La promozione del Palermo è la storia dell’anno

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Il Barbera strapieno, i maxischermi nelle piazze dei quartieri più popolari, i clacson per tutta la notte: in città non si vedeva una festa così emozionante dalla storica promozione in Serie A del 2004, quasi vent’anni in cui la storia del Palermo ha regalato alti e bassi clamorosi, dalle trasferte europee fino a quelle di Corigliano e Marina di Ragusa, necessarie per provare a risalire dopo il fallimento del 2019. Per certi versi sembra non essere cambiato nulla, se non i nomi degli interpreti capaci di portare a termine un obiettivo che fino ad un paio di mesi fa sembrava impensabile. La partita con il Padova, l’ultima di una serie di otto incontri che i rosanero hanno dovuto affrontare dopo la fine della regular season senza perdere manco una volta, ha di fatto chiuso quella parentesi negativa iniziata tre anni fa e che sembrava dovesse inesorabilmente durare per tanto tempo ancora.

Fino alla scorsa vigilia di Natale, il Palermo stava vivendo una stagione appena sopra la mediocrità: sotto la guida tecnica di Filippi, il vice di Boscaglia promosso ad allenatore capo dopo l’esonero di quest’ultimo, la squadra siciliana aveva alternato buone prestazioni casalinghe a disastrose performance esterne, nulla che potesse contribuire a tenere il passo del Bari capolista e anche delle altre inseguitrici. Dopo altri due brutti k.o., il derby perso malamente contro il Catania e la sconfitta di Latina, la dirigenza si era decisa a cambiare ancora e ad affidarsi ad una vecchia conoscenza, un allenatore svincolato disposto a subentrare in corsa senza particolari richieste: Silvio Baldini. Nello scetticismo generale e senza chiedere alcun rinforzo durante il mercato di gennaio, il 2 febbraio il tecnico toscano torna sulla panchina della squadra che aveva allenato fino a pochi mesi da quella storica promozione del 2004, prima di essere cacciato in malo modo.

In questi sei mesi Baldini non ha solamente rivoluzionato il Palermo sotto il punto di vista tattico, passando da uno sterile 3-5-2 ad un vivace 4-2-3-1 grazie ad alcune furbe intuizioni capaci di esaltare le skills di alcuni singoli, ma ha stravolto la squadra sotto il punto di vista mentale e motivazionale. Non da subito, ma grazie ad un processo graduale nel quale ha lavorato sull’alchimia collettiva senza mai prendersi la scena. Come ammesso dallo stesso allenatore in una delle sue recenti e imperdibili interviste a cuore aperto, una delle svolte più determinanti è arrivata a Potenza, a fine marzo, poco dopo l’ennesima batosta presa a Foggia e nel bel mezzo di un filotto di tre pareggi consecutivi contro squadre di bassa classifica. Baldini ha un particolare rapporto con la fede, non perde la fiducia nemmeno quando gli tocca ascoltare le critiche di chi ormai ha perso ogni speranza sull’esito della stagione in corso e continua a credere nella sua squadra, anche quando il pubblico resta molto distaccato. Chiede ai suoi di seguirlo e di avere, a loro volta, fede in ciò che stanno facendo.

Ma intanto la squadra pian piano si è trasformata, vince alla grande l’ultima di campionato a casa della già promossa Bari e chiude al terzo posto con una rinnovata ambizione dovuta dalla consapevolezza dei propri mezzi. Matteo Brunori, il bomber arrivato in prestito e che qualche anno fa pensava di voler smettere, si è appena laureato capocannoniere del campionato e non smette di segnare neanche nei play-off, un mini torneo che coinvolge ben 28 squadre qualificate dai tre gironi. Vincerli è quasi impossibile, ma il Palermo in crescendo espugna Trieste, Chiavari, e Salò e pure Padova, rimane imbattuto in casa, improvvisamente sembra capace di tutto. I circa cinquemila tifosi abituali che vanno a vedere le partite in casa si sono moltiplicati per sette, e in trasferta si radunano tutti quelli sparsi per l’Italia e per l’Europa e che condividono lo stesso amore, da Dublino a Budapest.

Gli ultimi giorni sembra di vivere una storia già scritta, da Baldini. Niente riesce a distrarre la squadra da quell’obiettivo così impensabile fino a poche settimane fa: le voci sulla presunta cessione della società al City Football Group; il gemellaggio col Padova; il matrimonio che Brunori in programma in Umbria tre giorni prima della finale e che l’attaccante non riesce a rinviare; la partita che viene trasmessa sulla Rai in prima serata (e fa oltre 1 milione e mezzo di share) e che arriva sulle tv di tutto il mondo; le elezioni comunali in contemporanea. La sera precedente al trionfo migliaia di tifosi vanno a caricare la squadra, cantano con i calciatori fuori dal Barbera, sono lì per ringraziare Baldini che si emoziona e chiede solamente di aspettare qualche ora.

Palermo-Padova è praticamente sold-out come le tre precedenti partite. Sono arrivate oltre centomila richieste di biglietti per vedere l’ultimo atto, fa sapere la società. Le migliaia di tifosi che non sono riusciti ad acquistare il prezioso tagliando (a prezzi popolarissimi, curve a 5 €) si riversano nelle strade per vivere il momento: fino a pochi mesi fa, per loro ammissione, non conoscevano il nome di molti dei protagonisti che avrebbero scritto questa impresa. Ma poi è cambiato tutto con l’arrivo di Baldini, “il veicolo portato dal destino”, uno di quelli a cui interessa più il percorso e l’aver riacceso la passione latente dei palermitani e la loro connessione con la squadra, al di là della categoria. Sugli spalti ci sono tanti ex che non hanno mai dimenticato le vibes del Barbera: il Palermo non li delude neanche stavolta, gioca un’altra una partita perfetta e rischia di finire in goleada contro un Padova inerme, costretto in 9 uomini da due rossi. Tutto molto Bello, come dice la t-shirt celebrativa.