Sneakers

La storia della Nike Air Kukini

Articolo di

Andrea Mascia

Gli archivi di Nike sono costellati da modelli e design pronti a ritornare in scena di anno in anno. Ogniqualvolta diamo uno sguardo agli stessi ci accorgiamo di quanto possano essere vere e proprie icone del passato, ma anche di quanto molte silhouette possano essere rilanciate nel mercato odierno ed essere perfettamente a loro agio nella contemporaneità. La Nike Air Kukini si unisce all’infinito inventario dei modelli “caged” di Nike. Ma la storia del modello in questione si raccorda a radici più profonde, a un progetto ambizioso dell’azienda di Beaverton, e soprattutto alla cosiddetta storia dei 5 puntini.

Nel 1999, Nike – dopo anni di vincenti sperimentazioni tecnologiche che avevano visto il lancio sul mercato dei modelli Talaria e Foamposite – aveva intenzione di creare modelli di alto livello per migliorare le prestazioni sportive dei propri atleti e così nacque Alpha Project, e fu un certo Ken Black che all’epoca creò, e si fece approvare dal board di Nike, un logo raffigurante 5 pallini, associabile proprio al progetto in questione. Nike aveva a tutti gli effetti bisogno di un logo che rendesse riconoscibile la sezione sport high-performance dell’azienda, ma che allo stesso tempo potesse integrarsi in maniera armoniosa con lo swoosh, senza nasconderlo. Molti dei modelli targati Alpha Project sono finiti nel dimenticatoio, alcuni sono divenuti di nicchia nei mercati secondari giapponesi, altri sono rimasti nella memoria come la Air Presto e come la Air Kukini.

La storia della Kukini si consolida durante la vicenda che vede protagonista il designer Sean McDowell, il quale, lavorando al fianco dell’atleta di triathlon Mark Allen, capì di dover sopperire a un problema fondamentale di alcuni atleti. Infatti, chi praticava questo tipo di sport era solito rinfrescarsi gettandosi acqua nei capelli che, scivolando sulle gambe e penetrando nelle scarpe, appesantiva le suole peggiorando nettamente la prestazione degli atleti. McDowell capì quindi che per migliorare la scarpa la soluzione sarebbe stata quella di perforare la suola per far drenare l’acqua. L’altro dettaglio che donò grande riconoscibilità alla sneaker fu la creazione di una gabbia in silicone che avrebbe dovuto sopperire alla mancanza dei lacci, tenendo il piede ben saldato sulla suola.

Con gli anni, la Air Kukini è diventata un modello consolidato all’interno del mondo lifestyle e ha portato con sé tutto ciò che nel 2000 era stato pensato per il mondo dello sportswear: anche la outsole in Duralon, che fa da base alla tomaia in mesh, venne aggiunta per apportare grande durabilità.

Proprio quest’ultima si appresta a ritornare sugli scaffali di Nike nella sua silhouette OG ben ventidue anni dopo la sua prima uscita. Nonostante la struttura OG non sia stata riproposta per anni, nell’ultimo decennio abbiamo comunque avuto assaggi della Kukini, prima nel 2012 ibridata con la suola Free Run e poi recentemente – nel 2020 – con la versione di Stüssy ibridata alla suola della Spiridon Cage

La scarpa, in uscita il 26 maggio, si ripresenta nelle colorazioni Leopard, Lemon Venom e Topography. La prima, è già disponibile sul sito di Luisa Via Roma.