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L’identità è una cosa seria – intervista a Ele A

Articolo di

Claudio Pavesi

Quello di Ele A è uno dei nomi più freschi in circolazione. L’artista svizzera sta generando molte attenzioni tra gli appassionati che l’hanno seguita in un tour estivo che ha toccato la sua terra natia, la Svizzera, e soprattutto quella di adozione, l’Italia. La giovane rapper ha ricevuto anche tantissimo interesse dagli addetti ai lavori, al punto da aver già collaborato con artisti quali Guè, DJ Shocca e Villabanks.

A testimoniare l’ascesa di Ele A è il fatto che sia diventata l’headliner di New Attitude, il format ideato da Santeria in collaborazione con adidas Originals focalizzato sul dare un palco d’eccezione agli artisti emergenti, quelli che più stanno lasciando un segno. Abbiamo incontrato l’artista di Lugano al flagship store milanese di adidas per conoscerla meglio, capire il suo percorso, i suoi punti di riferimento e le sue aspirazioni.

Classe 2002, Ele A ha studiato violoncello per anni, salvo poi innamorarsi dell’hip hop a 360 gradi, dalle bare all’estetica. Proprio dalle sue parole abbiamo voluto comprendere quanto la musica classica l’abbia aiutata, quanto sia difficile bilanciare citazioni alla cultura popolare svizzera, ma anche molto altro: la passione per il cartone animato Pingu e la sua tecnica per non andare in ansia durante i concerti. «La musica classica mi è servita per capire che ci vuole dedizione. Se vuoi avere successo nella musica classica ne devi fare di pratica. Mi ha anche aiutato molto per abitarmi al contesto dei live: sai quanti saggi davanti a persone disinteressate ho dovuto fare? Mi ha tolto la paura di andare sul palco. Per affrontare l’ansia del live ho ricevuto anche un grande consiglio: “quando sei tesa, immagina che le persone in fronte a te siano verdure”. Io mi sono sempre immaginata il romanesco. Hai presente?». La peculiarità nella scelta della verdura fa facilmente capire quanto particolare sia la figura di Ele A, quantomeno fuori dalla norma.

Persino i riferimenti citati da Ele A nei pezzi sono particolari, dovuti anche alla crescita in Svizzera: «vengo da un luogo di frontiera, molto frammentato, quindi una cultura come quella hip hop non si propaga così facilmente. Quando mi rapporto con altri artisti italiani, ma anche amici o fan, mi rendo conto che tutti i riferimenti sono diversi, persino i cartoni animati. Cerco sempre di bilanciare i riferimenti nazionalpopolari e quelli più tipici di Lugano, senza mai essere criptica però».

Non solo Ele A ha interesse per l’hip hop, ma anche per il vintage e per un periodo che non ha realmente vissuto: «ho un magnetismo per quella cultura e per tutto ciò che ci ruota attorno. Il fatto di essermi appassionata a un certo tipo di rap, quello più retrò, mi ha legata anche a quegli elementi che compongono quel periodo, per questo mi vesto oversize, cito cose come i vecchi Nokia o Pingu. Quanto mi piace Pingu». Proprio il profilo estetico di Ele A è il prossimo argomento di conversazione: «i vestiti che mi hanno sempre fatto sentire a mio agio sono quelli più baggy. Negherei se ti dicessi che non ho mai indossato pantaloni skinny, ma d’altronde anche io ho avuto il mio momento in cui necessitavo di accettazione. Appena ho capito che la cosa più importante era sentirsi sé stessi, ho iniziato a vestirmi baggy, lo stile che più mi rispecchia».

Ele A si esibirà live alla prima delle due serate di New Attitude, dove, nell’arco di questa speciale due giorni, affiancherà anche altri interessanti nomi del panorama rap e indie quali Fluente, Bluem, D’Amore, Teseghella, Centomilacarie, Il Mago del Gelato, Tripolare, Giovanni Ti Amo, Assurditè, Lina Simons e Caro Wow.