Fashion

La riscoperta del fetish-core

Articolo di

Giorgia Monti

Per l’ultima sfilata Resort 2023 di Balenciaga andata in scena a New York, Demna ha proposto la sua personale interpretazione dello stile fetish che ormai da tempo si è imposto come uno dei trend più caratterizzanti di quest’anno. Accanto ai look che hanno celebrato la collaborazione con adidas, a spiccare maggiormente sono stati gli accessori indossati dai modelli: maschere in latex o pelle che coprivano quasi ogni centimetro del viso. Le gimp masks, questo il nome, hanno sempre rappresentato la quintessenza dell’estetica BDSM, acronimo che indica l’insieme di pratiche relazionali e di preferenze sessuali basate sulle dinamiche di dominazione e sottomissione.

Recentemente siamo stati abituati a vederle all’interno di contesti sociali decisamente meno privati – in passerella di Moschino per l’autunno/inverno 2018 o come elemento di spicco della recente intesa tra Kim Kardashian e la maison Balenciaga. Questa riscoperta estetica, dunque, dalla moda al panorama sociale si traduce in quello che è il passaggio da un contesto molto repressivo a uno ipersessualizzato, dove tuttavia scetticismo e diffidenza non stentano ad abbandonarci. Passiamo dalle copertine di Playboy ritenute scandalose – ma bramate da tutti – agli account OnlyFans che tentano di neutralizzare il tabù dei sex workers. 

Ma viene da domandarsi: a cosa è dovuta questa riscoperta del fetish-core?

La moda ha spesso attinto dallo stile e dalla cultura BDSM traendone ispirazione e alcuni brand ne hanno fatto il loro tratto distintivo. Sebbene questo tema non sia ancora del tutto destigmatizzato, ormai negli ultimi anni si è fatto strada nelle vite e nelle abitudini dei consumatori adattandosi al mercato mainstream. 

@twinelle_ How I style a harness! Which fit is your fav?✨ #outfit #styling #outfitinspiration #harness #outfitsinspo ♬ telepatía – Kali Uchis

Lyst, motore di ricerca dedicato alla moda, ha aggiunto il festish-core tra i trend più rilevanti di marzo 2022, identificandolo come estetica riscoperta online che sta avendo una rapida e significativa ascesa. Sulla piattaforma le ricerche mensili degli harness sono aumentate del 136% da metà marzo a metà aprile, mentre quelle dei chokers sono più che triplicate rispetto a questo periodo dello scorso anno. Per capire quanto una tendenza sia realmente influente è sufficiente constatare se i capi più emblematici presenti sulle passerelle vengano o meno riproposti presso i colossi del fast fashion. Proprio qui l’estetica BDSM è riuscita a ritagliarsi il suo spazio e a mostrarsi desiderabile agli occhi dei compratori medi. Su TikTok, il trend si è diffuso a macchia d’olio e l’hashtag “leather harness” ha raccolto oltre 10 milioni di visualizzazioni grazie ai creators che mostrano come indossare l’accessorio – proveniente da marchi come Zara o Shein – integrandolo ad outfit di tutti i giorni. E così anche per corsetti, catene e babydoll che vengono proposti nelle versioni più disparate come fossero un must-have da avere nell’armadio.

La scena kink, dunque, non era sparita dai radar, si era solo presa una pausa in modo da poter tornare più audace di prima. Negli anni ’70 il fetish viene democratizzato nella moda grazie all’intervento di Vivienne Westwood, il cui negozio d’abbigliamento sfoggiava una vistosa insegna rosa con scritto “SEX”. È invece nel 1992 che Gianni Versace porta in passerella la prima collezione ispirata a un’estetica bondage. Nel 2011 Rihanna canta un inno al sadismo e al masochismo nel brano “S&M” e giusto pochi anni dopo “50 sfumature di grigio” è il film erotico per eccellenza. Questo stile non è mai stato rilegato alla camera da letto e all’intimità coniugale – e non – ma ha sempre rappresentato un elemento di interesse nel mondo popolare, così come nella moda. 

In questo periodo Julia Fox ha rappresentato la perfetta dominatrix (e lo è stata davvero) grazie a make-up scuri, total look in pelle e, più recentemente, sfoggiando un abito di Han Kjøbenhavn la cui scollatura aveva le fattezze di una mano umana che agguanta il collo come a soffocarlo. Sulle passerelle, invece, l’ultima collezione A/I 22 di Vaquera includeva bodysuit in lattice indossati sotto abiti e magliette e Richard Quinn ha deciso di far sfilare direttamente una dominatrice con il suo sottomesso. 

Ma ad oggi, il motivo principale che ha spinto il ritorno di questo trend è dovuto – probabilmente – agli strascichi lasciati dalla pandemia. Per mesi interi, diciamo ormai anni, siamo stati costretti ad indossare una maschera (seppur non in pelle), ed è capitato che ci sentissimo partecipi di una strana relazione sadomaso tra la nostra abitazione e i decreti-legge. Non potevamo toccarci, figuriamoci baciarci. Usare quindi il fetish nell’abbigliamento è forse la rappresentazione perfetta del desiderio di riprenderci il controllo. Essendo stati in una posizione di sottomissione per molto tempo urge la necessità di fare uno scambio di ruoli. Ora che siamo di nuovo liberi, le persone vogliono esprimere la loro sessualità e la loro identità, indossando outfit che esprimano audacia e fiducia in sé stessi. 

Questo abbigliamento si rende portavoce di un duplice significato che porta avanti un messaggio importante: gli indumenti hanno permesso sia la trasformazione che l’empowerment. In un momento in cui stiamo cercando di essere più aperti e trasparenti attorno alle tematiche sessuali, questi potrebbero rappresentare un modo per iniziare ad esprimerci come vogliamo.