Il repertorio stilistico del Genoa durante l’era Preziosi

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Da anni Enrico Preziosi aveva ufficialmente messo in vendita il Genoa e, dopo decine di presunti interessamenti e trattative mai veramente decollate, l’ormai ex presidente del Grifone ha ceduto la società ligure a 777 Partners, l’ennesimo fondo di investimento americano apparso all’improvviso nel panorama calcistico italiano. Seppur sconosciuta ai più, non si tratta di una società effettivamente nuova per chi segue le vicende societarie dei club europei, visto che già nel 2018 era riuscita ad acquistare delle quote del Siviglia dimostrando di voler puntare, oltre che su tecnologia, servizi finanziari e aeronautica, anche sullo sport. Per i tifosi genoani si è trattato di una rivoluzione non da poco, visto che Preziosi, subentrato nel 2003 quando il club era appena scivolato in Serie C, verrà ricordato come il patron più longevo della storia rossoblù con i suoi 18 anni di presidenza.

Contestazioni del pubblico genoano contro il patron Enrico Preziosi, a Marassi

Si è trattato di un periodo a dir poco vertiginoso, che ha visto il Genoa passare rapidamente dai campi di Pizzighettone, Lumezzane e Fermana fino a quelli della vecchia Coppa UEFA, sfiorando per ben due volte il piazzamento in Champions League al termine delle stagioni 2009/2010 e 2014/2015, concluse rispettivamente al quinto e sesto posto. Insieme alle gioie per le giocate di alcuni campioni passati da Marassi, durante la presidenza Preziosi i tifosi hanno però conosciuto più volte la sofferenza prolungata tipica delle squadre impegnate ad evitare la retrocessione, uno spettro che si è presentato sempre più spesso nel corso delle ultime travagliate stagioni, quelle delle continue rivoluzioni tecniche e dei numerosissimi cambi di allenatore, ben 18 durante tutto questo arco temporale.

Giuseppe Sculli festeggia dopo il gol del 3-2 contro il Lille, in pieno recupero

Oltre che dai calciatori e dai risultati ottenuti, la storia recente del Genoa passa però anche dalle varie mutazioni stilistiche, non tantissime se pensiamo alla rigidità con cui, anno dopo anno, sono stati concepiti l’home e l’away kit della squadra. Nonostante la volontà di non stravolgere assolutamente le maglie da gioco rimanendo ben ancorati ai modelli e alle colorazioni previste sin dal lontano 1901 (rosso granata nella parte destra e blu scuro in quella sinistra con risvolti bianchi la maglia casa, in onore della Regina Vittoria appena morta; bianca con una banda orizzontale rossa e blu la maglia trasferta), nel corso degli ultimi 18 anni ci sono state alcune significative introduzioni che vale la pena ricordare e molte casacche di cui probabilmente non ricorderete l’esistenza.

La maglia celebrativa per i 120 anni del Grifone realizzata da Lotto, nel 2013

Sono almeno tre i motivi per cui la maglia home della stagione 2003/2004, quella realizzata da Erreà con sponsor Costa Crociere, viene considerata tra le più memorabili della lunga tradizione genoana: è la prima dell’era Preziosi; è la prima indossata da Diego Milito, arrivato a gennaio quando il Genoa stava disputando con parecchie difficoltà il campionato di Serie B; è stata rivisitata per celebrare il compleanno numero 110 del club con una produzione speciale, in lanetta, a maniche lunghe e con l’inedito colletto coi lacci. A questo speciale anniversario seguirà poi quello dei 120 anni dalla fondazione del club, anche quello festeggiato appositamente con un kit ispirato al passato e realizzato da Lotto, nel 2013.

Il Genoa schierato con un inedito kit rossoblù

Come già sottolineato, la maglia home ha sempre mantenuto un’identità ben precisa che non è stato mai possibile alterare nel corso degli anni, subendo soltanto l’avvento degli sponsor: dopo Erreà si sono susseguiti Asics, Lotto e infine Kappa; mentre sul petto, dopo Costa, i più significativi sono stati Eurobet, Gaudi, Izi Play e Giocheria. Qualche piccola eccezione ha riguardato invece la maglia away: nel corso delle stagioni 2005/2006 e 2013/2014 è stata quasi totalmente bianca a richiamare le origini del club, senza banda orizzontale, mentre nel 2019/2020 la fascia è diventata verticale, in modo assolutamente inedito rispetto al passato.

Le eccezioni più particolari hanno tutte a che fare con le terze maglie: nel 2008/2009 il Genoa adottò un kit a righe verticali bianche e blu navy, l’anno seguente una camiseta albiceleste ispirata a quella della Nazionale argentina, mentre nel corso del decennio scorso la squadra ligure ha indossato sempre più spesso un kit con i soliti colori sociali ma combinati diversamente: maglia blu e pantaloncini rossi. Quello del 2015/2016 è tra i più iconici perché si tratta di un omaggio alla maglia del primo dei nove scudetti vinti, quello del lontano 1898, e anche perché c’è la croce di San Giorgio sul petto al posto dello stemma tradizionale. Non si tratta dell’unica volta in cui il Genoa ha scelto di utilizzare un crest diverso e di rendere omaggio alla propria città esaltandone uno dei simboli: nel 2020 la Croce fu la protagonista dell’intero pattern della maglia mentre quest’anno è stata nuovamente utilizzata sul kit grigio pietra per celebrare la Lanterna.

Le maglie da portiere del Genoa, stagione 2015/2016, esplicitamente ispirate alla città ligure

Sempre rimanendo sul tema delle connessioni tra la squadra, la città e il territorio, meritano un appunto le maglie da portiere della stagione 2015/2016, realizzate da Lotto: in tutte le tre versioni, infatti, è evidente il collegamento della maglia con l’elemento acqua e con la Lanterna, un modo per renderle inconfondibili.