La moda di esultare come Steph Curry

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Sono passati tre mesi dalla gara2 dei play-off NBA in cui Steph Curry ha mostrato per la prima volta la night night celebration, l’esultanza con cui ha celebrato l’ultima tripla utile per completare la rimonta dei suoi Golden State Warriors ai danni dei Dallas Mavericks, sopra di 19 punti. Da quel 21 maggio ad oggi la lista di sportivi che hanno scelto di copiare il movimento che consiste nell’unire i palmi delle mani, avvicinarli ad una guancia e contemporaneamente inclinare la testa è cresciuto a dismisura, fino a ricomprendere anche molti sportivi famosi, nonostante il periodo di inattività. Le prime sono state due cestiste che giocano negli USA, Sabrina Ionescu e Skylar Diggins-Smith, e subito dopo si è visto ripetere anche da Andrew McCutchen nella Major League Baseball e da alcuni giocatori di football americano dei Birmingham Stallions.

Nonostante il periodo di inattività dalle competizioni, la night, night celebration è arrivata ugualmente nel mondo del calcio: dopo la finale dell’Europeo Under 19 tre calciatori della Nazionale inglese (Jarell Quansah, Callum Doyle e Harvey Davies) l’avevano scelta per festeggiare il trionfo; poi è toccato a Ousmane Dembélé del Barcellona durante l’amichevole statunitense contro la Juventus; poi ancora è stata improvvisata da Jamal Musiala e Josip Stanišić del Bayern Monaco dopo la conquista della Supercoppa di Germania. Iniziata la stagione dei campionati, Eric Dier del Tottenham ha esibito la night, night dopo il gol del pareggio contro il Southampton, mentre lo scorso weekend è giunta in Francia grazie a Neymar Jr. durante la partita contro il Montpellier e in Italia grazie al georgiano Khvicha Kvaratskhelia, in occasione del suo primo gol in Serie A.

Pur essendo destinata a essere ricordata come la signature celebration di Steph Curry, in molti subito dopo averla osservata hanno avuto l’impressione che si trattasse di qualcosa già visto altrove. Nel mondo del basket, ad esempio, utilizzata recentemente dal giocatore dei Minnesota Timberwolves Taurean Prince, ma soprattutto nel wresting, dove per anni è stata associata a una delle mosse finali più tipiche del famoso CM Punk, che l’aveva ribattezzata ‘Go To Sleep’. Curry, che ha continuato a sfoggiare altre volte la night, night nel corso dei play-off poi vinti e durante le celebrazioni per la vittoria del titolo, aveva risposto alle domande di alcuni giornalisti riguardo la paternità di questo gesto dicendo che si trattava di un modo istintivo e per nulla premeditato di festeggiare, ma che aveva reputato perfetto per celebrare il momento in cui venivano letteralmente mandati a dormire gli avversari, e quindi sconfitti definitivamente, mandati k.o..

Non si tratta ovviamente della prima esultanza importata dalla NBA, basti pensare a come molti calciatori abbiano preso in prestito il modo di festeggiare di tante stelle del basket americano facendole diventare le loro abituali: tra questi Serge Gnabry e la cooking celebration tipica di James Harden, Jorginho e l’ice cold celebration rubata a Trae Young e Beto Betuncal con la famosissima mossa di LeBron James, ‘The Silencer’. Sicuramente è molto indicativo dell’occasionalità e della viralità di alcune esultanze, talvolta giustificate dalla passione o dall’amicizia nei confronti del presunto inventore (o nel caso di Curry semplicemente trend setter) del gesto e quindi totalmente condivise, talvolta frutto di semplice emulazione nei confronti di qualcosa che è momentaneamente mainstream, anche se è destinato a scomparire col tempo.