Le squadre di calcio hanno scoperto la fotografia

Articolo di

Massimiliano Macaluso

La quantità di immagini sportive che guardiamo ogni giorno sui social è impressionante, non aiuta automaticamente a farci diventare esperti di fotografia e a saper distinguere gli scatti migliori da quelli meno brillanti, ma comunque ci serve per capire quanto si sta evolvendo il modo di raccontare gli eventi e gli atleti tramite le foto. Si tratta di un discorso che in generale può essere applicato a tutti gli sport più seguiti e soprattutto diffusi mediaticamente (nel tennis, ad esempio, grazie a Radka Leitmeritz), e che ci limitiamo a circoscrivere al calcio: sarà anche per via di un pubblico sempre più esigente ed abituato e per la ricerca di contenuti più ricercati, ma molti club – e lo stesso discorso vale per i grossi brand – stanno iniziando ad affidarsi a fotografi di professione per descrivere partite, stadi e calciatori con uno stile differente da quello tradizionale, andando al di là delle semplici foto da campo.

Ovviamente stiamo parlando di Instagram, il social network che più di tutti è basato sulla visualizzazione e condivisione di immagini, che è il luogo virtuale dove si percepisce maggiormente come sta cambiando quella che potremmo definire estetica sportiva nell’era digitale. Tra le realtà europee che hanno intrapreso un nuovo modo di concepire ed offrire i contenuti sportivi, puntando su foto originali e di qualità e comprendendo quanto la fotografia possa rivelarsi un canale di comunicazione unico per unire anche altri mondi come la moda e la musica, c’è sicuramente il LOSC Lille: lo abbiamo scoperto semplicemente via Instagram, appunto, seguendo gli scatti del fotografo ufficiale del club, Scott Groult, aka @scottyfrenchhh, già protagonista di un’intervista molto interessante uscita su SoccerBible nel 2020. Abbiamo voluto metterci in contatto con lui per capire meglio questo fenomeno e affrontarlo con chi fa parte di questa nuova generazione di fotografi che lavorano nel mondo dello sport e che sanno esaltarlo.

Ciao Scott, quando ti sei appassionato alla fotografia e qual è stato il tuo percorso?

Ho iniziato a interessarmi alla fotografia nel 2016. Mi sono innamorato un po’ per caso, durante un viaggio in Brasile dove ricordo che non avevo con me una macchina fotografica per immortalare i ricordi. Poi piano piano ho sviluppato la mia passione fino a diventare oggi il fotografo ufficiale del Lille. Ho una laurea magistrale in marketing. Dopo gli studi ho viaggiato un anno in giro per il mondo. Poi ho trovato lavoro nel settore automobilistico. Allo stesso tempo ho avuto l’opportunità di fotografare il PSG e la Nazionale francese. Pochi mesi dopo, il Lille stava cercando un fotografo e mi hanno contattato. Così è iniziata l’avventura.

Come scatti le foto, solitamente? Hai una macchina fotografica preferita? Idoli o riferimenti nel tuo mestiere?

Ora la fotografia dà ritmo alla mia vita. Ovviamente mi piace fotografare le partite di calcio ma anche quello che c’è in giro, ovvero gli stadi, i tifosi, l’atmosfera, le maglie da calcio. Il mondo del calcio resta il soggetto che più mi piace fotografare. Non ho una macchina fotografica preferita, anche se professionalmente utilizzo attrezzatura Sony. Faccio sempre più foto su pellicola, adoro il rendering.
Ah, non ho un idolo. Traggo molta ispirazione da ciò che vedo di altri fotografi su Twitter e Instagram. Trascorro molto tempo sui social media ogni giorno.

La tua esperienza professionale con il Lille è nata nel 2020, giusto? Com’è stato iniziare un percorso del genere in piena pandemia?

L’esperienza con il LOSC è iniziata a luglio 2020. Cercavano un fotografo per seguire la prima squadra. Grazie ad un intermediario, il club ha scoperto i miei lavori su Instagram. Dopo avermi fatto assistere a due sessioni di allenamento, mi hanno subito assunto. Così ho lasciato Parigi e mi sono stabilito a Lille.
Sono stato molto fortunato ad aver trovato in quel momento, nel mezzo di una pandemia. Vivere quella stagione con gli stadi vuoti è stata un’esperienza speciale, ma era la mia prima stagione, quindi non l’avevo mai sperimentata con gli stadi pieni (tranne come spettatore). Il fatto di non poter recarsi allo stadio ha consentito ai tifosi di organizzare importanti raduni fuori dallo stadio per tifare la squadra, in particolare prima della partita contro il Lens, o a fine stagione.

Cosa significa lavorare per un club così prestigioso e qual è la tua routine quotidiana?

Innanzitutto è un grande orgoglio. Questo è un grande riconoscimento per il mio lavoro. Sono molto contento di ciò che ho realizzato finora e sono molto grato al Lille per essersi fidato di me. Lavorare per un club come il LOSC mi motiva ad essere sempre efficiente, a cercare sempre di trovare nuovi punti di vista per non girare in tondo in quello che faccio. Oltre alla prima squadra, per cui seguo gli allenamenti quasi tutte le mattine, devo scattare anche le sessioni della squadra femminile, dell’Under 19 e della squadra riserve. Nel pomeriggio invece edito le foto e le mando ai calciatori, così da creare un rapporto personale con loro. Per il resto del tempo c’è da pianificare la nostra social media strategy sulla quale siamo abbastanza liberi di creare progetti di qualunque genere. Fotografo anche la vita quotidiana del club: incontri con i partners, meeting di mercato e cosa avviene nel reparto merchandising.

Cosa puoi raccontarci in merito alla vittoria della Ligue 1 e alle numerose trasferte europee affrontate?

Il titolo della scorsa stagione è stata un’esperienza incredibile. Era tanto più bello perché è stata una vera sorpresa. All’inizio della stagione nessuno avrebbe scommesso sul fatto che il Lille sarebbe diventato Campione di Francia. Ci sono state partite indimenticabili, come quella di Lione (2-3), la vittoria a Parigi (0-1) e Lens (0-3). Per una prima stagione, non potevo sperare di meglio, giusto? Mi sento davvero privilegiato per aver vissuto questo titolo nel cuore della squadra. Riguardo alla Champions League, è davvero speciale. Penso che sia quello che mi piace di più del mio lavoro. Per me è una grande opportunità per visitare gli stadi europei. Non dimenticherò mai la mia prima partita europea da fotografo, è stata a Praga in Europa League. Abbiamo vinto 4-1 con una tripletta di Yusuf Yazıcı. E quest’anno ho scoperto la Champions League, con la famosa musica… è un sogno.

Ho visto che hai fotografato anche alcuni calciatori (per esempio Renato Sanches) non come semplici giocatori, ma impegnati altre situazioni. Il tutto con un tocco diverso, come fossero rapper o modelli, sfruttando il legame tra calcio e moda: è stata una tua idea o qualcosa pensata insieme al club per ‘raccontare’ meglio alcuni personaggi? E se potessi scegliere, quale giocatore vorresti scattare?

Ho iniziato a fotografare i giocatori per una mia iniziativa personale. I giocatori amano molto le foto, quelle “di campo” ma anche quelle più “lifestyle”. Alcuni sono molto trendy/rap, c’è davvero uno stretto legame tra questi universi. I giocatori a cui vorrei fotografare sono Sergio Ramos, Zlatan Ibrahimovic, Memphis Depay e Neymar.

Ho visto che ti piace molto fotografare i tifosi e che sei interessato al mondo del calcio dal loro punto di vista. Sembra che il movimento ultras sia molto vivo in Francia e stimolante per il tuo lavoro: cosa sta succedendo nel tuo Paese negli ultimi mesi (risse, partite sospese ecc.)?

È vero che in Francia c’è una forte cultura ultras. Io stesso ho fatto parte di questo gruppo qualche anno fa. Mi piace molto fotografare gli ultras. Sto anche preparando una serie di foto con le atmosfere più belle che ho avuto modo di fotografare. Negli ultimi mesi c’è stata molta violenza negli stadi. Non so spiegare come mai. Certamente ci sono forti rivalità ma nulla dovrebbe giustificare la violenza. Non è la mia definizione di cultura ultras. Gli ultras sono lì per accendere la passione, per sostenere il proprio club, difendere l’identità del club, ma senza applicare violenza!

Credi che ci siano altre squadre di calcio che si sono ‘svegliate’ e hanno iniziato a muoversi in una direzione più innovativa, non postando le solite foto sui propri account e creando contenuti digitali più accattivanti e soprattutto misti, con un certo livello di stile? E come trovi la scena italiana?

Comincio a vedere alcuni club che si stanno modernizzando sui social. Ciò comporta il reclutamento di un fotografo della “generazione Instagram”, quella da cui vengo io. Mi piace molto seguire gli account Instagram di Basilea, Anderlecht e Eintracht Francoforte, ciascuno di loro ha un ottimo fotografo alle spalle. La maggior parte delle squadre di calcio lavora con i fotografi della stampa, noi giovani fotografi lavoriamo in modo completamente diverso, abbiamo uno stile differente. Ed è ancora molto raro che i club si fidino di noi. In Italia confesso che seguo solo il Venezia FC. Sono un grande fan della loro direzione artistica. Uniscono cultura e calcio. Sul loro Instagram ci sono quasi più foto della città che della squadra di calcio, ma lo adoro perché lo fanno con talento! E penso che questo sia il primo club che usa ancora un po’ di fotografia analogica. Il resto dei club, mi sembra, non ha preso la svolta “Instagram”.

Quali sono i tuoi obiettivi professionali a breve termine? Andrai a Qatar 2022 o alle prossime Milan Fashion Week?

Beh, ho così tanti sogni che riguardano la fotografia…Sicuramente coprire la prossima edizione della Coppa del Mondo sarebbe uno degli obiettivi massimi, così come altre eventi come Europei, Copa America, Coppa d’Africa e la finale di Champions League, che però hanno ingressi limitati. Mi piacerebbe fotografare in Giappone, Sud Africa, Mongolia, Argentina, ovunque: questo è solo l’inizio della mia carriera come fotografo. Se dovessi scegliere un torneo da guardare sarebbe la Coppa del Mondo, uno stadio in cui entrare La Bombonera, una città da conoscere Los Angeles e uno Stato da esplorare la Namibia.