Fashion

Lasciate in pace Elodie

Articolo di

Leonardo Brini

Foto di:

Kimberley Ross

Da quando è iniziato il suo tour nei palazzetti, della cantante romana ne hanno parlato proprio tutti, ma i commenti riguardo alle quasi due ore di show sono divisi a metà: quelli dedicati allo spettacolo e quelli focalizzati invece sul “mancato senso del pudore” dei suoi look. Su internet si può infatti leggere davvero di tutto riguardo alle scelte di stile di Elodie.

La maggior parte di queste affermazioni lascia il tempo che trova e non sono degne neanche di essere riportate, ma la domanda che a quanto pare attanaglia le menti di molti è: “ma lei non era quella che doveva combattere il patriarcato?”.

Ecco, fermiamoci un secondo su questo punto. Nei giorni in cui nel nostro paese il problema della violenza di genere è (finalmente) al centro del dibattito, in cui in tutte le principali città sono state organizzate manifestazioni per ricordare le vittime di femminicidio e smuovere le coscienze, siamo ancora a giudicare l’abbigliamento di una cantante sul palco e, soprattutto, a cercare connessioni tra il modo di vestire e la lotta contro il patriarcato?

Gli outfit di Elodie, a quanto pare, sono troppo corti, troppo trasparenti o troppo osé per essere indossati da una donna che reclama i suoi diritti, come se per schierarsi dalla parte delle donne ci fosse un dress code. Come se per essere presa sul serio in materia di qualsiasi argomento che non sia “canzoncine pop” fosse necessario indossare una divisa.

La cantante ci ha provato giustamente in tutti i modi a ribadire che il corpo è il suo e fa quello che vuole, ma nel momento in cui sale sul palco tutti si sentono in dovere di gridare allo scandalo, alla caduta dei valori tradizionali e, perché no, anche alla morte della musica e dell’arte, quella vera. Sembra assurdo dover scrivere ancora queste cose, ma mettere nella stessa frase “outfit” e “femminismo” non è più accettabile. Il modo in cui Elodie sceglie di vestirsi, infatti, non pregiudica in alcun modo la sua posizione, e nemmeno va a minare la “serietà” delle sue lotte o affermazioni in ambito sociale.

La moda può essere politica, la moda può essere un mezzo di comunicazione, la moda può veicolare un messaggio più alto: “può”, non “deve”. Ed è la stessa artista a dire che “sul palco un vestito ti aiuta a raccontarti meglio”, ma probabilmente in tanti hanno voluto comprendere solamente il racconto che piaceva di più a loro, quello in cui se canti “mezza nuda” non puoi allo stesso tempo contrastare il patriarcato. Perché per molti esiste un solo modo giusto per farlo, e non sia mai che includa il vestirsi come si vuole.

E la cosa più assurda di questa sorta di sillogismo anti-nudità è che non dimostra certo l’inadeguatezza di Elodie nel combattere per la propria libertà, anzi tutto il contrario: sono la riprova che non bisogna smettere di parlare di questi argomenti, che la libertà di espressione e la non oggettificazione del corpo femminile sono ancora due tematiche su cui c’è molto da lavorare.

“Mi sono sempre divertita a infastidire una fascia di pubblico, nel nome della libertà” e ti prego, Elodie, continua a farlo, soprattutto se in Valentino.