Fashion

Lo stile di Spike Lee spiegato in 10 outfit iconici

Articolo di

Leonardo Brini
Photo: Getty Images

Il mondo del cinema e quello della moda sono indissolubilmente legati e se risulta difficile stabilire quale sia il look più iconico di un personaggio del grande schermo, non ci sono dubbi nel definire Shelton Jackson Lee il regista più stiloso di sempre. Da più di trent’anni, Spike Lee ha travolto l’ambiente elitario e dorato di Hollywood con il suo carattere pungente e le tematiche sociali spesso scomode: ciò che più lo contraddistingue, però, sono i suoi outfit, che nulla hanno a che vedere con i classici look “in bianco e nero” delle star. Fin da bambino legato alle strade e al folklore di Brooklyn, Spike Lee è stato in grado di trasformare le sue origini nel proprio punto di forza, portando agli occhi del mondo la cultura black e underground di New York. Infatti, mentre i suoi film ruotano spesso intorno ai problemi di razzismo e affermazione personale della popolazione afroamericana, il regista si è sempre impegnato ad ampliare la conversazione al di fuori delle pellicole e le sue scelte di stile sono solamente uno dei diversi mezzi che ha usato per farlo. Dal cappellino New-Era dei New York Yankees alla maglia di Jack Roosevelt Robinson dei Los Angeles Dodgers, l’eccentrico e coloratissimo guardaroba di Lee rappresenta un tributo alla storia della comunità nera, qui riassunto in 10 outfit iconici

MARS BLACKMON in “SHE’S GOTTA HAVE IT” (1986)

Per il suo lungometraggio d’esordio, “She’s Gotta Have It”, Spike Lee non si limitò solamente a ricoprire il ruolo di regista ma fu anche produttore, montatore e, soprattutto, attore nel ruolo di Mars Blackmon. Il successo fu immediato e il personaggio di Mars, perfetta rappresentazione dei B-Boys degli anni ‘80, si trasformò in un alter ego di Lee. Giganteschi occhiali 616 firmati Cazal, shorts coloratissimi, t-shirt bianca e canottiera, cappellino da ciclista con la scritta “Brooklyn” e Air Jordan 1 ai piedi: il look metteva insieme, con una nota ironica, tutti gli elementi simbolo della scena underground del tempo e per questo Blackmon divenne subito la bandiera di un’intera generazione. Per contrastare l’ascesa del binomio adidas – Run DMC e sfruttando i numerosi riferimenti a Michael Jordan inseriti nel film, Nike decise di non perdere questa occasione e così, nel 1988, Mars Blackmon passò dal grande al piccolo schermo in qualità di nuovo testimonial della prima Air Jordan 3. I numerosi spot, tutti diretti dallo stesso Lee, che nacquero dalla collaborazione tra il regista e il brand di Beaverton, diedero inizio a una nuova epoca per Jordan e per il mondo delle sneakers in generale. Egli fu in grado infatti non solo di portare una ventata di umorismo tra le campagne pubblicitarie dell’epoca ma anche di elevare il suo personaggio e le Jordan a icona pop, grazie per esempio alla celebre frase “it’s gotta be the shoes”. 

“FIGHT THE POWER” Set (1989) 

Il terzo film scritto e diretto da Spike Lee, “Do The Right Thing”, è considerato ancora oggi il suo più grande capolavoro sia a livello di regia sia per l’attualità delle tematiche trattate, come l’eccesso di violenza da parte della polizia e le tensioni tra le varie comunità di New York. Nel corso del lungometraggio, lo stereo di Radio Raheem riproduce per più di quindici volte la stessa traccia: “Fight the Power” dei Public Enemy, creata appositamente per la colonna sonora del film. Il gruppo rap registrò questo “inno” contro l’abuso di potere su richiesta di Lee stesso e, per non lasciare nulla al caso, il regista decise di occuparsi anche della direzione del video musicale, ricreando una manifestazione politica per le stesse strade che fanno da sfondo alla pellicola. Ed è proprio su questo set che Spike Lee sfoggiò un altro dei suoi look più iconici: denim pants blu, maglia con il motto “Fight the Power” e un’inedita varsity jacket a tema “Do The Right Thing”. Questa giacca, però, non rappresenta un caso isolato: Lee ha infatti da sempre arricchito le riprese dei suoi film con la creazione di un vero e proprio merch, alcuni pezzi del quale rimanevano riservati alla troupe del regista mentre altri venivano poi messi in vendita. Cappellini, t-shirt ma soprattutto letterman jackets, negli anni Spike ha disegnato decine e decine di capi, firmati dalla sua casa di produzione “40 Acres and a Mule”, che rappresentano ora un pezzo di storia del cinema e della cultura afroamericana. La stampa afro e lo schema cromatico della bandiera panafricana (nero, rosso e verde) visti sulla giacca dedicata a “Do The Right Thing” vennero successivamente ripresi da Nike per la creazione della collezione “Jungle Fever” del 1992 che includeva, oltre a ovviamente un bomber con le maniche in pelle, le prime Air Raid ed è inutile specificare chi fu regista e protagonista dello spot televisivo. 

“JUNGLE FEVER” Set (1991) 

Se l’amore di Spike Lee per Brooklyn è noto a tutti, in molti si saranno chiesti per quale motivo un personaggio come Mookie di “Do The Right Thing” nel film indossi la divisa della squadra di baseball Los Angeles Dodgers: la risposta è da ricercarsi nella figura di Jack Roosevelt Robinson, responsabile di aver messo fine a quasi sessant’anni di segregazione razziale in ambito sportivo. Infatti, nel 1947 Jackie fu in grado di rompere la cosiddetta “baseball color line”, diventando il primo giocatore afroamericano a militare nella Major League Baseball dopo un’esclusione delle persone di colore iniziata nel 1890. Il logo dei Dodgers, quindi, non rappresenta più solamente una squadra ma un intero movimento di lotta per i diritti civili, a cui Spike Lee non si è mai tirato indietro. Oltre all’iconica camicia di Mookie, il regista è stato spesso visto indossare capi della squadra losangelina, come sul set del suo film “Jungle Fever” nel 1991. Oltre al bomber di pelle azzurro e beige e i suoi inseparabili occhiali da vista, nelle foto che lo ritraggono intento a dirigere il cast, Lee porta ai piedi anche un paio di Air Jordan V “Metallic”, rilasciate per la prima volta nel 1990 e ispirazione per uno dei modelli ridisegnato da Virgil Abloh trent’anni dopo. 

Festival di Cannes (1991) 

Per la sua seconda volta a Cannes in gara per la Palma d’Oro, Spike Lee non scese a compromessi, portando il suo stile alternativo sulla passerella del festival francese. Egli arrivò infatti alla conferenza di presentazione del lungometraggio “Jungle Fever” indossando un look molto più casual rispetto a quello a cui la stampa era abituata: pantaloni di jeans, polo colorata ma soprattutto cappellino e varsity jacket personalizzate per l’occasione. Per l’ennesima volta, quindi, Lee dimostrò di volersi differenziare dal resto dei presenti ma soprattutto di voler rimanere fedele alle sue radici, nonostante i pregiudizi della critica, per portare avanti il suo messaggio di inclusione e per rappresentare una parte di popolazione che veniva da sempre esclusa e mal vista. Dopo questa apparizione ufficiale, il merchandising creato dalla “40 Acres and a Mule” si trasformò in leggenda e le giacche di pelle di Lee divennero le più ambite dai giovani di tutto il mondo. Negli anni furono numerose anche le celebrità che decisero di schierarsi, indossando proprio questi capi, dalla parte del regista per diffondere i suoi ideali: da Michael Jordan e Shaquille O’Neal a Chris Brown. I vestiti e gli accessori creati per il lancio del film “Malcolm X” (1992) furono quelli che meglio rappresentavano una posizione politica e, per questo, i più apprezzati. 

Yankees Stadium, Bronx (1998) 

Se Spike Lee è sinonimo di New York, non può non esserlo anche di “Yankees”. Da grande appassionato di sport e di moda, il regista ha unito questi due suoi lati in un unico accessorio, trasformandolo nell’emblema del suo stile e non togliendoselo mai: il baseball cap di New Era. Come spesso aveva già fatto nella sua carriera cinematografica, egli non si limitò semplicemente a indossare il cappellino ma fu in grado di iniziare una rivoluzione. Per le World Series del 1996, infatti, Lee contattò direttamente il ceo di New Era Chris Koch per farsi realizzare un pezzo unico in una nuova colorazione rossa da abbinare alla giacca della squadra, abbandonando per la prima volta il blu, colore ufficiale del team. Da quel momento, la richiesta fu incredibile e tutte le squadre della MLB cominciarono a produrre i propri cap in tutti i colori possibili, portando le vendite e l’hype alle stelle. Ma il contributo di Lee nel reparto creativo di New Era non si fermò al ’96: il leggendario cappellino rosso, indossato dal regista anche negli anni successivi abbinandolo per esempio a una giacca ACG x Nike, venne infatti riproposto nel 2014 in un’edizione speciale in pelle, chiamata “Heritage Series 1996”, mentre nel 2019 egli venne incaricato di celebrare i 27 titoli nazionali degli Yankees con una collezione di sette cappellini commemorativi. 

Madison Square Garden 

Come Mars Blackmon, Spike Lee è un fanatico del basket, ma soprattutto dei New York Knicks. Fin dagli anni ’80, la prima fila del Madison Square Garden ha infatti sempre avuto un seggiolino speciale riservato al regista che raramente si è assentato dalle partite giocate in casa dalla sua squadra preferita. Oltre ad alcuni momenti che ben riassumono il carattere combattivo e la foga di Lee, come lo storico diss con Reggie Miller nel 1994 o il più recente sfottò di Anthony Davis, ciò che più colpisce del suo amore per la squadra sono i look a bordo campo. Dalle tradizionali canottiere arancioni abbinate a cappelli di pelliccia fluorescente al suo inscindibile asciugamano, a ogni match ci ha regalato outfit indimenticabili e stravaganti, tanto da essere considerato da molti la “mascotte” della squadra. Oltre alla possibilità di disegnare il suo modello di Air Jordan (le Spiz’ike) che spesso indossa al MSG, la passione per la pallacanestro lo portò addirittura a trasformare il videogioco “NBA 2k16” in un “Spike Lee Joint”, sostituendo la versione “MyCareer” con un vero e proprio film che ripercorre la vita dei personaggi dalla scuola all’NBA. 

CHI-RAQ Premiere, New York City (2015) 

Come già dimostrato, gli outfit scelti da Spike Lee non si limitano a obbedire alle tradizionali regole fashion ma vengono arricchiti da elementi nascosti per trasformarsi in vere e proprie dichiarazioni politiche. Con questa prospettiva, uno dei look più potenti e audaci è sicuramente quello indossato in occasione della prima newyorkese del film “Chi-Raq”: per l’occasione, il regista optò infatti per una giacca arancione marchiata Stone Island, trackpants neri Nike e un paio di Nike Zoom Superdome Boot. Se al primo sguardo il look può sembrare solamente anticonvezionale e appariscente, l’obiettivo del regista era in realtà molto più complesso. Egli voleva infatti dimostrarsi parte attiva del movimento “WearOrange”, il quale si batteva contro l’uso di armi da fuoco e per ricordare le vittime di violenza armata: il simbolo di questa lotta era appunto l’utilizzo di abiti arancioni, come fanno i cacciatori per avvertire della loro presenza. La windbreaker jacket, quindi, contiene in sé un messaggio caro al regista, a tal punto che subito dopo la presentazione del film egli decise di partecipare a una parata di protesta per le strade di New York organizzata proprio da quel collettivo che lo aveva ispirato. 

Festival di Cannes (2018) 

Dopo diversi anni di assenza nella lista dei film in lizza per la palma d’oro, Spike Lee tornò a Cannes nel 2018 con il suo ultimo film “BlackKklansman”. Oltre al successo della pellicola che gli garantì la vittoria del “Grand Prix”, Spike fece parlare di sé per le dure dichiarazioni contro l’allora presidente Trump e il suo look da red carpet fu un ulteriore modo per mandare un messaggio ben chiaro a “Agent Orange” (così Spike Lee e Busta Rhymes chiamavano Donald Trump). All’opulente giacca in broccato verde, blu e arancione il regista decise di abbinare tre accessori estremamente significativi: un “power beret” in pelle nera (ovviamente con il logo del film) simbolo delle Black Panthers, gli anelli “Love” e “Hate” indossati da Radio Raheem in “Do The Right Thing” e un paio di Air Jordan 1 custom bianche e nere con la scritta “POWER TO ALL THE PEOPLE”. Così come il film raccontava della lotta ad alcune cellule ancora esistenti del Ku Klux Klan agli inizi degli anni ’70, Spike Lee dichiarò con tre semplici elementi che la battaglia non era ancora terminata e che la piaga del razzismo continuava a diffondersi. 

Academy Awards (2020) 

Nel suo percorso fashion, Spike Lee si è impegnato anche a ricordare alcune delle personalità chiave della storia del popolo afroamericano e il tributo più commovente e sentito arrivò sulla passerella degli Oscar’s 2020. Durante la premiazione, il regista volle rendere omaggio alla vita e al talento di Kobe Bryant indossando uno smoking Gucci viola e giallo personalizzato con il numero 24. Oltre a un paio di occhiali abbinati creati dal designer Jacques Durand, Lee completò l’outfit con un paio di Kobe 9 Elite “Strategy”, ricordando non solo la personale stima e amicizia tra i due (Spike si occupò della direzione del documentario “Kobe: Doin ‘Work” di ESPN nel 2009) ma anche l’immenso contributo che egli portò al mondo del basket. 

Festival di Cannes (2021) 

Nel Luglio 2021, Spike Lee è diventato il primo regista nero a guidare la giuria del Festival di Cannes e quale occasione migliore per collaborare con Virgil Abloh, il primo designer afroamericano a capo di una maison di lusso? Il duo creativo ha quindi unito le forze per creare tre look memorabili, immediatamente diventati virali. Primo fra tutti, sia a livello cronologico sia per il successo riscosso, è stato l’abito doppiopetto fucsia abbinato ai classici occhiali “1.1 Millionaires” con lenti specchiate. Visto per la prima volta in una versione monopetto sulla passerella della collezione primavera/estate 2020, il completo rosa shocking è diventato uno dei capi più eloquenti della direzione creativa di Virgil Abloh da Louis Vuitton, tanto che è stato riproposto in diverse collezioni e rappresenta quindi un momento leggendario per la storia della moda contemporanea. A celebrare il successo personale del regista per la sua nomina a capo-giuria ci ha pensato invece Jordan Brand che ha creato per Lee un paio di Air Jordan 1 in camoscio e pelle bianca, rossa e blu (i colori della bandiera francese). Tra i dettagli fondamentali spiccano poi i due ricami sulle linguette: uno raffigurante una foto di Mars Blackmon con un nuovo cappello dalla scritta “Cannes”, l’altro con l’immagine di Spike Lee agli Oscar 2020 e la scritta “Festival de Cannes – Jury President”.