Interviews

La prima intervista di Mara Sattei

Articolo di

Claudio Pavesi

Production

Outpump Studio

Photo

Francesca Di Fazio

Light assistant

Michael James Daniele

Make-up and hair

Gaia Dellaquila

Stylist

Giuditta Goffredo; Flaminia Mineo

Type Design

Sara Lavazza

“Mettiamo un po’ di musica?”

“Certo. Vai Mara, scegli tu, il telefono è già collegato con la cassa”

Mara Sattei passa rapidamente in rassegna Spotify con la tipica incertezza di chi ha davanti una libreria musicale non sua, lontana dai propri brani preferiti, playlist e consigli sui propri gusti che il sempre attento algoritmo di Spotify ricerca. Poi arriva la scelta: “Oh Okay”, di Gunna, Lil Baby e Young Thug. Un pezzo forse inaspettato, ma sicuramente perfetto per accompagnare questa intervista.

“Ora che vedi la reazione capisci meglio quello che intendevo prima? La moda!” questo è quello che Mara Sattei ha detto guardando gli abiti per lo shooting che andremo a realizzare, quasi arrossendo, in un insieme di trepidazione e desiderio di provarli. Da pochi secondi abbiamo finito l’intervista e l’abbiamo fatto parlando di moda, ovvero la principale passione di Mara al di fuori dal mondo musicale. Si tratta di una passione manifesta, qualcosa che la rende estremamente riconoscibile nella scena musicale attuale. Decisamente diverse da colleghi e colleghe, l’estetica è uno dei punti di forza di Mara Sattei: elegante, retrò, eterea, delicata e luminosa, pur mantenendo qualche tono malinconico. Lo stile di Mara Sattei ha una forza imponente e guarda al passato, ma senza dimenticare di aggiungere elementi moderni.

“Non c’è molto studio dietro la mia immagine, semplicemente sto esprimendo il mio stile e ho un fantastico team di persone attorno che mi aiuta a trasmettere questa mia passione che ovviamente è cresciuta e maturata nel tempo. Ora ho 25 anni e sto iniziando a sviluppare un gusto maggiormente maturo, uno stile che in me c’è sempre stato ma doveva uscire nella maniera corretta.”

La passione di Mara per la moda non è assolutamente casuale o improvvisata, infatti ha fondamenti che partono da molto indietro. “Mia nonna ha sempre cucito e realizzato abiti, così mi ha trasmesso questo amore. Casa sua era piena di stoffe e fin da piccola ho iniziato ad accrescere questo mio amore per gli abiti e gli accessori. Lei è stata sicuramente una grandissima ispirazione. Per il resto mi faccio ispirare da quello che vedo, indipendentemente che si tratti di alta moda o prodotti più quotidiani. Non cerco mai qualcosa di specifico, dipende molto dal contesto. Ogni situazione secondo me richiede un’estetica diversa. Non seguo personaggi in particolare, della moda o di altri ambiti, che cerco di emulare, anche se studio molto, mi piace fare ricerca su questi argomenti.”

Non si fa fatica a credere quanto ha detto Mara Sattei, d’altronde quanti artisti italiani hanno un’immagine anche solo paragonabile alla sua? Nessuno. Che si tratti di musicisti, artisti, personaggi mediatici, atleti o altro. Il perché è davanti agli occhi. Anzi, nelle prossime parole: “La mia icona stilistica è senza dubbio Lady Diana, io la adoro. A mio modo di vedere è sempre stata molto avanti fin da giovane e ha portato con sé un immaginario che ancora oggi è un simbolo molto identificabile, qualcosa che rimarrà nel tempo.”

Un futuro più presente nel contesto del fashion sembra essere naturale. “Ovviamente mi piace la moda ma apprezzo anche quello che ci gira attorno come sfilate, shooting, così come lo styling, la produzione e la cura dei singoli elementi. Diciamo che, da appassionata di moda, mi piacciono anche gli ambienti in cui si vive la moda. Cercherò di sviluppare questo lato in futuro.”

Parlando di obiettivi, progetti, passioni e gusti, non si può che finire su quei punti che Mario Brega avrebbe definito, rielaborandolo, come piuma e ferro. “Le scarpe sono senza dubbio il singolo pezzo che più mi appassiona e mi entusiasma. Non riesco proprio a farne a meno, è la mia croce. Ne ho veramente tante, e più passa il tempo, più ne ho e ne avrò. Sia chiaro, dalla sneaker alla scarpa col tacco, mi piace davvero tutto. Ogni volta penso di avere tutto quello che mi serve, poi vedo una nuova scarpa, o una di una colorazione lievemente diversa rispetto a una che ho già e siamo punto e a capo.” (ride, ndr)

Con l’argomento moda abbiamo concluso l’intervista e Mara sta cominciando ad aprirsi con questo gruppo di persone altrimenti sconosciute che si è ritrovata davanti. Mara è una ragazza che sa lavorare con un team, sa stare su un set, ma non è solita realizzare contenuti editoriali e per questo, a volte, la sua sicurezza è tradita dall’emozione della prima volta. Ora però la playlist autogenerata partita con Gunna è passata a Pop Smoke, Lil Durk e Roddy Ricch, e Mara si fa prendere, muovendo le spalle a tempo tra uno scatto e l’altro.

Mara Sattei è alla sua prima intervista. Non si può negare il fatto che la sua carriera sia esplosa in maniera repentina, grazie a tre singoli e due featuring a cavallo tra 2019 e 2020. Raggiungere il pubblico che ha toccato Mara Sattei con questa piccola mole di materiale non è da tutti, anzi è pressoché incredibile, ma il successo è solo l’ultimo step di un percorso che è cominciato molto tempo fa, prima di Mara Sattei, prima delle copertine e prima degli shooting. L’unica vera costante è il rapporto con il fratello Davide, il tha Supreme che sta controllando e riscrivendo i canoni della scena musicale italiana. Mara e suo fratello hanno creato un sound che in Italia non ha riferimenti altrove, qualcosa che unisce rap e trap ad armonie complesse e variazioni raggiunte grazie all’uso di tool digitali.

La simbiosi tra i due che ha portato a questo successo parte da molto prima di “Nuova Registrazione 326”, comincia proprio dalla convivenza casalinga tra persone creative, una sorta di Billie Eilish e Finneas ispirati da suoni maggiormente black. Le origini di Mara, quindi di Sara, e della famiglia Mattei arrivano appunto dalla musica nera, grazie a specifiche influenze. “Mia mamma cantava in un coro gospel ed è sempre stata una delle mie più grandi ispirazioni, nonché una delle prime persone che ho visto esibirsi. Non è stata comunque l’unica. Tutta la mia famiglia è coinvolta nel mondo musicale, anche se non in ambito professionale. Sono tutti appassionati e hanno sempre suonato e cantato, così sono cresciuta in un ambiente che ha sempre aiutato a camminare in questo campo. Da bambini vedi i tuoi amichetti avere diversi interessi come la danza, lo sport o altro, io ho sempre avuto la musica. Fin da piccolissima mi sono lanciata in qualsiasi ambito del contesto musicale, dal suonare il piano al provare le esibizioni davanti allo specchio. Negli anni la mia passione non è mai cambiata e ho sempre cercato di fare musica. Il mio sogno è sempre stato quello di fare musica”.

Ora Mara sta facendo musica e sta lavorando sui vari passaggi che questa carriera avrà in futuro, una carriera che ha sempre avuto in mente. “Il mio sogno è sempre stato quello di fare musica, lo pensavo prima di cominciare ad esibirmi e dopo le prime esperienze non volevo fare altro che continuare. Ho cominciato in chiesa. Sai, venendo da un’impostazione gospel è normale cantare e suonare tanto durante le funzioni. Poi ho scoperto YouTube, inizialmente come spettatrice. Ho cercato di studiare specificatamente la realtà americana, guardando soprattutto cosa e come le ragazze realizzavano canzoni e video. Così ho cominciato a registrare le mie cover e a postarle.”

È stato proprio YouTube a influenzare Mara sotto tanti, tantissimi punti di vista: i gusti musicali, il modo di ascoltare alcuni pezzi, il desiderio per eseguire le cover e i conseguenti step successivi che l’hanno portata a considerare la musica come ben più di un gioco. “Su YouTube ho scoperto l’hip-hop, un genere che ho potuto ampliare anche grazie ad alcuni amici che avevo da bambina. Così ho iniziato a leggere e analizzare i testi e capire maggiormente il lato musicale. All’epoca non erano cose molto comuni per una ragazza. Sono sempre stata amica principalmente di maschi e quelli nel mio gruppo erano soliti ascoltare molto hip hop, inoltre sono una persona molto curiosa. Da lì è partito il trip delle cover. Sai quale fu una delle primissime cover? The Motto, di Drake. Poi col tempo ho iniziato a scrivere e ho veicolato questa mia passione al mio gusto, unendo qualcosa di urban a elementi più pop”.

Mara a questo punto sta già registrando e provando a inserire elementi nuovi nella propria musica. Nascono quindi esperimenti come “Sola Con Te”, un pezzo interamente cantato sul beat di “Swimming Pools (Drank)” di Kendrick Lamar, capendo che il potenziale per esplorare qualcosa di nuovo c’è. In questo periodo arrivano anche i primi palchi, quelli un po’ più seri, nonostante l’età sia veramente precoce. “A casa mi, e ci, hanno sempre supportato, soprattutto mia mamma. Ha sempre compreso il nostro potenziale e la voglia di dedicarci seriamente a questa passione e ci ha spesso accompagnato a concerti, provini, e altro. Mio papà ha rapidamente seguito la via indicata da mia mamma. Da un certo punto di vista forse sono stata io ad aprire un mondo a loro: vedevano che combinavo qualcosa ma i concetti dell’hip hop, di YouTube, potevano non essere così chiari. Ho dovuto accompagnarli dall’inizio del tragitto ma si sono dimostrati molto aperti e interessati. Devo ringraziarli, sono stata fortunata a essere fin da subito capita per quello che potevo e volevo fare con la musica.”

A un certo punto però Mara si ferma. La passione per la musica rimane, così come la voglia di scrivere, registrare e prendere sempre più sul serio questa attività e trasformarla in carriera, ciò nonostante Mara dimostra di avere una consapevolezza adulta, più di quello che la sua età potrebbe suggerire. “Quando si è giovani si tende a dare alcune cose per scontato e a lavorare di fretta, senza la cognizione che si può acquisire col tempo. Vedere la risposta che sta arrivando ora mi fa piacere perché vuol dire che ho fatto bene, ho aspettato il momento giusto.”

“Così sono andata a Londra, per imparare l’inglese e avere una nuova prospettiva. Quelle esperienze che si fanno a vent’anni.” – A vent’anni si cerca di viaggiare, di scappare, di vedere il mondo per tornare con occhi diversi. Mara andò a Londra per conoscere, studiare e vivere una città che respira una musica diversa, dal grime alla garage, dal punk all’elettronica, una piccola grande bolla con pochi paragoni ed enorme capacità di influenzare. “A livello musicale mi ha segnato e ho scritto davvero tanto, cose che ora forse sono un po’ datate ma che mi danno sempre stimoli. Là mi informai per trovare anche uno studio dove a volte andavo a registrare per respirare un po’ l’ambiente musicale. Ovviamente poi andavo alle serate, ai concerti, conoscevo musicisti, cantanti e molto altro. È stata un’esperienza incredibile. Vengo da una piccola realtà vicino a Roma, quindi essere catapultata in una metropoli come Londra è stato un cambio impressionante. Ogni passaggio è stato importante: la solitudine iniziale, senza conoscere nessuno e senza parlare la lingua, la voglia di farsi forza e rimboccarsi le maniche”.

La Mara del 2020 arriva a portare all’ascoltatore un prodotto fatto e finito, un piatto che non solo è ben cucinato e con materie prime ottime, ma presentato a livello da essere fotografato. Questi piatti sono in realtà costituiti da tre portate: le tre Nuove Registrazioni che hanno elevato Mara Sattei da interessante progetto a uno dei nomi più caldi della musica italiana. “Ognuno di quei pezzi raccoglie un periodo particolare e rappresenta uno sfogo personale. Sono dei flussi che passano dalla delusione amorosa a piccole vicende quotidiane, fino a situazioni più complesse. Si tratta di storie e vicende che prima o poi bisogna lasciare andare, così da ripartire e poter fare nuove cose successivamente. È la mia storia, perché a un certo punto ho interrotto il mio percorso musicale e l’ho ripreso solo dopo anni. Nel mezzo ho vissuto all’estero e ho fatto altre esperienze, quindi poi sentivo il bisogno di raccontarle. Per questo motivo parlo di Nuove Registrazioni, perché è qualcosa che sentivo davvero la necessità di esprimere.”

“Dal punto di vista più prettamente musicale mi piace sperimentare quando vado in studio, così come studiare cosa fanno coloro che lavorano in questo mondo da molto più tempo di me”. Con Mara abbiamo iniziato a parlato di pre e post produzioni, di linee vocali utilizzate al posto di parti melodiche nella composizione dei pezzi, ma l’attenzione maggiore finisce per ricadere su un discorso nato da un suo post Instagram in cui la cantante remixa Spigoli, la traccia creata con Carl Brave, utilizzando però una nuova base musicale lanciata e orchestrata da lei tramite un synth Nord Stage, un Ableton Push e un altro controller midi. Discutiamo su se è così che si immagina i live, una one woman band alla Kimbra o Jain. “Non so se effettivamente affronterò un tour così, però ci sto lavorando e mi sto divertendo molto. Sto provando a giocare con l’elettronica, con la drum machine, e mi piacerebbe portare questi elementi con me ma non so ancora quando lo farò. È un mondo in cui si può fare, creare e progredire senza limiti, che si tratti di loopare parti vocali o musicali realizzate live con strumenti, come appunto Jain o Ed Sheeran”.

“Suono il piano, suono la chitarra, tutto a orecchio, non ho mai studiato. Però ora voglio mettermi al massimo nel mondo delle machine e dell’elettronica. Voglio affiancarle molto ai miei brani. Ho realizzato dei remix e a volte compongo arrangiamenti che in alcuni casi concludo da sola, in altri riapro e lavoro con mio fratello. Sto provando anche a utilizzare una consolle da DJ. Mi diverte molto e mi piace osservare come si comportano le DJ donne. Uno penserebbe che questa passione e questa influenza sia nata a Londra ma non è così, è un germe che è entrato in me nell’ultimo anno. Ho provato a vedere qualche ragazza farlo, dal vivo e online, e mi sono appassionata, così ho fatto un tentativo. Mi dicono di essere portata, vediamo come procederà.”

Nonostante domande travestite, giri di parole e situazioni più informali, Mara non lascia trasparire nulla sulla musica che dovrà uscire o sui progetti su cui sta lavorando. Si lascia rubare solo due parole sulle collaborazioni, “Mi piace molto lavorare con altri artisti, principalmente quando si va in studio insieme. Amo empatizzare, capire se c’è feeling e stima reciproca.” Ma nient’altro. Per ora possiamo solo sentire Altalene su “Bloody Vinyl 3” insieme a Coez e cercare di capire cosa Mara Sattei vorrà farci sentire in futuro, che si tratti di un pezzo nuovo o un suo remix, tra console e campionatori.

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