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L’artista che ha portato le piramidi nei musei

Articolo di

Alberto Bonazzi

Al mondo esistono opere dell’ingegno umano che per le loro dimensioni non potranno mai abbandonare il luogo in cui sono state costruite, nemmeno per raggiungere la salvezza nei musei. Eppure, c’è un’artista contemporanea che ha rotto questo limite.

Il suo nome è Magdalena Jetelová, è nata nel 1946 in Repubblica Ceca e la sua pratica artistica spazia dalla fotografia all’arte concettuale, manifestandosi soprattutto nella realizzazione di grandi installazioni più volte sfociate in opere di land art. È proprio tra queste che si può trovare “Domestication of Pyramids”, un’opera che a partire dal 1992 ha toccato una serie di città europee e che indubbiamente è valsa all’artista una posizione di rilievo nel panorama artistico internazionale.

Si tratta di un’installazione che indaga la pratica, diffusamente condivisa da molti grandi musei di stampo occidentale, di prelevare reperti storici dalle più disparate parti del mondo per poi esporli tra le pareti delle proprie sale e gallerie. Jetelová iperbolizza proprio questo fenomeno e decide di portare nei musei, metaforicamente, ciò che a differenza di manufatti, statue e monumenti non potrà mai essere spostato e ospitato all’interno di uno spazio: le piramidi egizie. Per farlo immagina che una piramide in scala reale sia posizionata nei pressi del museo dove verrà realizzata l’opera e che parte di essa venga inglobata nei suoi ambienti. Nascono così surreali presenze di volumi spiazzanti per dimensioni e posizione.

L’installazione è comparsa per la prima volta negli spazi del Museo di Arti Applicate di Vienna dove la struttura piramidale ricoperta da una superficie di sabbia silicea di colore rossastro intercettava l’intera architettura del palazzo. Nei due anni successivi, invece, è stata appositamente declinata per inserirsi all’interno, tra gli altri, di contesti come quello dello storico edificio berlinese Martin-Gropius-Bau, per poi approdare in città come Varsavia e Dublino.

In tutte le sue versioni, però, il risultato di “Domestication of Pyramids” rimane incredibilmente potente, soprattutto nella sua efficacia di porre il visitatore davanti a qualcosa che esce dagli schemi consueti ai quali è solitamente abituato.