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L’architettura di Carlo Ratti: tra sostenibilità ed economia circolare

Articolo di

Alberto Bonazzi

Da sempre, una delle strabilianti capacità del genere umano consiste nel destinare impegno ed energie all’innata necessità di proiettarsi nel futuro, ovvero di immaginare quali saranno le esigenze, i bisogni e i problemi, sia concreti che culturali, da affrontare in un panorama temporalmente distante da quello in cui ci si trova.

Carlo Ratti

Ciò è accaduto, senza eccezioni e ininterrottamente, durante tutte le epoche della storia e, compatibilmente con le conoscenze e gli strumenti a disposizione, ha permesso all’uomo di fornire risposta alle problematiche con le quali il passare del tempo non smette di metterlo faccia a faccia. Questa attitudine, se ci si pensa bene, ci riguarda tutti quotidianamente: è il significato del verbo progettare, dal latino proiectare “gettare avanti”, e connota ogni cosa che ci circonda; lo smartphone che teniamo in mano compulsivamente non esisterebbe se qualcuno non avesse voluto guardare al futuro. Il risultato di questa lungimirante qualità della nostra specie, dunque, è il vero motore del progresso che, sebbene demonizzato da molti, viene affrontato con consapevolezza da altrettante figure. Carlo Ratti è sicuramente una di quest’ultime e la filosofia progettuale che adotta, insieme al suo corpus di progetti, a partire dalla recentissima realizzazione del Padiglione Italia per l’Expo 2020 Dubai, dimostrano quanto prefigurare scenari futuri sia essenziale per creare qualità seguendo una giusta direzione.

Per iniziare a masticare un po’ del linguaggio progettuale di Ratti, non potevamo che partire dal Padiglione Italia che il suo studio, CRA-Carlo Ratti Associati, ha ideato e realizzato con il supporto di un vasto team tra cui figurano altri celebri nomi della scena architettonica italiana come Italo Rota, Matteo Gatto e F&M Ingegneria. Il padiglione, inaugurato lo scorso primo ottobre con l’inizio – posticipato di un anno – dell’esposizione universale, vuole incarnare al meglio l’invidiata competenza italiana e i migliori talenti nazionali, caratteristiche che il nostro Paese può vantare sia a livello imprenditoriale e produttivo, che a livello culturale. “La bellezza unisce le persone”, questo è il tema che accompagna il Padiglione Italia per l’Expo di Dubai e mette in campo l’elemento della bellezza declinato oggi soprattutto come capacità di creare sfruttando risorse e modalità sostenibili, e di progettare e produrre con attenzione all’impatto che le nostre azioni hanno sul futuro.

Il progetto del padiglione, quindi, mette in scena questa attuale forma mentis per ognuno degli elementi che lo costituiscono ed è il frutto delle tantissime realtà produttive italiane che hanno collaborato all’impresa. Uno degli esempi più curiosi è la presenza di una replica del David di Michelangelo collocata all’interno del Teatro della Memoria e realizzata grazie alla fornitura di un materiale ottenuto da plastica riciclata direttamente da Ferrarelle.

Padiglione Italia

Dal punto di vista architettonico e progettuale, il padiglione è un’esplicita dichiarazione d’intenti verso un modo consapevole di realizzare strutture effimere e di grandi dimensioni. Si tratta di una costruzione che vede impiegata un’estesa copertura ottenuta a partire da tre scafi di imbarcazioni arrivate a Dubai che, oltre ad assumere un valore figurativo – dato che l’andamento dei volumi rimanda sia alle onde del mare che alle dune del deserto limitrofo -, fanno da tela al tricolore più grande mai realizzato al mondo ed apprezzabile al meglio dalle viste aeree. Uno degli aspetti chiave dell’opera architettonica rimane, però, l’assenza di interruzioni tra ambienti interni ed esterni. Gli unici “muri” perimetrali sono delle alte tende composte da LED e funi nautiche, elementi che permettono alla facciata non solo di essere mobile, ma di diventare supporto per la riproduzione di contenuti digitali. La connessione con l’esterno, inoltre, ha permesso ai progettisti di evitare l’utilizzo di un sistema di condizionamento tradizionale, grazie alla creazione del necessario ricircolo d’aria attraverso strategie di controllo delle temperature interne in funzione delle variazioni del meteo. Ecco che questi fattori, insieme all’utilizzo di materiali di recupero come bucce d’arancia, fondo di caffè, micelio e plastica raccolta dagli oceani, utilizzati anche per elementi strutturali, dimostrano al meglio l’applicazione di principi come l’economia circolare e la sostenibilità.

Ci piaceva l’idea di un padiglione che potesse cambiare continuamente in forme differenti. Abbiamo ottenuto un tipo di architettura che può essere riconfigurata sia nel lungo periodo, grazie alla sua circolarità, sia nel breve periodo, grazie alle tecnologie digitali.

Carlo Ratti

Potenzialmente, infatti, il padiglione ha la possibilità di essere smontato e rimontato in altre parti del mondo senza che diventi esso stesso un rifiuto e questo, in fondo, è qualcosa che riguarda l’Esposizione Universale molto da vicino: in occasione della sua prima edizione nel 1851, il Crystal Palace, il rivoluzionario palazzo che la ospitò nel centro di Hyde Park a Londra, era la prima architettura modulare che poteva essere smontata e rimontata velocemente, economicamente e in qualsiasi luogo.

Nel progetto del Padiglione Italia, dunque, vediamo già chiari gli interessi e gli obiettivi progettuali che Carlo Ratti applica in tutta la sua produzione. Classe 1971 e torinese per nascita, Ratti si forma sia come architetto che come ingegnere e presto affianca a queste professioni anche quelle di teorico dell’architettura e di accademico. Oggi, infatti, è direttore del Senseable City Lab, il laboratorio che ha fondato presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology di Boston) con l’intento di indagare l’architettura urbana per il futuro, da un punto di vista che tenga in considerazione la capacità della città di sentire e capire i bisogni degli abitanti. Una figura estremamente autorevole a livello globale, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ottenuti, e in cui si intrecciano lo studio di una disciplina antica come l’architettura e la necessità di applicarvi le nuove tecnologie raggiunte dallo sviluppo, come il calcolo e l’analisi dei big data per organizzare e rendere più efficienti i centri urbani. Sebbene il suo si possa definire un approccio antropocentrico, dato che il fine principale di ogni progetto risiede nelle persone, è altrettanto fondamentale l’impegno che pone nell’applicazione di pratiche progettuali come l’economia circolare e la sostenibilità a tutto tondo. 

Carlo Ratti. Foto: Sara Magni

Per comprendere al meglio quanto detto, passiamo in rassegna alcuni dei più innovativi progetti che Ratti, insieme al suo studio Carlo Ratti Associati, impegnato non solo in architettura ma anche nel design, nella pianificazione urbana, nelle innovazioni tecnologiche e nei progetti esclusivamente teorici, ha realizzato recentemente o ha in programma di concludere. 

Supermarket of the Future – 2017

Numerosi schermi con dati e informazioni, affiancati da bracci robotici che si muovono in continuazione. Non ci troviamo all’interno di uno stabilimento aerospaziale, ma tra gli scaffali e i prodotti di un supermercato. Coop Italia ha deciso di investire su un nuovo modo di concepire la vendita di alimenti e beni essenziali e grazie a Carlo Ratti Association ha dato vita nel 2015 al primo prototipo di supermercato del futuro, presentato all’Expo di Milano del 2015. Nel 2017 è stato poi realizzato definitivamente a Milano in uno spazio di oltre 1000 metri quadrati, dove le nuove tecnologie sono sfruttate per accompagnare e guidare i clienti in una nuova esperienza di acquisto di alimenti fatta di informazioni nutrizionali, provenienza, indicazioni sui rifiuti e tanto altro.

MEET Digital Culture Center – 2020

Il nuovo spazio del MEET, il centro per la cultura digitale e la tecnologia creativa di Milano, progettato dallo studio di Ratti con il contributo dell’architetto Italo Rota, è un inno alla progettazione per la cultura e per il futuro nel cuore di Porta Venezia. Uno dei maggiori punti di interesse è sicuramente la scala che collega i tre piani all’interno del palazzo di inizio 1900 scelto dal MEET per essere completamente ripensato da zero. Chiamata Living Staircase, l’intricata scala arancione è stata ideata per cambiare costantemente la propria funzione: da luogo di passaggio diventa spazio abitato come palco teatrale oppure spazio di lavoro.

Scribit Pen – 2020

La Scribit Pen è un valido esempio del filone di product design portato avanti dallo studio di Ratti. Ci troviamo davanti al primo marker al mondo ad essere completamente compostabile. Plastica biodegradabile, fibre naturali e inchiostro atossico sono le scelte di materiali per portare anche su piccola scala gli interessi di futuro sostenibile che Ratti promuove costantemente. I pennarelli sono stati progettati specificatamente per il robot Scribit, ideato dall’omonima azienda, un dispositivo capace di riprodurre su qualsiasi superficie verticale contenuti grafici e visuali, con la funzionalità aggiunta di poter anche cancellare i tratti disegnati.

Playscraper – 2020 (in programma)

Se vogliamo parlare invece di cosa ci aspetta in futuro, lo studio di Ratti ha presentato lo scorso anno uno dei suoi progetti architettonici più visionari e futuristici. Si tratta di un grattacielo che, come suggerito dal nome, non ospiterà residenze o uffici, ma ben 8 campi da tennis sovrapposti verticalmente fino ad un’altezza di 90 metri. L’edificio, a cui hanno messo mano tanti altri studi tra cui quello di Italo Rota, è stato ideato per RCS Sport, divisione di RCS MediaGroup che si occupa di sport e media. Per rendere possibile un nuovo modo di concepire i luoghi pubblici e i centri sportivi, non più dislocati all’interno del tessuto urbano ma raggruppati tutti in un unico edificio, verranno impiegate delle tecnologie costruttive d’ispirazione aerospaziale: una configurazione a sandwich in acciaio inossidabile sarà resa possibile grazie alla struttura della lastra B-Core di BSB. Visivamente, infine, si potrà godere di un’architettura altamente dinamica grazie alle vetrate poste sui lati corti dei campi da tennis e alle facciate elettroniche che costituiscono invece quelli lunghi e che permetteranno di trasmettere eventi sportivi su tutti i livelli.

Sarebbero infiniti i progetti degni di nota nati dallo studio di Ratti e quelli descritti ne rappresentano solo un piccolo assaggio, ma sono fondamentali per aprire uno scorcio che, seppur piccolo, ci mostra un modo di progettare che tiene sempre gli occhi rivolti al futuro. Carlo Ratti, quindi, rappresenta per noi una grande eccellenza dell’innata capacità italiana di pensare e creare, quella capacità che, in questo caso, viene messa al servizio di tutti e del nostro pianeta e che fonda le proprie basi su una solida e lungimirante filosofia progettuale.