La prima intervista di Gallagher tra presente, passato e futuro

Articolo di

Matilde Manara

Gallagher è stato ospite della nostra puntata di Outpump podcast e ci ha parlato di tantissime cose. Gabriele ci ha raccontato dell’amicizia fraterna con Traffik, di come ha incontrato il rap, ma anche del suo rapporto con la giustizia e dei progetti futuri.

Il risultato è un’intervista di quasi un’ora – che potete vedere qui – in cui emergono aspetti di Gallagher fino ad ora mai venuti allo scoperto, distanti dagli scandali legali e dai pregiudizi legati all’ambiente della musica trap e drill.

Partiamo con una domanda che sorge spontanea: i tuoi tatuaggi. Non parli spesso del loro significato, ti va di spiegarceli?

Potrei spiegarteli in tre lingue ma per riassumere, come dice Lil Skies, “Faccio questa merda per motivazione”. I tatuaggi servono a motivarmi. Ho una croce in testa per ricordarmi che Dio mi guarda e solo lui può giudicarmi.

Sappiamo che hai qualcosa in cantiere e che stai registrando, ma con chi lavori e su cosa?

Credo di avere almeno 70 cartelle di progetti aperti. Il mio album solista è in composizione, tra le altre cose c’è anche un disco latino con un sacco di collaborazioni internazionali importantissime.

C’è anche un tape in ballo, realizzato con un duo di artisti emergenti, giusto?

Esatto, loro sono Ski e Wok. È come se uno fosse Lil Gotit, l’altro Lil Kid e io Gucci Mane, siamo il Triangolo delle Bermude. Ci siamo proprio trovati.
All’inizio non li conoscevo, io di solito lavoro solo con persone che conosco, ma bisogna dare spazio ai giovani, soprattutto a quelli talentuosi. Da queste produzioni dovete aspettarvi i cazzotti in faccia.

Chi non ti conosce e ti cerca su Google non trova tra i primi risultati la tua musica, bensì alcune tue vicende giudiziarie e fatti privati. Come vivi questa mancanza di privacy?

È tosta, vuoi fare cambio? (ride, ndr). In realtà non mi interessa del gossip, sto già pagando per i reati che ho commesso, e anche per quelli che non ho commesso. Però voglio lanciare un messaggio positivo per tutti i ragazzi: tenetevi lontano dai problemi, perché non ne vale la pena. Una volta che entri nel vortice della giustizia, non ne esci più. Ogni giorno ti svegli, stai a casa, hai tuo fratello (si riferisce a Traffik, ndr) che ti manda le lettere dal carcere, il peso degli avvocati, di tua madre e tuo padre. Tutta la vicenda è stata strumentalizzata, sono finito su Studio Aperto, sui giornali. Un capro espiatorio. Non te lo posso spiegare, non si può spiegare.

Ci sono delle domande che i fan vorrebbero farti, una di queste è curiosa: da ragazzino eri un ultrà del Vescovio?

Sì, andavo sempre allo stadio. Io sono cresciuto con il pallone, facevo il trequartista mediano, ed ero forte. Mio padre mi diceva di giocare a calcio, mia madre di fare musica, per un periodo ho coltivato entrambe le cose, poi ho incontrato Traffik e mi sono dedicato totalmente a questo. Mi sono appassionato alla drill, scrivevo sui beat di Sick Luke e altri producer, guardavo tutta quella che era la scena romana, lavoravo tantissimo.

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?

Quando Traffik uscirà dal carcere finiremo quello che abbiamo iniziato prima di tutto questo casino. Faremo il disco dell’anno insieme, sarà l’album del secolo.

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