L’evoluzione stilistica di Julian Nagelsmann

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Il calciomercato degli allenatori tedeschi è iniziato mesi prima della fine della stagione: il Borussia Dortmund ha scelto Marco Rose, l’attuale tecnico del Borussia Mönchengladbach che a sua volta ha già ufficializzato Adi Hütter, coach dell’Eintracht Francoforte. Dopo la notizia della separazione tra il Bayern Monaco e Hansi Flick è arrivato l’annuncio che riguarda Julian Nagelsmann, che siederà sulla panchina dei bavaresi a partire dal prossimo luglio. Non c’è molto da stupirsi se il giovane tecnico del Lipsia abbia scelto il Bayern Monaco, che negli ultimi anni è divenuta la meta preferita da molti calciatori della Bundesliga per la definitiva consacrazione professionale, anche se il suo trasferimento ha fatto discutere molto visto quanto ha sborsato la squadra campione di Germania (circa 25 milioni di Euro) per ottenere la sua firma, la cifra più alta di sempre mai spesa per ingaggiare un allenatore.

Nonostante la sua giovane età, trentatré anni, abbiamo imparato a conoscere Nagelsmann a partire dal 2016, quando a sorpresa gli venne affidata la gestione della prima squadra dell’Hoffenheim. La seconda tappa della sua parabola sportiva è stata Lipsia, appunto, dove tra un record di precocità e un altro si è consacrato come uno dei manager più interessanti d’Europa portando il club in Champions League e poi trascinandolo addirittura in semifinale. Oltre ai suoi indiscutibili meriti sportivi, doppiamente prestigiosi considerando l’anno di nascita 1987, Nagelsmann è riuscito a mettersi in mostra anche per i suoi outfit assolutamente mutevoli indossati nel corso delle sue prime quattro stagioni in carriera. Provando a ricostruire le caratteristiche principali del suo stile, infatti, l’elemento di continuità nelle sue scelte è proprio nella sua alternanza, anche cromatica, e per l’assenza di un filo conduttore da partita a partita: gli abbiamo visto indossare abiti eleganti, tute, smanicati, camicie a quadri tirolesi, cravatte, gilet, giacconi colorati, long coat di wengeriana memoria, ma anche qualche capo firmato come il giubbotto Stone Island indossato con o senza badge e t-shirt di Hugo Boss. Insomma, praticamente di tutto.

Il peggio di sé è stato sicuramente offerto in occasione delle serate europee, durante le quali è stato capace di scegliere degli accoppiamenti improbabili, per non dire di cattivo gusto. In occasione della recente sfida ad Old Trafford contro il Manchester United, ad esempio, il suo outfit è riuscito a fare discutere parecchio soprattutto sui social, e forse ad indignare maggiormente del 5-0 rimediato contro la squadra inglese. Nel post partita l’allenatore tedesco, incalzato dalle domande di Sky Deutschland (“Quindi il tuo vestito non entrerà nel tuo guardaroba come una giacca fortunata…”), ha schivato le critiche ammettendo candidamente che non è solito prestare molta attenzione ai vestiti da indossare, scegliendo quello che gli capita (“Non parlate così tanto dei miei vestiti. Indosso quello che mi piace. Sono un allenatore di calcio, non un modello.”). Al contrario di quanto affermato in passato da alcuni giornali come Bild, che lo aveva definito un hipster, questa è la conferma che il suo stile è appunto non averne uno di riferimento.

Le decisioni sartoriali degli allenatori mi hanno affascinato a lungo. Potrebbe essere perché vivo in Germania, così vicino alla Bundesliga, un campionato pieno di scelte di moda gloriosamente diverse. Forse è legato al fatto che gli anni 2010 sono stati un’epoca d’oro che ha visto gli allenatori liberarsi dei due modelli sartoriali – giacca e cravatta o tuta – che avevano dominato la linea di confine del calcio per un’eternità. È emersa una nuova generazione di allenatori, pronti a sfidare le filosofie calcistiche tradizionali e le norme della moda. Nagelsmann è l’avatar di questo cambiamento.

Ryan Hunn su The Ringer

In parallelo a quella da allenatore, negli anni però si riscontra una certa evoluzione, se non altro un deciso upgrade in termini di estetica. Dal Nagelsmann che si presenta a Brema in blue jeans e giubbotto di rappresentanza alla sua prima di sempre in Bundesliga, al Nagelsmann che sfoggia un parka UNDERCOVER x Nike Red Fishtail Logo Print disegnato da Jun Takahashi o una giacca NikeLab ACG GORE-TEX®.

In realtà non è un caso e neanche una sua iniziativa al 100%, visto che nel settembre del 2020 Nagelsmann ha firmato con Nike, diventando di fatto il primo allenatore di calcio sotto contratto con il brand di Beaverton. Una scelta facilitata anche dal fatto che il colosso americano avesse in mente di includere il Lipsia tra i suoi elite teams, e che segue quella dei due competitor PUMA e adidas, che invece avevano puntato rispettivamente su Pep Guardiola e sul connazionale Jürgen Klopp. Il suo rapporto con Nike però adesso apre un grosso scenario di incompatibilità, visto che il Bayern Monaco è fortemente legato ad adidas: già qualche anno fa erano sorti degli scomodi attriti tra alcuni tesserati del club (Jerome Boateng e Mario Götze) colpevoli di aver indossato delle scarpe o degli indumenti griffati Nike, e di recente il problema si era riproposto dopo l’acquisto di Leon Goretzka, testimonial di lunga data proprio del marchio statunitense.