Fashion

Lo streetwear in Belgio – Intervista a Bertony Da Silva

Articolo di

Andrea Mascia

Alla Fashion Week di Parigi abbiamo visitato lo showroom allestito dal marchio fondato dal designer portoghese Bertony Da Silva, Arte Antwerp, per dare un’occhiata alla nuova collezione e per scambiare due chiacchiere per capire, fino in fondo, tante curiosità su un brand urban che ha la peculiarità di essere nato in un Paese con un eredità fashion molto importante alle sue spalle.

Come hai deciso di fondare Arte Antwerp?

Sentivo il bisogno di creare una piattaforma, un luogo dove poter esprimere liberamente i diversi interessi che ho sempre avuto. Sono laureato in graphic design, ma sono sempre stato attratto dall’arte e dalla moda: grazie ad Arte Antwerp tutto ciò riesce a comunicare. Il marchio è anche l’espressione della mia visione, e attraverso essa riesco a colmare un vuoto, infatti, quello che fa Ante Antwerp, anche dal punto di vista grafico, fino a qualche anno fa non esisteva sul panorama belga.

Com’è stato crescere e affermarsi in un ambiente che, lato fashion, è generalmente conosciuto per i Big Six di Anversa?

Beh, indiscutibilmente stimolante, direi una vera e propria sfida. È stato incredibile il fatto di riuscire ad affermarsi in un background in totale antitesi con il dna del mio brand. Poi da un lato è stato anche semplice, perché non c’era un punto di riferimento nello streetwear qui in Belgio, specialmente ad Anversa.

Dopo la creazione di Arte Antwerp, hai dovuto affrontare qualche sfida per rendere conosciuto il marchio?

Le difficoltà in realtà ci sono state prima, nel momento in cui ho realizzato quello che volevo fare. Non ho mai fatto un internship, mi sono buttato a capofitto in questo nuovo viaggio che è stata – per l’appunto – la creazione di Ante Antwerp. È stato difficilissimo perché ho voluto capire da solo cosa significasse dar vita ad un prodotto partendo da zero, mi sono impegnato sin da subito per capire come funzionasse la produzione dei capi. Ora però ce ne sono altre perché ci stiamo prefissando altri step, come quello di diventare affermati globalmente e non sarà assolutamente facile fare questa scalata.

E ora che il brand è conosciuto, quanto è importante secondo te creare una connessione con altre realtà?

È importantissimo, affinché abbiano un senso! Tutte le persone o le realtà che sono vicine ad Ante Antwerp, che siano calciatori o DJ, sono in qualche modo legate a noi, perché si tratta di figure effettivamente affini e credibili. Quindi in fin dei conti, connettersi con realtà e figure a noi circostanti è fondamentale, come lo è anche il fatto di risultare credibili quando lo si fa.

Una delle connessioni che è nata più di recente è stata quella con l’Anderlecht, per la realizzazione del loro terzo kit da gara, com’è successo tutto?

Si tratta di uno dei club di calcio più iconici della storia del Belgio. Condividiamo gli stessi valori, come ad esempio quello dell’inclusività, che è stato sufficiente per far sì che il dialogo tra le due parti potesse avvenire. Inoltre loro, esattamente come noi, investono molte forze nella creazione di una community. Per quanto riguarda il lato creativo, la realizzazione dei kit è stata molto complicata. Ha richiesto molto tempo, c’è stato un lungo processo di ricerca perché abbiamo dovuto capire – in primis – come fossero fatto nel passato l’Anderlecht per poterlo poi reinterpretare in chiave contemporanea, e ci siamo riusciti.

Possiamo aspettarci nuove collaborazioni in ambito calcistico da Arte Antwerp in futuro?

Non abbiamo nulla di pianificato, ma certamente sì. Abbiamo tantissimi progetti in mente. Moda e calcio si stanno unendo sempre di più grazie ai co-branding, però è importante capire come il calcio – e in particolare i calciatori – influenzano il mondo del fashion già da tempo. Ora sono arrivati i social media, e tutti se ne stanno rendendo conto, questa è la differenza, e ciò ha permesso anche che il mondo del fashion si accorgesse di conseguenza di un “nuovo” pubblico.