Marracash ci ha ricordato tutte le canzoni che dovremmo dedicare alle nostre ex

Articolo di

Matilde Manara

Foto

Rolling Stone

Chi dice di non aver mai augurato la morte alla propria ex sta mentendo?
Al 99% sì. L’amore è sicuramente una cosa meravigliosa, da sempre ispirazione dei più grandi poeti, fulcro di leggendari racconti e mira di tutti i romantici del mondo. Ma, così come nascono, le storie d’amore finiscono e – per continuare con le percentuali – nel 99% dei casi finiscono male.

Anche il rap italiano è costellato di relazioni andate storte e asce di guerra mai sepolte, Marra ce l’ha recentemente ricordato con quel “Sei un rettile vestito da essere umano” che ha steso all’istante almeno mezza Italia e che, di prepotenza, ha riaperto il vaso di Pandora dei love-dissing tanto cari a tutti noi passionali.

Alcuni più di altri hanno mescolato delusione, rabbia e amore sui beat, dando vita a quadri crudi al pari del Guernica di Picasso, ma soprattutto generatori dello stesso particolare tipo di sentimento: un incontro tra il più sincero turbamento e la consapevolezza di avere gli occhi puntati su un capolavoro.

La lista dei brani da citare sarebbe infinita e l’odio per gli amori passati è di certo un sentimento molto soggettivo, ogni relazione ha le sue peculiarità e lascia i suoi strascichi, ma qualcuno ha provato a spiegare come ci si sente, perciò ecco le canzoni che secondo noi avreste dovuto dedicare a quella stronza che se ne è andata.

Il primo “pittore” che abbiamo scelto è Nitro e le tracce da chiamare in causa sono molte. Da “Storia Di un Defunto Artista” a “Jack e Sally”, il tema dell’amore amaro è ricorrente, ma una canzone su tutte merita questo riconoscimento: “Margot“.
In una delle perle più preziose che il rap italiano possa vantare, Nitro racconta la sua Margot che, come quella di Lupin, lo seduce mentre lo deruba passo dopo passo di ogni successo che ottiene.

Piango e guardo questa Venere che spegne sigarette sul mio cuore, portacenere. Non ci posso credere a vedere che sei fredda come l’Everest, la quintessenza come l’etere per ledere le vertebre e lasciarmi sempre fra le tenebre.

Nitro in “Margot”

Altro esponente del movimento degli eterni delusi è Fabri Fibra, buttafuori di amori infranti che, lasciando a casa ogni forma di pacatezza o costume, in “Momenti No” racconta dell’amore, poi trasformato in odio, per una donna che non riesce ad accogliere, ancora drogato da un altro amore, quello mancato da parte dei suoi genitori, che ha bruciato la sua infanzia.

Sto nell’acqua in questa vasca in cui ci butto acceso un phon, vorrei incontrarti tra cento anni appesa insieme a Ron. Divento aggressivo, se non lo sono imparerò, nel caso in cui ti vedrò entrare in casa mia ti sparerò.

Fabri Fibra in “Momenti no”

Se si parla di Fibra però una precisazione è d’obbligo: è totalmente impossibile scegliere un solo pezzo. Brani come “Voglio Farti Un Regalo” o “Niente Male” entrano di diritto in questa playlist-rancore che stiamo modellando, regalando al rapper di “Bugiardo” un abbonamento a vita in tribuna d’onore.

Si possono non citare i Club Dogo? Assolutamente no. Anche in questo caso una sola scelta è una violenza ma “Amore Infame“, su un sottofondo più malinconico, guadagna il nostro voto confermandosi una delle relazioni più belle e crude che il rap abbia mai raccontato.

Sei una bambina che gioca a far la puttana, vedi, questo amore è ancora più infame, già ti mangia e ha ancora più fame, si gioca tutto e si pente quando fa male.

Jake La Furia in “Amore Infame”

Anche Gemitaiz si è fatto spesso messaggero di questo sentimento. In “Baci Al Cianuro” il rapper romano, a quattro mani con Madman, ha dipinto un Pollock su barre degne delle migliori gallerie.

Rifiutato, ho il cuore triturato, non conosco l’amore simulato, di avvelenarmi non l’avevo stipulato. Tu sei una mantide e io mi faccio decapitare, tanto che può capitare, sono una lettera da non recapitare.

Coez sa parlare dell’amore con estrema dolcezza, così come sullo stesso argomento sa essere pungente e rude. “È colpa tua“, brano del 2009, rappresenta l’incontro di queste due versioni del rapper.

È colpa tua se ora non mangio più, se non guardo più la TV e prendo antidepressivi. Tu non cercarmi più io non ti cerco più, che se ti trovo poi ti strappo i vestiti.

Coez in “È colpa tua”

Un altro che solitamente non dedica testi rabbiosi e istintivi agli amori passati è Ghemon, noto al contrario per le analisi ricche di sfaccettature e di malinconia o gioia, a seconda dei testi. In “TPS” emerge invece un odio non ancora razionalizzato, in un momento in cui non ci sono né vincitori né vinti, Ghemon sta combattendo con la sua ira.

Ti porto sfiga in modo che possiate condividere silenzi e tradimenti, e non riusciate neanche a scopare. Vi porto sfiga finché poi, restando soli tra di voi, ci sia tanto squallore che poi mi chiami e mi vuoi vedere.

Ghemon in “TPS”

Dal 2013 saltiamo al 2018: è giugno e Luchè pubblica “Potere”. Nel disco sono presenti moltissimi brani in cui l’amore viene trattato con attenzione o come malammore, ma in uno in particolare il tema della rivincita personale su qualcuno che non aveva creduto in lui è più forte del romanticismo. Guarda stronza, tu non ci credevi, ma io ce l’ho fatta, sono una star. Godetevi “Star“.

Freddo come il vento a prima mattina, non ho tempo per una frecciatina, ho donne nude che nuotano in piscina. Dai la colpa a ‘sta fottuta città e poi accetta che sono una star.

Luchè in “Star”

In questa playlist improvvisata non deve – e non può – mancare Salmo, il raw-rap è la sua comfort zone e una canzone sopra le altre ce lo ricorda, “Yoko Ono” consacra il rapper sardo sul podio dei nostri delusi-Awards.

Potessi fermare il tempo e dimenticare tutto quello che so, sei sempre tu dentro mille déjà vu mo finisce tutto all’alba non mi vedrai mai più. Potessi fermare il tempo e dimenticare tutto quello che so, sto pensando a parole che possano farti del male.

Salmo in “Yoko Ono”

Per ultimo ma non ultimo abbiamo scelto Massimo Pericolo. “Miss” è una storia triste ma cazzuta che tutti dovremmo conoscere.

Se non era per amare, non finivo l’alcool. Se non era per mangiare, non finivo l’outdoor. Guardami pure su Instagram, faccio ancora le storie, mi hanno detto tutte “Miss you”, ma ora fanno le troie. È colpa tua se adesso vedo uno psicologo, non meno i tuoi amici o poi mi prendo dell’omofobo.

Massimo Pericolo in “Miss”
prossimo articolo

Ketama ci ha lasciato sbirciare dalla serratura per 17 minuti