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Lo strano rapporto tra la Cina e i parchi acquatici

Articolo di

Andrea Mascia

Un video emerso sulle piattaforme più in voga del momento come Instagram e TikTok ha colto di sorpresa gli spettatori: migliaia di bagnanti galleggianti all’interno di ciambelle gonfiabili intenti a rinfrescarsi nella piscina del parco acquatico di Daqing. È bastato un video come questo per far crescere una certa curiosità riguardo le modalità di svago proprie della cultura popolare cinese. Potrà sorprendere, ma quella che ritrae persone ammassate in acqua è una scena di ordinaria amministrazione in alcune località cinesi.

Nonostante la Cina conti attualmente circa 1000 parchi acquatici, sembra che le strutture in questione siano ancora troppo poche – o troppo poco capienti – per contenere una popolazione di un miliardo e mezzo di abitanti che ogni settimana ha il desiderio di svagarsi dopo gli estenuanti ritmi lavorativi. Una delle principali modalità per scaricare la tensione è proprio quella di recarsi in massa in enormi parchi acquatici, attività che ha oggigiorno definito una vera e propria “Holiday Culture” cinese. Riguardo la cultura vacanziera del paese asiatico, sul web c’è uno straordinario reportage di Sim Chi Yin che spiega come per le famiglie meno abbienti, le cosiddette “local holidays”, che passano appunto per i parchi acquatici, siano l’alternativa più abbordabile in termini economici: nonostante il benessere economico in Cina sia aumentato notevolmente nel corso degli ultimi anni, molte famiglie non possono ancora permettersi di percorrere migliaia di km per trascorrere interi weekend in luoghi di vacanza.

Le immagini in questione hanno creato scalpore, ma in Cina scene di questo genere non sono assolutamente nuove. Già il 30 luglio 2017 erano emerse delle foto che ritraevano scene dell’Hot Go Park di Fushun molto simili a quelle recenti dell’Heiyu Lake Water Park. L’affluenza (esagerata) del parco acquatico localizzato nella provincia di Liaoning trova risposta in una delle principali attrazioni di quel luogo, ovvero la Tsunami Wave Pool, piscina in grado di generare onde artificiali che raggiungono un’altezza massima di tre metri.

Il parco divertimenti di Fushun – caratterizzato da un castello che prende palesemente ispirazione da quello Disney – è solamente uno degli innumerevoli parchi acquatici all’aperto del paese mandarino, ma la Cina è conosciuta anche per la vastissima moltitudine di water park al chiuso. Ad esempio, il Water Cube di Beijing è uno dei più celebri grazie al suo modernissimo e riconoscibile design: la struttura a nido d’uccello è stata realizzata in occasione dei Giochi Olimpici di Beijing del 2008, ma dopo il celebre evento sportivo è stato adibito a parco acquatico pubblico che si estende fino a 130.000 mq.

Insomma, il design futuristico del Water Cube si distacca totalmente dall’Hot Go Park e dal Heiyu Water Park, eppure il suo scopo è lo stesso: offrire svago e distrazioni a una popolazione che continua a crescere a dismisura. La lontananza dalle nostre abitudini, però, è qualcosa che non si ritrova soltanto in questo fenomeno.

Al di fuori dei water park, anche le spiagge della costa di Qingdao bagnata dal Mar Giallo, sono state scenario di immagini fuori dal comune. È proprio lì che sono stati “avvistati” i cosiddetti facekini, maschere realizzate in lycra molto simili a balaclava che proteggono i bagnanti dalle forti ondate di calore. La questione del facekini fa intendere molto delle abitudini dei cittadini dell’upper class cinese, che, tendenzialmente, preferisce conservare un colorito della carnagione molto chiaro, in quanto la pelle scura è associabile alla figura di coloro che svolgono per molte ore al giorno mansioni sotto i raggi del sole.

Come precisato precedentemente, i parchi acquatici in Cina sono davvero tanti, e con il periodo invernale che incombe, molti di essi finiscono in disuso per lunghi periodi, acquisendo un aspetto quasi spettrale per poi prepararsi alla stagione più calda, diventando la comfort zone delle staycation cinesi. Dalla nostra prospettiva, quei parchi non hanno ben nulla di rassicurante e sono l’esatto contrario di ciò che è definibile come posto ricreativo e rilassante.