La nuova maglia verde della Nazionale Italiana è un salto nella storia

Articolo di

Claudio Pavesi

Gli Azzurri in maglia verde è di per sé un ossimoro. La nuova creazione di PUMA per la Nazionale di Roberto Mancini è appunto un terzo kit verde che debutterà sul campo nella partita del 12 Ottobre contro la Grecia. Se scelta di un kit verde, benché inusuale, non è folle.

In primis, parliamo di un chiaro riferimento al passato sportivo della Nazionale ora allenata da Roberto Mancini. Il 5 dicembre 1954 infatti l’Italia affrontò l’Argentina a Roma, in amichevole, vincendo 2-0, indossando una maglia verde. Nella partita che sancì il debutto di  Juan Alberto Schiaffino, l’Italia giocò l’unica partita in verde della sua storia, colore che fu invece concesso per qualche anno alle Nazionali giovanili che solo successivamente avrebbe potuto ambire all’Azzurro, esclusiva della Selezione Maggiore. Ecco quindi un riferimento al futuro, inteso come i giovani giocatori di questo paese.

La maglia utilizzata nel 1954

La terza maglia di PUMA si contraddistingue per l’utilizzo di un pattern molto particolare. Il brand tedesco lo ha definito rinascimentale, prendendo ispirazione dalle opere e dall’architettura diffuse in Italia a cavallo tra 1400 e 1500. Non è stato specificato un richiamo dichiarato quindi saremo noi a cercare l’ispirazione. Teniamo in considerazione che la stampa scelta da PUMA difficilmente riprenderà qualcosa di estremamente specifico, come ad esempio un singolo quadro o un singolo abito, ma si rifarà piuttosto a un mix di ispirazioni e ed storici.

L’influenza maggiore è senza dubbio quella fiorentina, dato che in nuclei artistici come Venezia era più comune l’uso di una diversa tipologia di broccato, specie con colori come blu, rosso e oro. Il periodo di ispirazione più papabile è quello di Cosimo I De’ Medici, precisamente attorno al 1570. Dal punto di vista architettonico, il pattern della maglia della Nazionale infatti può ricordare quelli degli sgraffiti fiorentini di Palazzo Bianca Cappello a Firenze, costruito e decorato proprio tra 1570 e 1574 dalla famiglia De’ Medici. Il simbolo della casata infatti trionfa sul palazzo, stemma il cui outline ricorda vagamente quello della nuova maglia della Nazionale. Dal punto di visto figurativo è facile collegare il nuovo pattern con l’araldica fiorentina, ovvero quella rappresentazione di simboli di casate, famiglie, confraternite e cooperazioni su edifici, bandiere ed elementi della vita di tutti i giorni. 

Un richiamo alla pittura e alla moda dell’epoca è d’obbligo, oltretutto non fa altro che confermare la teoria sul periodo di ispirazione. L’estetica richiama in più punti, per tonalità cromatica e linee, le rappresentazioni degli abiti da parte di Agnolo di Cosimo, meglio noto come Bronzino, specialmente nella rappresentazione degli abiti di Cosimo I De’ Medici e di sua moglie Eleonora di Toledo. Un richiamo oculato e certamente non banale.

La linea della Nazionale associa al kit da gara anche una t-shirt, una polo, una felpa, dei pantaloni, un pallone, una sciarpa e un cappellino, tutto caratterizzato dalla stampa rinascimentale che abbiamo discusso.

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