Fashion

Le collezioni Spring/Summer ’22 come i red carpet dei primi anni 2000

Articolo di

Chiara Lanzavecchia

Siamo tornati indietro nel tempo: su ogni passerella iniziano a spuntare reference alla moda dei primi anni 2000.

Quello che succedeva sui red carpet all’inizio del secolo e che fino all’anno scorso ripudiavamo con imbarazzo, è tornato a tormentare i nostri animi con un fattore aggiunto: ci piace di nuovo quasi tutto di quello stile

Minigonne, pantaloni a vita bassa, Ugg e vestiti glitterati sono tornati oggetto del desiderio, un po’ figli dell’ennesimo micro trend emerso da TikTok e Instagram, un po’ figli di un percorso di ritorno al passato che tutti i designer al momento sembrano voler esplorare. 

Nelle collezioni passate è stato il turno del grunge, punk, hippie e a ruota di tutte le decadi del secolo scorso; degli anni ’70 con Gucci e degli anni ’90 con Versace per arrivare gradualmente agli spaventosi anni 2000 delle ultime sfilate di Settembre. Perfino Miuccia Prada, che da sempre rivisita i canoni estetici borghesi producendo le collezioni più unanimemente amate dal pubblico, si affida a questa estetica facendo sfilare per Miu Miu maglioni e gonne tagliati fino all’impossibile che lasciano una grande superficie di pelle a nudo — proprio allo stesso modo in cui Paris Hilton avrebbe indossato una divisa scolastica nell’heyday. 

La cosiddetta Gen Z, o più largamente chiunque consumi intrattenimento, immagini e moda sui social alla velocità della luce, alimenta un riciclo di trend continuo in grado di passare dal cottage core all’estetica Y2K nel giro di pochissime settimane. Questo meccanismo, unito alla costante nostalgia che accompagna le mode di questi ultimi anni, produce un’incredibile fascinazione per tutto quello che sta in mezzo tra Ashley Tisdale avvolta in un boa rosa per il pigiama party in onore di The Princess Diaries 2 e Paris Hilton in tuta di ciniglia rosa Juicy Couture e cappello Von Dutch. 

Ci sono stati in realtà diversi commenti riguardo a questo ritorno che vanno dalla critica alla poca inventiva e originalità dei designer, fino alle discussioni intorno alla body positivity che è venuta a mancare in sfilate come Coperni, Blumarine o Miu Miu — le più fedeli all’estetica anni 2000 — proprio come succedeva a inizio secolo. Altrettante sono state però le reazioni positive e incredibilmente divertite del pubblico che ha riconosciuto nei look delle diverse passerelle quelli da red carpet — oggi impensabili — degli idoli e primi star-crush del primo decennio del 2000. 

Con “Oops I did it again” come unica colonna sonora della prossima stagione, torneremo tutti a vestirci e accessoriarci come le nostre celebrities preferite ricadendo in una spirale di glitter, cinturoni, pance scoperte e tanti, tantissimi jeans a vita bassa.