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La montagna di vestiti nel video di Yeezy è una citazione all’artista Boltanski

Articolo di

Alberto Bonazzi

È successo di nuovo! Ancora una volta Kanye West annuncia uno dei suoi innumerevoli e tanto attesi progetti facendo uso, in modo non del tutto dichiarato, dell’arte contemporanea, sicuramente uno dei suoi più stimolanti interessi. Era già successo quando, per il lancio di DONDA, aveva deciso di postare sul proprio profilo Instagram una foto di una delle più famose opere di Damien Hirst intitolata “The Incomplete Truth” (2006), la scultura dell’irriverente artista britannico in cui una colomba è immobilizzata nell’atto di spiccare il volo all’interno dell’inconfondibile volume di formaldeide (qui trovate l’articolo dedicato).

Questa volta, invece, per annunciare l’arrivo dei propri capi negli store fisici, che avverrà questo pomeriggio nel flagship store newyorchese di GAP a Times Square, Ye ha scelto di creare un profilo Instagram dedicato al brand YEEZY che, dopo qualche ora, ha visto la pubblicazione del primo post. Il video postato ritrae due figure umane completamente mascherate “alla Kanye”, ma a catturare l’attenzione è stata soprattutto una vera e propria montagna di vestiti neri: sapete che è un’opera d’arte? 

La reference di quel cumulo di vestiti monocromatici firmati YEEZY GAP Engineered By Balenciaga è chiara e inequivocabile. Si tratta della riproduzione dell’opera “Le Terril Grand-Hornu” (2015) di Christian Boltanski, artista scomparso poco più di un anno fa. Nato a Parigi nel 1944, Boltanski è stata una delle figure più rilevanti dell’arte contemporanea, realizzando opere che hanno sempre avuto la forza di essere riconoscibili e comunicare profondi messaggi. L’artista francese, infatti, ha da sempre importato il suo percorso artistico su tematiche dure e complesse da affrontare, tra le quali le più ricorrenti risultano sicuramente la memoria e la morte. Attraverso la sperimentazione di opere pittoriche e audiovisive, fino ad arrivare alla realizzazione di monumentali installazioni scultoree, Boltanski ha distillato nella sua pratica artistica concettuale molto del proprio trascorso personale, creando opere dense di significato e capaci di far interrogare le persone che vi si trovano davanti.

Nel 2010, in occasione di Monumenta, ha portato all’interno del Grand Palais di Parigi un’installazione colossale intitolata “Personnes”, un’enorme montagna di vestiti ammassati uno sull’altro. L’intera operazione artistica mirava alla riflessione sull’impossibilità di fuggire dalla morte e su quanto il fato possa dettare il destino di ognuno di noi. Per questi motivi, l’artista ha messo in mostra proprio dei vestiti, ovvero ciò che delle persone rimane una volta scomparse, le uniche tracce materiali che le definivano quotidianamente durante la vita e che ora risultano vuote, senza forma e senza funzione.

Lo stesso anno, inoltre, l’opera arrivò anche a Milano ospitata all’interno degli spazi espositivi di Hangar Bicocca. A differenza dell’evento parigino, però, qui i visitatori erano invitati a portare via con sé qualche indumento dall’enorme cumulo, attraverso un’operazione che, ripetuta nel tempo, avrebbe contribuito alla dispersione e alla scomparsa dell’opera stessa ancora in mostra, come era stato indicato dal titolo “Dispersion of Personnes”.

Su questo modello, successivamente, Boltanski ha realizzato l’opera che vediamo riproposta e reinterpretata anche nel video di YEEZY, nella quale la configurazione spaziale dei vestiti rimane pressoché inalterata, ma dove la loro cromia scompare per lasciare spazio a un nero cupo e drammatico. Anche con “Le Terril Grand-Hornu” (2015), l’artista vuole parlare della memoria della schiera di individui dimenticati dalla storia e dalla società, attraverso la presenza degli indumenti come tracce dei corpi che una volta hanno vestito. L’opera in questione era esposta fino a qualche mese fa all’interno della mostra “Corpus Domini” allestita a Milano presso il Palazzo Reale. Alcuni di voi, quindi, avranno avuto l’occasione di vederla in prima persona, potendo sperimentare dal vivo le sensazioni che un’installazione così potente è capace di trasmettere una volta che la si ha davanti in tutta la sua monumentalità.

Tornando al post di YEEZY, infine, ci chiediamo quale sia il vero ruolo della riproduzione di questa opera usata per la comunicazione di un brand di abbigliamento come quello di Ye. Sicuramente il linguaggio dell’opera sposa l’estetica che Kanye e Demna Gvasalia hanno messo in piedi nelle loro ultime interazioni creative e, nel contesto del video condiviso, risulta decisamente scenografica e suggestiva, soprattutto se posta all’interno di uno spazio senza limiti come quello che vediamo fare da contesto all’acquisto di una felpa. Tuttavia, non sappiamo se il ruolo dell’opera si espanda anche al punto di vista del significato o se abbia agito esclusivamente come elemento visivo. Risulterebbe quindi interessante capire se vi siano delle implicazioni di specifici significati che Kanye ha voluto comunicare sfruttando l’opera di Boltanski.