Intervista ai ragazzi di MERCY

Articolo di

Jessica Longhi

Recentemente abbiamo intervistato i ragazzi di MERCY, di seguito la storia del loro brand in esclusiva per voi.

Mercy nasce nel 2015 quando, seduti ad un tavolino intenti a guardare sui social profili di moda, brand emergenti, sneakers e altre cose, ci venne in mente un’idea: perché non provare a creare una linea tutta nostra?”

I fondatori, i designer, i magazzinieri, gli addetti alle spedizioni, gli art director e chi più ne ha più ne metta di Mercy (marchio registrato) sono Giuseppe Arrichiello (21) e Antonio Romano (19), cugini, amici, soci e colleghi universitari al secondo anno di Design per la moda presso la SUN (Seconda Università degli studi di Napoli).

“Il nome Mercy significa misericordia, pietà ma molti, piuttosto spesso, lo confondono con il francese “mercì”. Questo nome è nato da una pura casualità. Un giorno stavamo sfogliando un libro di scatti del fotografo Salgado, in cui erano rappresentati abitanti dell’Africa in condizioni pessime ma che, nonostante ciò, avevano il sorriso stampato sulle labbra e in quel preciso momento è passata sulla playlist di ITunes “Mercy” di Kanye West. Il nome suonava bene, poche lettere ed il gioco era fatto. Subito abbiamo deciso il logo, semplice, bianco con sfondo nero proprio come le foto che stavamo sfogliando.”

“Il teaser della collezione è un video promo che abbiamo realizzato con una crew campana di skate formata da Sergio Pontillo, Vincenzo Bruscino, Alessandro Nigro e Vincenzo Pandolfi. Dopo vari bicchieri di Jack Daniels sono arrivate le idee ed il risultato è stato molto soddisfacente.”

 

“Per quanto riguarda le tee abbiamo creato una banalissima Box Logo. E come non farla? Quella di Supreme costa 400$, la nostra solo 40€, conviene no? Poi c’è la “Prisioner” con la foto di un penitenziario della California che raffigura al meglio il nostro marchio “misericordia” ed una frase che racchiude al il nostro flash “subtracted from the light”; chi più dei prigionieri, infatti, sono “sottratti dalla luce” e per trovarla pregano e cercano misericordia?.




Per la Alien invece è stato tutto più semplice e tutto un po’ più strano. Mangiavamo un panino e pensavamo a come fondere quella frase al mondo dello skate, perciò dissi “Anto, ce l’ho! Un alieno che con la sua navicella sottrae uno skate con la sua luce”. Ad Antonio l’idea piacque subito e la mattina dopo eravamo già con la tavolozza alla mano per disegnare la nostra Alien Tee.”

Giuseppe ed Antonio hanno anche dei progetti per il futuro. In primis finire gli studi e continuare a far crescere il loro brand e poi chissà, magari possedere anche una villa a Miami e due Lamborghini.

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