicistica, rientra nel genere dei film sportivi e che ha ottenuto ben 6 candidature: si chiama “King Richard” ed è incentrato sulla figura di Richard Williams, il padre delle sorelle più vincenti della storia del tennis.

Quella del papà/allenatore afroamericano che ha avuto il merito di allenare le figlie Venus e Serena quasi da solo, progettando la loro crescita e scommettendo tutto sul loro talento, non è una storia inedita (solamente nel 2021 in Italia sono usciti due libri sul tema, “Serena e Venus Williams, nel nome del padre” di Giorgia Mecca e “Le Williams. La storia mai raccontata della famiglia che ha cambiato il tennis femminile” di Andrea Frediani e Matteo Renzoni) visto il livello di fama che il suo personaggio ha raggiunto durante l’epopea di trionfi portati a casa dalle figlie. E non è neanche la prima volta che una storia di sport conquista un tale numero di nominations, attirando tutto questo interesse (negli USA il film ha fatto registrare oltre 700mila visualizzazioni su HBO Max nei primi tre giorni di release).

Considerando la storia cinematografica recente, senza scomodare dunque capolavori del passato come “Fuga per la Vittoria” o “Toro Scatenato”, le pellicole sportive di successo sono state tantissime ma solamente poche sono riuscite ad ottenere tutto questo credito da parte dell’Academy: nel 2019 “Free Solo” riuscì a vincere la statuetta ma nella categoria Miglior Documentario, mentre bisogna andare indietro negli anni per trovare un film capace di vincere come Miglior Film, ovvero “Million Dollar Baby” nel 2005. Si sono solamente fermati alla nomination invece “Le Mans ’66 – La grande sfida” (titolo originale “Ford v Ferrari”) nel 2020 e “L’arte di vincere” (originariamente “Moneyball”) nel 2012.

Se “King Richard” sta piacendo così tanto, oltre al fatto che la trama corrisponde a una storia vera che ripercorre un classico sogno americano di riscatto sociale, è indubbiamente per l’interpretazione di Will Smith: l’attore statunitense che interpreta papà Williams e che per questo motivo ha guadagnato la candidatura a Miglior Attore Protagonista è anche il producer del film, scritto insieme a Zach Baylin e che solo in un secondo momento è stato affiancato da Warner Bros. e dal regista Reinaldo Marcus Green. Nella sua magnifica carriera Smith ha vestito i panni di personaggi molto differenti tra loro e più volte si è avvicinato alla sfera sportiva (una sua grande passione, non a caso è azionista dei Philadelphia 76ers), sia in “Zona d’Ombra” ma soprattutto in “Alì”, quando riuscì a raccogliere un’altra nomination come Miglior Attore Protagonista senza però ottenere il premio, finito a Denzel Washington per “Training Day”. A vent’anni di distanza gli attori statunitensi saranno nuovamente rivali per conquistare la statuetta, visto che Washington è in lizza per “The Tragedy of Macbeth”, insieme ad Andrew Garfield e ai più quotati Benedict Cumberbatch e Javier Bardem.

Come dicevamo, però, le nominations per “King Richard” sono ben sei, vanno oltre il ruolo del padre ambizioso e testardo, e riguardano anche altre figure fondamentali del film: oltre a quelle per il Miglior Film e il Miglior Attore Protagonista c’è quella per la Miglior Sceneggiatura Originale di Zach Baylin e quella per la Migliore Attrice Non Protagonista indirizzata ad Aunjanue Ellis che nel film recita la parte della moglie Oracene Price, impegnata anche lei nell’educazione delle due giovani tenniste e al mantenimento della famiglia, comprendente anche le altre tre sorelle Yetunde, Lyndrea e Isha. La nota montatrice Pamela Martin è stata candidata al premio di Miglior Montaggio mentre Dixson e Beyoncé a quello di Migliore Canzone Originale per il brano Be Alive, che accompagna i titoli di coda.