Fashion

La moda hip-hop anni ’90, da Pelle Pelle a Kangol

Articolo di

Chiara Lanzavecchia

Nessuna sorpresa sul fatto che la moda hip-hop anni ’90 sia tornata tra noi. Ormai da qualche anno i numerosissimi trend che hanno attraversato i 90s — passando dal Bronx, ad Harlem a tutto il mondo — hanno avuto larghissima influenza su acclamatissimi brand di streetstyle , e non solo.

Quando parliamo di moda negli anni ’90 parliamo senza volere dell’influenza che l’hip-hop ha avuto su questa. La nostalgia e i filtri romantici con cui guardiamo alla moda dell’epoca indossata da icone come Jay-Z, Tupac e The Notorious B.I.G., rendono incredibilmente appealing quegli stessi trend anche oggi.

Parlare di moda hip-hop anni ’90 come se fosse tutto un unico movimento è in realtà una semplificazione: si tratta infatti di infinite influenze e scambi tra sottoculture, comunità afro americana, classe operaia e alta moda. Ma quello che è più interessante è che negli anni la moda e lo stile che venivano definiti hip-hop — in tutte le sue sfaccettature e differenze tra gruppi e città di appartenenza — sono diventati il pilastro portante della cultura hip-hop stessa.

È quindi impossibile parlare di cultura hip-hop senza dedicare pagine e pagine allo stile che l’ha definita nel profondo, uno stile legato al cosiddetto “avercela fatta”.

Pelle Pelle

Trap lord, Pelle Pelle rhinestone jacket

A$AP Ferg in “One Night Savage”

La giacca Pelle Pelle di cui parla A$AP Ferg in One Night Savage è reale e fa parte del suo guardaroba: il capo, in pelle bianca, ha dettagli in strass che riportano le scritte Trap Lord e il logo PP del brand.

Pelle Pelle è nata nel garage di Marc Buchanan a Detroit nel 1978, ed è diventato il simbolo del successo nella cultura hip-hop. Si tratta di uno dei brand che più ha intrecciato la sua storia con quella dell’hip-hop e i cui ambassador non ufficiali furono, tra gli altri, 50 Cent, Jay-Z, Redman, Nas e Ghostface Killah.

Queste giacche di pelle, un tempo tagliate strette ma che diventarono sempre più larghe negli anni, erano spesso fatte su richiesta per i protagonisti dell’hip-hop. Quando Buchanan iniziò ad aggiungere alle sue giacche strass, colletti e rifiniture in pelliccia e loghi sempre più grandi, i suoi design diventarono dei pezzi iconici e emblematici di un’intera cultura, soprattutto sulla East Coast. La legacy e il fascino di questi capi non si è fermato negli anni ’90, e nel 2016 Dave East ricorda ancora la prima Pelle Pelle che ha comprato, “tutti ad Harlem le avevano. Di tutti i colori: gialle, verde neon, viola, nera, quelle morbide come il burro e quella con le cuciture rinforzate dagli strass che le ricoprivano”.

COOGI

However, living better now, COOGI sweater now

The Notorious B.I.G. in “Big Poppa”

L’effetto ispirazionale creato da questa frase di The Notorious B.I.G. in Big Poppa lega indissolubilmente il possedere uno di questi costosi maglioni, con il vivere una vita felice.

Il trend dei maglioni COOGI si muoveva già nella comunità afro americana dopo che Bill Cosby, popolarissimo e seguitissimo conduttore televisivo, iniziò a indossarli nel suo programma. I maglioni indossati da Cosby venivano in realtà da Missoni e altri brand, ma erano incredibilmente simili ai modelli creati dal brand australiano COOGI.

Secondo Groovey Lew — il leggendario stylist che per anni ha vestito i grandi dell’hip-hop tra cui Notorious B.I.G. — è nato tutto in club di Manhattan chiamato il Grand, una domenica sera. Lew ricorda le foto di quella sera passata con il rapper e produttore Warren G e Biggie. “G (Warren, ndr) aveva il suo Kangol e il suo COOGI, mentre Biggie aveva la sua giacca militare e i suoi Timberlands. Fu lì che Big si innamorò dello stile di questo ragazzo — lo ha solo portato ad un livello più alto per farlo vedere al mondo intero. Se non eri Bill Cosby o qualche stronzetto ricco dell’Australia che gioca a golf, nessun altro conosceva COOGI. Biggie ha iniziato ad andarci in giro e farsi vedere, e questo è quello che ha dato inizio a tutto”.

È bastato questo e un brand australiano pressoché sconosciuto al mondo che produceva maglioni dal 1969 è diventato uno dei brand più lucrativi della cultura urban per un decennio, nonché uno dei trend più hot dei 90s. Insieme a brand come Pelle Pelle e FUBU, COOGI ha aiutato a creare quella nicchia di indumenti urban e streetsyle esclusivi che esistono ancora oggi, anche se in forme diverse.

Il fotografo Chi Modu, amico degli allora sconosciuti Tupac Shakur, Notorious B.I.G., Mary J. Blige e L-L Cool J, ha immortalato l’iconicità di questo maglione in alcuni scatti di The Notorious B.I.G. che “volevano mostrare Biggie come il re di New York” con addosso un Kangol, occhiali Versace e un maglione COOGI e guarda minacciosamente in camera con le torri gemelle sullo sfondo.

Kangol

But I wore a Kangol, not the fake white hair

LL Cool J in “My Rhyme Ain’t Done”

Uno dei primi rapper a indossare questo bucket hat è proprio LL Cool J, che appare sul retro del suo primo album “Radio”, indossando un bucket Kangol rosso e un paio di Air Jordan 1, e più tardi sulla cover dell’album “Bigger and Deffer”, con un Bermuda Casual, il modello più iconico del brand.

Kagol ha una storia lunghissima, è nato in Inghilterra e cresciuto a New York, dove è entrato a far parte dello streetwear ed è diventato il cappello più riconoscibile nella cultura popolare. Nato originariamente come produttore di cappelli ispirati ai beret francesi e destinati alle truppe di militari della Seconda Guerra Mondiale, Kangol diventa poi simbolo dei Beatles e finalmente della cultura hip-hop, rimanendo in quell’immaginario fino ad oggi.

Innumerevoli artisti di quegli anni indossavano il Kangol, da Run-DMC, Grandmaster Flash, Slick Rick, fino a Missy Elliott. Il gruppo hip-hop di Brooklyn UTFO vantavano perfino un membro chiamato Kangol Kid, tanto era l’amore per questo cappello.

Timberland

Rough like Timberland wear, yeah

Wu Tang Clan in “Da Mistery of Chessboxin’

Da Mopp Deep, a Tupac, passando da The Notorious B.I.G., possiamo dire che veramente tutta la scena hip-hop anni ’90 (e non) ha indossato i Timberland. Sembrerebbe che i membri del Wu Tang Clan siano stati i primi a indossare il famosissimo stivaletto indistruttibile — e bisogna ammettere che un gruppo composto da dieci membri, tutti con Timberland ai piedi è sicuramente d’impatto.

Lontano dall’immaginario cult entro cui è stato posto, Timberland nasce in realtà nel 1952 come una modesta fabbrica di scarpe. Il vero cambiamento avviene nel 1973, quando producono il primo stivale completamente impermeabile chiamato Timberland e destinato ai piedi dei colletti blu inglesi che avevano bisogno di scarpe asciutte e comode da lavoro. Questa stessa necessità iniziarono a sentirla anche gli spacciatori di New York che avevano bisogno di scarpe adatte a rimanere per le strade tutta la notte, e che diventarono così i primi clienti urban dei Timberland.

Da qui l’hip-hop seguì a ruota ricercando quello stesso hustler look e finendo per indossare queste scarpe per ogni occasione, come Tupac ai Soul Train Music Awards nel 1993 al fianco di Rosie Perez in un Canadian tux e Timberland.

DURAG

Feelin’ braver, durag wrappin’ my waves up, pockets full of hope

Jay-Z in “Renegade”

Negli anni ’70 i movimenti per il riconoscimento dei dritti della comunità afroamericana aprono la scena ai capelli afro al naturale. Il durag è uno degli accessori chiave per la cura dei capelli afro in origine usato in periodo di schiavitù per domare i capelli nelle ore di lavoro, e più tardi simbolo del senso di comunità e appartenenza di un’enorme fetta della popolazione americana.

Questo copricapo è però comune sulle teste di artisti come Snoop Dogg, Jay-Z, 50 Cent, Nelly e Ja Rule e si trasforma così in simbolo per eccellenza della scena hip-hop — prevalentemente afroamericana per l’appunto.

La storia del durag è difficile: viene associato alla delinquenza e indossarlo diventa come ammettere pubblicamente di essere un criminale agli occhi della polizia in anni come quello del Crime Bill (1994) di Bill Clinton e il programma Stop-and-Frisk (2000) del sindaco di New York Mike Bloomberg — tutte operazioni che stringono la mano al razzismo sistematico. È così che artisti come A$AP Ferg iniziano ad avere un occhio di riguardo per questo accessorio così politico e radicato nella storia dell’hip-hop, indossandone proprio uno sulla copertina del disco “Still Striving” che uscì in occasione dell’elezione di Donal Trump. Sarà sempre A$AP Ferg a pubblicare un tutorial su come indossare il durag a testimoniare come questo accessorio sia parte della cultura hip-hop e uno strumento per tramandarla ai posteri.