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Le pizze surgelate sono meglio di quanto pensi

Articolo di

Andrea Mascia

La pizza surgelata è spesso considerata come un pasto di serie B, soprattutto se la si paragona a una calda e fumante pizza napoletana o all’alternativa interpretazione romana. Ma è davvero così? È seriamente così pessima come molte persone sostengono? Prima di dare giudizi affrettati e affrontare questo argomento, c’è bisogno di un’esperienza di base, da acquisire necessariamente a piccoli step. Innanzitutto, per poter apprezzare e amare la pizza surgelata si deve aver avuto – almeno una volta nel corso della propria vita – bisogno di essa. Le intense sessioni di studio e le lunghe giornate di lavoro spengono inevitabilmente i buoni propositi di cucinare una buona pizza home made, e se questo si somma alla pigrizia di sfilarsi il pigiama durante le fredde giornate invernali, o le afose serate estive, per andare a ritirare una pizza al ristorante (anche quello sotto casa), il risultato è ciò che ha permesso a molti di trovare un porto sicuro nella pizza surgelata.

Per procedere con la nostra disamina, potremmo stilare una classifica, analizzando innanzitutto la scheda tecnica dell’indiscutibile regina: si tratta della 26×38 firmata Italpizza, la versione rettangolare di quella tonda dell’omonimo marchio. Italpizza dispone di un vasto range di offerte: la margherita è senza ombra di dubbio la migliore scelta se si vuole rimanere sul classico, mentre la versione con salsiccia e patate è caratterizzata da un intenso – quasi esagerato – sapore speziato di rosmarino.

Ecco, quello di Italpizza è uno di quei prodotti in grado di far invidia alle sovrastimate pizzerie al taglio della propria città: se per acquistarla non ci si dovesse recare nel reparto frigo del supermercato, non ci si accorgerebbe che si tratta di una pizza surgelata. I più attenti, però, sono consapevoli del fatto che Italpizza non invogli a sperimentare una skill molto apprezzata: l’aggiunta smisurata del fior di latte, o per chi preferisce una variante più “gourmet”, quella della mozzarella di bufala.

Restando in tema, una delle discriminanti più decisive quando si stima la bontà e la qualità di una pizza sta proprio nella mozzarella. Le pizze di alcuni marchi, quali Cameo e Buitoni, spesso non sono condite con della mozzarella invitante, e talvolta neanche sufficiente a saziare.

Il consumatore di alcuni di questi prodotti surgelati – quindi – per soddisfare i suoi gusti deve ricordare che oltre alla pizza, dovrà acquistare anche altri alimenti di rinforzo. Ma cosa è che frena – o induce – i consumatori ad appassionarsi ad una pizza surgelata? Sovente, anche un buon packaging. Ma attenzione, per “buon packaging” non si intende una confezione con una bella foto raffigurata su di essa, bensì una con un’immagine che sia il più possibile fedele a ciò che è contenuto al suo interno. Ed eccoci qui, pronti ad addentrarci nel discorso. Ci sono marchi che preferiscono l’inganno, altri che, sin dall’inizio, preferiscono invece porsi con totale onestà, consapevoli di stare tralasciando (forse) il lato estetico. Perché, alla fine, è così: non sempre serve badare all’immagine quando si parla di pizza surgelata, in fondo i clienti sono semplicemente alla ricerca di un umile – ma simbolico – pasto da consumare in maniera celere dopo averlo riscaldato in un microonde o in un forno elettrico.

Nessuna sorpresa, quindi, per chi predilige l’acquisto di pizze contenute all’interno di un involucro in plastica. Chi compra pizze contenute all’interno di queste confezioni di sicuro non tornerà a casa lamentandosi del loro aspetto, a differenza di chi, ingenuamente, si fa ingannare da packaging che recitano claim studiati a tavolino. Per degustare una mediocre Buitoni, ad esempio, c’è bisogno di un mindset vincente: è necessario essere ben consapevoli di star per mangiare un prodotto congelato, di non essere a Napoli e di non stare mangiando una pizza a portafoglio, nonostante lo slogan reciti “Ispirazione Napoletana”.

Passiamo poi alle dimensioni delle porzioni proposte dai marchi che operano in questo mercato.
Per affrontare questo capitolo bisogna fare un inevitabile passo indietro al discorso Italpizza. L’azienda emiliano-romagnola ha saputo come fidelizzare i suoi clienti, ovvero esplicitando in maniera chiara e leggibile, sui cartoni della sua pizza, la dimensione (in centimetri) della stessa. Puoi scommetterci, puoi armarti di righello, squadra e metro da sarta: i tranci di Italpizza rispettano esattamente le misure promesse, che variano dai 26×38 della taglia magnum uscita nel 2015, fino ai 12×30 centimetri della versione ridotta che ha debuttato sul mercato nel 2018. Anche altri marchi hanno proposto le loro mini-interpretazioni delle pizze in questione, dalla più rinomata Speedy Pizza di Cameo fino alle pizzette di Coop e Carrefour. Proprio secondo la Coop, educare anche i più piccoli alla degustazione di un cibo così prelibato e risolutivo, è fondamentale. “Ottime per uno spuntino, per un pasto veloce o come merenda per i bambini”, questo è quello che recita la scritta sovrapposta su quel cartone giallognolo. D’altronde le buone abitudini vanno inculcate sin dalla tenera età.

La pizza surgelata è dura a morire, dopo aver rinvigorito la propria fanbase durante i lunghi periodi di lockdown, è pronta a continuare nella consolidazione della sua fama. Soprattutto ora che in Italia Domino’s Pizza ha di recente chiuso tutti i suoi punti vendita. Sei stufo della solita pizza? Scalda una pizza surgelata e non te ne pentirai.