Marcelo vs. Brozo – alla scoperta di Brozović

Articolo di

Claudio Pavesi

Foto and Art direction

Mattia Guolo

Stylist and Production coordinator

Sara Latella

Stylist assistant

Noemi Baris

Stylist assistant

Donatella Capobianco

Light assistant

Jacopo Peloso

Digital assistant

Filippo Ragone

MUA and hair

Nicole Berardi

Runner

Greta Scarselli

Marcelo Brozović è un giocatore che comunica tanto sui social: è ironico al punto da aver creato dei meme su sé stesso, come ad esempio il coccodrillo e il gesto con la mano poi rinominato Epic Brozo, condivide momenti con i compagni di squadra e con la sua famiglia. Ma in realtà conosciamo davvero Marcelo Brozović? Il calciatore nerazzurro è protagonista di una vita pubblica molto particolare perché sempre in vista, ma contemporaneamente all’oscuro da occhi indiscreti. Non sappiamo quali siano gli hobby di Brozović, cosa voglia fare dopo il ritiro, che musica ascolti, cosa gli dia fastidio, cosa lo mandi in ansia o cosa gli piaccia indossare. Marcelo riesce a vivere una doppia vita perfetta, fatta di privacy e visibilità, oscurità e protagonismo. Tutto questo non è facile, specie in una città come Milano, un luogo che ormai lo ospita dal 2015, da quando aveva appena 23 anni. «Milano è il top! È molto simile a Zagabria. È un posto tranquillo ma in più sei in Italia!»

Full look Diesel.

Marcelo ormai è integratissimo con la città ma, come detto, non si vede tanto in giro. Il suo è un mondo piuttosto chiuso, segno anche di un cambiamento e di un’evoluzione. «Nel 2015 ero un ragazzino, avevo voglia di fare autografi, di stare in mezzo alle persone. Ora sono un papà e quando sei un papà, tutto cambia. Non mi piace il fatto che spesso le persone vedano in me qualcuno da cui ottenere qualcosa. E non parlo dei tifosi, sia chiaro. Con loro è sempre amore e gratitudine. Se mi cercano per un selfie o un autografo, li faccio sempre con piacere. Il problema invece è quando incontro persone nuove e mi propongono qualcosa, è perché vedono Brozo e non Marcelo… Mi capisci?». Perché la vita del calciatore è complessa, specie nella sfera pubblica. Paradossalmente la cosa più facile è proprio il calcio. È tutto ciò che ci gira attorno a fare la differenza: la pressione, il giudizio, gli occhi e le voci di milioni di persone, gli sponsor e molto altro. Per questo, quando si parla insieme a un atleta dei propri colleghi, tutti manifesteranno la propria ammirazione non necessariamente per quelli con le statistiche più impressionanti, ma per quelli più longevi e costanti, specie in un mondo fatto di competizione sempre più incentrata sul potenziale e sulla futuribilità dei giovani. L’aspetto psicologico del calciatore non è una banalità, specie per chi ha sempre frequentato una piazza caldissima come Milano, per questo non è difficile pensare che la riservatezza e la famiglia possano essere degli ottimi punti fermi su cui contare. 

«Ad essere sincero, non sono un amante del gossip e delle chiacchiere. Quando diventi un personaggio pubblico, gli amici in realtà sono meno di quanto si possa immaginare, ed è per questo che la mia squadra e la mia famiglia sono sempre al primo posto. Posso dire di essere un “uomo di casa”. Mi alleno tutti i giorni, poi ho voglia di star tranquillo sul divano a guardare la tv con i miei figli. Finiti gli allenamenti, spesso vado a prenderli a scuola e quando è bel tempo li porto a giocare fuori casa al parco. Ah, sono anche un amante del tennis e delle freccette». Ecco che si inizia a capire cosa piace a Brozović. Pian piano si deve aprire, vanno tolti gli strati che, come ha menzionato proprio lui, ci permettano di conoscere anche Marcelo, non solo Brozo. Insieme alle passioni, va capito però anche ciò che il nerazzurro non sopporta: «Come ti dicevo, non amo il gossip e soprattutto non amo chi vuole starmi attorno soltanto per ottenere qualcosa da me. Anche se ormai ho il fiuto per queste cose. Forse è proprio per questo che spesso preferisco stare da solo e fare una vita riservata».

Foto di sinistra: full look Moncler. Foto di destra: full look Dolce & Gabbana.

La vita fuori dal campo non si limita agli hobby, perché un calciatore sa che la propria carriera non sarà eterna, proprio come si diceva poco fa, e la maturità va compresa e dimostrata anche da come un individuo riesce a gestire un patrimonio non indifferente, rendendo delle passioni un lavoro, proprio come è stato fatto con il pallone. «In molti si chiedono perché noi calciatori decidiamo spesso di investire in altro, nonostante il nostro stipendio. La verità è che anche noi siamo esseri umani e, come tutti, abbiamo anche altri interessi. Ci lasciamo ispirare, siamo curiosi e ci piace sperimentare». E Marcelo non si è mai fermato davanti ai dubbi: ha investito sugli NFT, sui prodotti per corpo, e tanto altro. «Su cosa sto lavorando adesso? Purtroppo, al momento non posso fare dichiarazioni, ma posso assicurarti che anche in questo caso si tratta di qualcosa in cui credo molto e a cui sto dedicando molte risorse». E se tra questi interessi iniziasse a vedersi anche la moda? Nella riservatezza, anche sui social, a cui Marcelo Brozović ci ha abituati, non hanno mai trovato spazio outfit particolarmente appariscenti, ma ciò non vuol dire che nella sfera privata ci sia disinteresse. «Tra gli altri interessi di cui ti parlavo, sicuramente la moda è sempre rientrata tra quelli che volevo coltivare maggiormente. Però ho preferito aspettare l’occasione giusta per esplorare questo mondo totalmente nuovo per me e finalmente quest’occasione è arrivata». D’altronde il calcio guarda sempre di più al mondo del fashion: Moncler sta vestendo proprio Marcelo e i suoi compagni fuori dal campo, Zegna fa lo stesso con il Real Madrid, Dsquared2 col Manchester City, 424 con l’Arsenal, Dior con il PSG, mentre Off-White™ si è associato al Milan in un collettivo di partnership che sta rendendo i calciatori i nuovi modelli. Anzi, ancora di più. Il calciatore oggi è un trendsetter come mai lo è stato, una figura globale che non può limitarsi al campo, non può fermarsi al rettangolo verde. Ora più che mai il calciatore è un influencer, è un simbolo, è un’azienda. Pensiamo allo stesso Brozović: le sue esultanze e la sua gestualità sono parte di un immaginario, sono dei marchi, dei segni di riconoscimento che diventano di facile riconoscibilità anche per chi il pallone non lo segue. Ecco quindi che il famoso coccodrillo, ovvero la posizione sdraiata che Marcelo tiene dietro la barriera durante i calci di punizione, e l’Epic Brozo, a riprendere l’emoji, sono ormai dei brand, dei segni tali da essere parte eternamente di Brozović, tatuati sulla sua pelle: «penso che questo genere di cose nasca in modo molto spontaneo. Forse il bello è proprio questo. Non sei tu a decidere di diventare “unico” e “identificativo”. Lo diventi nel tempo e lo diventi soltanto perché sono stati i tifosi a scegliere. Forse è proprio l’energia che ti trasmettono i tifosi il vero motore di tutto». 

Marcelo Brozović cita spesso il termine “tifosi”. In alcuni casi sembra quasi una parola che lo fa sentire a suo agio, lo riporta in pace. Quando lo dice, la sua espressione cambia, pare più serena. Creare un rapporto così felice con una tifoseria come quella nerazzurra non è banale, ma diventa più facile comprenderne le radici se si pensa a quanto duratura sia questa relazione. Otto anni nel calcio di oggi sono un’eternità, specie se si pensa quanto sia cambiata l’Inter in questo lasso di tempo. Quando Marcelo è arrivato dalla Dinamo Zagabria, contestualmente è arrivato anche Lukas Podolski, sulla panchina c’era Roberto Mancini e il presidente era Erick Thohir. Di quell’Inter sono testimoni solo Marcelo e tre attuali compagni: Danilo D’Ambrosio, Federico Dimarco e Samir Handanovič. Passare dall’essere ottavi allo scudetto ai premi di migliore in campo nelle notti di Champions League, lascia sempre qualcosa dentro. «Quando sono arrivato all’Inter a gennaio 2015, la squadra non lottava per le zone importanti della classifica. Eppure, quelli sono stati mesi che mi hanno aiutato a crescere! Lo ricordo bene il mio primo goal in serie A contro l’Empoli. Negli anni successivi si sono alternati diversi allenatori e finalmente con Mister Spalletti sono riuscito a trovare la mia giusta collocazione nel centrocampo. Sicuramente devo molto a lui. Poi è arrivato Antonio Conte e siamo riusciti finalmente a coronare il nostro sogno: vincere lo scudetto. È stata un’emozione indescrivibile».

Giacca e Maglia Ferrari, Pantaloni Tramarossa, Scarpe Marsell

Oltre a “tifosi”, c’è un’altra parola che modifica la sua espressione facciale, che lo rilassa. Anzi due: Nicolò Barella. «Con Nicolò ho sempre avuto un ottimo rapporto fin dal suo arrivo all’Inter. In campo ci intendiamo alla grande, per me è come un fratello minore». Giusto, il campo. Non abbiamo ancora parlato di campo.

Non si può negare che Marcelo sia diventato negli ultimi anni uno dei centrocampisti più completi ed efficaci della Serie A e del panorama europeo. Brozović è ciò che nello sport americano definiscono un “unicorno” perché diverso dagli altri, soprattutto fisicamente. Il suo corpo è lungo e longilineo, gli arti si estendono in tutte le direzioni come i corsi d’acqua sulle colline, andando in contrasto con il nuovo ideale calcistico che vuole il calciatore sempre più potente fisicamente. «Penso che il calcio sia uno sport in continua evoluzione. Per ricoprire il mio ruolo oggi sono fondamentali tanta corsa e tanta qualità tra i piedi. Bisogna allenarsi duramente e compiere molti sacrifici per mantenere i miei ritmi nel campo. Però ne vale sempre la pena se sono necessari per il bene della squadra». Ora Brozo è appena tornato da un infortunio, non qualcosa di comune per lui, una situazione da gestire in maniera ancora differente rispetto al solito, dal momento che il ritorno a pieno regime avverrà solo in Qatar, in occasione del Mondiale più discusso di sempre. Quattro anni fa la Croazia ha raggiunto il miglior piazzamento della propria storia a un Campionato del Mondo, raggiungendo la finale, un traguardo strepitoso ma che non ha totalmente soddisfatto Marcelo: «Dell’ultimo Mondiale ho un ricordo molto amaro, perché dopo aver fatto un grande percorso con la mia Croazia, non è andata come speravamo contro la Francia in finale. Nonostante ciò sono molto orgoglioso della mia nazionale e darò il massimo insieme ai miei compagni anche in Qatar. Qual è il mio obiettivo? Sicuramente raggiungere una posizione migliore rispetto all’ultimo Mondiale».

Full look Moncler.

Insomma, conoscere Marcelo Brozović non è scontato, né facile. La sua riservatezza si mischia con una sicurezza quasi assoluta nel rispondere alle domande. Capirne gli interessi, gli hobby, le passioni e i dubbi, aiuta a dare una maggiore comprensione di una persona di cui si sa poco, un po’ per la propria natura, un po’ perché forse non gli è mai stato chiesto, semplicemente. Ma quindi, cosa vorrebbe farsi chiedere Marcelo Brozović? «Mmm… Fammi pensare. Probabilmente in realtà a volte vorrei che non mi chiedessero proprio nulla. Forse la rarità è proprio quella. Quando fai una vita come la mia, qualcuno che ha qualcosa da chiederti lo trovi sempre. Invece magari quello che ci vorrebbe è qualcuno che ha semplicemente voglia di farsi una chiacchierata in leggerezza. Ecco, forse è la leggerezza ciò che manca».