La nostalgia ha raggiunto anche il cinema

Articolo di

Chiara Lanzavecchia

Se non sapessimo che la nostalgia è un concetto astratto ci staremmo tutti preoccupando molto della sua contagiosità. Il cinema è la sua ultima vittima. L’interesse crescente per le vecchie pellicole va a braccetto con la nostalgia dilagante in cui sempre di più ci piace rifugiarci ed ecco che infatti film come The Dreamers (uno dei film più radical chic di sempre) tornano restaurati nei cinema. 

Il film sessantottino di Bernardo Bertolucci del 2003 è stato restaurato quest’anno grazie al progetto bolognese Il Cinema Ritrovato che ha recuperato e diffuso la pellicola in tantissimi cinema d’Italia dall’8 gennaio. Dalla versione originale in realtà cambia poco: la qualità dell’immagine, i suoni e i colori. Quale è quindi il senso? Riprendere vecchie pellicole per restaurarle e garantirne la sopravvivenza nel tempo è in realtà una pratica diffusa dagli anni ’70 che permette di mantenere intatto il patrimonio cinematografico ma, come spiega Il Post, il ripristino di film famosi e di larga attrattiva come The Dreamers (che non era a rischio estinzione e il cui ripristino non era particolarmente urgente) servono a recuperare fondi finanziari per salvare film minori veramente a rischio disastro.

Il mese scorso, per festeggiare i 50 anni dalla sua uscita, il film scandalo La Grande Abbuffata di Marco Ferreri era tornato nelle sale nella sua versione restaurata. Si trattava in quel caso di un recupero significativo: la versione aggiornata, oltre al ripristino della pellicola, aggiungeva ben 5 minuti recuperati dalle otto scene all’epoca censurate per volere della Procura di Catania — una pratica abbastanza diffusa e ambita nell’ambito del restauro di vecchie pellicole e che permette di ricostruire il film per come era stato originariamente pensato dal regista.

Era il 1980 quando Martin Scorsese mandò una lettera urgente e tutti i registi per ribellarsi alle forniture scadenti di pellicole e negativi dell’epoca che non garantivano la permanenza del colore e si deterioravano nel giro di pochi anni — motivo per cui il regista girò il suo film Toro scatenato in bianco e nero quell’anno. Poco dopo Scorsese fornì a Paramount Pictures una lista completa di tutti i film che lui considerava fondamentale salvare e preservare dando il via ad un’opera che continua ancora oggi. 

Il recupero di questi due film fa quindi parte di un movimento più grosso che solo negli ultimi anni ha ricevuto attenzioni dal largo pubblico: ci sono le rassegne cinematografiche di vecchi film come quella del lunedì al cinema Anteo di Milano, spazi ed eventi dedicati come quelli del progetto Il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna e una larghissima fanbase. 

Ma le vecchie pellicole ripristinate, il successo di piattaforme come Mubi e la crisi dello streaming (vedi il declino di Netflix) dicono molto di più sulla nostra società di quanto pensiamo. Influenzati dagli enormi occhi a cuore attraverso cui guardiamo tutto quello che è passato, lontano e un po’ sfocato, troviamo non solo conforto ma forse anche forza e distinzione intellettuale nel guardare vecchi nostalgici film invece che nuove proposte. Perché alla fine, oltre al puro interesse e alla voglia di scoprire, c’è anche una sana dose di autocompiacimento dietro tutto questo. 

Bertolucci parla di un’opportunità di scoperta per le nuove generazioni: “Volevo dare vita a un contagio e dire ai ragazzi di oggi che, se era giusto ribellarsi allora, lo è anche adesso. Nel film, la politica viene dopo la libertà e il sesso perché il Sessantotto non era solo politica. [..] C’erano tante emozioni: un mix di cinema, sesso, rock’n’roll, le prime canne e poi, ovviamente, la politica”. 

Se il movimento ha raccolto così tanto interesse c’è più di un motivo: da un lato la possibilità di poter rivivere e conoscere momenti del passato importanti per la riscoperta dell’oggi, dall’altro il supporto ad un’attività lodevole come il mantenimento del patrimonio culturale legato al cinema e infine la partecipazione in un’attività filo-intellettuale che alimenta il tanto desiderato senso di appartenenza.