L’audace architettura di Zaha Hadid

Articolo di

Alberto Bonazzi

Nel campo dell’architettura sono decisamente poche le personalità che possiamo definire intoccabili in qualità di progettisti, teorici e visionari. Se poi tralasciassimo per un attimo gli architetti che hanno impresso la propria rivoluzionaria impronta al corso della storia di tale disciplina nei secoli che ci hanno preceduto, allora potremmo dire con assoluta certezza che le menti più rilevanti degli ultimi decenni si possono contare solamente sulle dita di una mano. Tra questi rarissimi casi eccezionali, però, se ne distingue uno in particolare che, quasi rubando la scena ai colleghi con cui condivide l’olimpo dell’architettura, considerando la sua vita, il carattere personale e la straordinaria necessità di anticipare i tempi, ha scritto da sé un vero e proprio capitolo di storia. Stiamo parlando di Zaha Hadid, colei che è stata la più importante esponente donna dell’architettura contemporanea, e che, spegnendosi prematuramente a Miami nel 2016 all’età di 65 anni, ci ha lasciato l’incolmabile vuoto della sua assenza tanto da architetto, quanto da persona. Proprio oggi 31 ottobre, in occasione dell’anniversario della sua nascita, abbiamo deciso di ricordarla e celebrarla ripercorrendo alcuni dei suoi più iconici progetti realizzati in Italia che, per la dinamicità progettuale caratteristica dell’archistar, non si limitano alle grandi opere architettoniche più conosciute, ma spaziano anche in settori come il furniture design e la gioielleria.

Per cominciare partiamo proprio dal 31 ottobre, questa volta però, del 1950. Zaha Hadid nasce esattamente alla metà del XX secolo a Baghdad, capitale irachena e seconda città più grande dell’Asia sud-occidentale, da un padre imprenditore edile e da una madre artista. Seppure possa sembrare inconsueto all’interno della carriera di un architetto, si laurea in matematica all’Università americana di Beirut, per poi cambiare completamente area geografica stabilendosi nel 1972 a Londra. È qui che, forse ispirata da entrambe le professioni dei genitori, decide di intraprende un percorso di studi in architettura che le consentirà, nel mentre, di tessere un’importante rete di conoscenze nel settore e di apprendere quei principi della disciplina che lei stessa supererà e ridefinirà nel giro di qualche decina d’anni. Si diploma dunque all’Architectural Association di Londra, a 4 anni dal suo arrivo nel Regno Unito, e se da un lato inizia a collaborare con lo studio OMA fondato dal suo docente Rem Koolhaas, si dedica anche all’insegnamento in prestigiose università americane.

Tappa fondamentale della sua vita è il 1979, anno in cui fonda il suo primo studio Zaha Hadid Architects (ZHA), grazie al quale, con la grande determinazione che l’ha caratterizzata per tutta la sua vita, inizia a ideare numerosi progetti. Questi, però, saranno destinati a rimanere solo su carta, seppur apprezzati e riconosciuti come accaduto per il progetto per “The Peak” a Hong Kong che vinse un concorso internazionale nel 1983. Solo negli anni ’90, grazie alla collaborazione con il geniale ingegnere Peter Rice, riesce a vedere realizzati i suoi primi progetti, che fecero parlare molti poiché considerati essenzialmente impossibili da realizzare, prima fra tutti la Vitra Fire Station (1993) per il Vitra Campus.

Zaha Hadid sulla copertina di Domus, maggio 1984

L’arrivo del vero successo si registra nel 2004, quando diventa la prima donna ad aver ricevuto il Pritzker Prize, volgarmente detto il Nobel dell’architettura. Da quel momento le commissioni per nuovi progetti crescono esponenzialmente e il suo studio si ingrandisce a dismisura fino ad arrivare a comprendere centinaia di architetti. Se la sua vita è dinamica, unica ed affascinante, non sono da meno lo stile e il linguaggio formale di cui si è fatta ambasciatrice. Le monumentali opere architettoniche di Zaha Hadid, infatti, sono d’impatto e di sicuro non possono lasciare indifferenti chi le guarda, con l’inevitabile risultato di generare anche non poche critiche.

Tuttavia i suoi edifici possiedono delle qualità chiaramente visibili e degne di nota: movimento, fluidità, sinuosità e frammentazione, ma anche astrazione e un che di visione futuristica. È interessante come l’insieme di questi caratteri muova i primi passi da un’insolita influenza che Zaha Hadid ha avuto durante la sua formazione: la progettista è sempre stata affascinata dal Suprematismo russo, una delle più rivoluzionarie avanguardie del primo Novecento, e soprattutto dal suo principale fautore Kazimir Malevich, colui che giunse all’estrema ed assoluta astrazione con il famoso dipinto “Quadrato nero su fondo bianco” (1915). A conferma di ciò, c’è il suo progetto di tesi in cui, ispirandosi agli Arkhitekton di Malevich, ha ideato un ponte abitato per il Tamigi presentandolo in tavole di sapore fortemente suprematista.

Progetto di tesi di Zaha Hadid

Dopo aver conosciuto, perlomeno nei suoi tratti essenziali, l’incredibile figura di Zaha Hadid, giungiamo ora a passare in rassegna una selezione dei progetti che compongono il suo lascito nel Belpaese in cui, come suo solito, non ha posto limiti alla propria immaginazione sfidando con i volumi, che sembrano abbandonare ogni criterio di ortogonalità, le stesse leggi della fisica.

MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo – Roma 1998-2009

La prima opera architettonica realizzata da Zaha Hadid in Italia è il MAXXI, museo dell’arte e dell’architettura contemporanee locato nella capitale. Qui, nel 1998, il Ministero dei beni culturali acquisisce un’ampia area in disuso comprendente un’ex caserma con l’obiettivo di riqualificarla. Viene quindi indetto un concorso a cui partecipano ben 273 studi ed architetti, trai quali lo stesso Rem Koolhaas insieme a tanti altri nomi autorevoli, ma da cui ad emergere come vincitore è l’audace progetto dello studio della progettista irachena. Il risultato è tanto spettacolare, quanto in linea con lo stile di Zaha Hadid. Dall’esterno la componente materica predominante, ovvero il cemento, sembra assumere volumi e linee inaspettati grazie all’alternarsi di porzioni ondulate e sinuose e di sezioni scomposte e sospese nel vuoto. Ma l’interno è ancora più d’impatto: a collegare i piani dell’edificio e ad attirare l’attenzione sono delle scale nere che, ancora una volta, abbattono le consuetudini dell’architettura e delineano flussi di percorsi in un ambiente enorme. Proprio al MAXXI, nel luglio del 2017, è stata aperta la mostra “L’Italia di Zaha Hadid” all’ultimo piano del museo che si affaccia sul piazzale esterno, con l’intento di ripercorrere il suo operato nel nostro Paese e di ricordarne la grandezza ad un anno dalla sua scomparsa.

Messner Mountain Museum Corones – Plan de Corones 2012-2015

Zaha Hadid ha dimostrano più volte nel corso della sua carriera di sapersi anche allontanare dal contesto urbano e di avere la sensibilità e le capacità per progettare in luoghi naturali incontaminati, pur lontana dall’abbandonare la sua cifra stilistica. In Italia, l’esempio di tale approccio è il Messner Mountain Museum Corones. Si tratta di un museo, voluto dall’alpinista Reinhold Messner, che esce letteralmente dalla cima del Plan de Corones, la montagna alta 2.275 metri che nelle Alpi sud-tirolesi ogni inverno ospita migliaia di sciatori. Avete capito bene, il museo esce dalla montagna dato che è prevalentemente sviluppato al di sotto del terreno e le uniche connessioni con l’esterno sono le terrazze mozzafiato che si aprono a sbalzo nel vuoto. L’intervento di Zaha Hadid è quindi misurato e adattato all’ambiente circostante, tanto che le grandi aperture vetrate sono caratterizzate da cornici che riprendono cromaticamente le tonalità del paesaggio ad alta quota, il tutto però con il suo inconfondibile tocco capace di modellare i volumi come solo lei sapeva fare.

Torre Generali e complesso residenziale CityLife – Milano 2004-2017

Tornando in città ci imbattiamo in due grandi architetture: un grattacielo e un intero complesso residenziale. A Milano la visionaria progettista ha lasciato il segno in grande scala, grazie soprattutto alla realizzazione della Torre Generali, il grattacielo che ospita la sede della Compagnia di assicurazione italiana nota come Gruppo Generali. Oltre ad essere caratterizzato da numeri considerevoli, come i 170 metri d’altezza per i 44 piani, la capienza di 3.000 persone e i 70.000 metri quadrati di superficie, l’edificio pluripremiato colpisce per la forma avvolta e ritorta su sé stessa, che si staglia in cielo e occupa un posto nello skyline milanese. Proprio accanto alla Torre, l’archistar sembra aver fatto suo Citylife grazie alla realizzazione di un vasto complesso residenziale. Sette edifici forniscono un totale di 230 appartamenti di ampia metratura e sicuramente non per tutti. Anche in questo caso, però, tornano le linee curve e modulate che descrivono dei volumi sviluppati orizzontalmente piuttosto che verticalmente e in cui si combinano vari materiali a caratterizzare le facciate. È interessante come, a distanza di poche centinaia di metri, si possano vedere dialogare due progetti di Zaha Hadid che, per tipologia e scala, sono decisamente diversi l’uno dall’altro, ma che esprimono un continuum nella produzione dell’architetto.

Concludiamo, infine, con alcuni progetti che esulano dalla sfera di competenza dell’architettura ma che, proprio per derivare dall’esperienza della progettazione di edifici applicata al campo degli oggetti di piccole dimensioni, risultano inaspettati e fortemente permeati dallo stile dell’archistar. Più in particolare stiamo facendo riferimento all’iconico anello B.zero 1 firmato Bulgari. In questo caso la maison italiana di gioielli ha chiesto a Zaha Hadid di dare forma alla sua personale interpretazione dell’anello che nasceva con l’intento di omaggiare l’italianità riprendendo l’immagine del Colosseo, monumento per eccellenza del nostro Paese. Inutile dire che, ancora una volta, i tratti dello stile della creativa si inseriscono efficacemente nelle dinamiche del gioiello e, attraverso l’utilizzo di materiali come oro e ceramica, contribuiscono alla preziosità dell’oggetto. Zaha Hadid non termina così la sua presenza nel made in Italy, dato che il progetto del divano dal look futuristico e spaziale chiamato Moon System, presente anche negli ambienti del MAXXI, è prodotto dall’azienda B&B Italia, mentre per Ernestomeda ha progettato una cucina in Corian, anch’essa caratterizzata da un’estetica che ci proietta in una futura era spaziale.

Con questi pochi progetti selezionati, non possiamo sicuramente esaurire quanto Zaha Hadid ha lasciato in Italia e non possiamo nemmeno trattare esaurientemente la sua carriera professionale, da lei affrontata sempre con coraggio e perseveranza. Si è trattato, quindi, di una piccola finestra della sua grandissima produzione che viene, ancora oggi, arricchita grazie allo studio ZHA che ha deciso di raccogliere quanto seminato dall’architetto e di farne maturare i frutti anche a fronte della sua assenza. Sempre in Italia, infatti, sono in corso di realizzazione progetti come il centro commerciale Jesolomagica e il Museo Regionale dell’arte nuragica e dell’arte contemporanea del mediterraneo presso Cagliari, mentre gli ultimi realizzati sono la Stazione Marittima di Salerno e la Stazione Napoli-Afragola.