Le metamorfosi di Achille Lauro al Festival di Sanremo

Articolo di

Ruben Di Bert

All’estero ce ne sono tanti, ma in Italia l’evento che unisce in modo istituzionale musica e glamour è solamente uno: il Festival di Sanremo. Questo non accade di certo da oggi, perché durante i settant’anni della kermesse si è costruita una vera e propria tradizione del costume che tiene incollati allo schermo milioni di italiani. C’è chi ha fatto parlare di sé per l’impeccabile eleganza, chi ha sfoggiato lo sfarzo più esagerato, chi ha scandalizzato per le mise troppo provocanti o chi non è stato ritenuto all’altezza. Ma mai nessuno è riuscito a fare quello che ha fatto Achille Lauro.

Per quattro indimenticabili serate, il cantante ha incantato l’Ariston con performance degne di uno spettacolo teatrale in cui ha interpretato alcune figure di spicco che l’hanno ispirato nel diffondere un messaggio forte e chiaro. La canzone “Me ne frego” è stata un mezzo per rispondere a chi giudica in modo negativo i comportamenti non convenzionali, ma anche per dire basta alla discriminazione di genere e stop all’omofobia.

Sebbene intinta di esuberanza, la presenza dell’artista davanti a quel pubblico è stata il modo più diretto per chiarire dei concetti che tuttora vengono sottovalutati dalla maggior parte della popolazione. Il make-up esagerato, gli atteggiamenti femminili e i look completamente gender fluid sono stati un ottimo pretesto per portare in Rai la più totale libertà sessuale e una denuncia nei confronti del maschilismo.

Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto. Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza. Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: “Sono diventato una signorina…”

Achille Lauro

Se tutto questo è stato reso possibile è anche grazie a Gucci. Tutti gli outfit sono stati personalmente curati da Alessandro Michele, colui che in passerella ha dimostrato di sostenere l’estetica genderless già da anni.

La prima serata è partita decisamente col botto, dal momento in cui Achille Lauro ha lasciato cadere quella sontuosa cappa di velluto con ricami dorati per stupire tutti restando vestito solamente di quella tutina semitrasparente ricoperta da glitter e di un mezzo sorriso. Da lì in poi è stato spettacolo puro. Il ritmo incalzante ha favorito movimenti degni di una diva, che non rinunciano agli ammiccamenti verso Boss Doms. Ma ciò che ha colpito la platea e i telespettatori è stato il significato celato dietro la performance, ovvero la personificazione di San Francesco in un dipinto di Giotto mentre si spoglia dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà.

Poi è arrivato il turno della serata dei duetti. Achille Lauro ha scelto un featuring con Annalisa per interpretare “Gli uomini non cambiano” dell’immortale Mia Martini, che già nel 1992 affrontava con questa canzone il problema della violenza sulle donne. Il cantante è entrato in scena travestito da Ziggy Stardust, uno dei tanti alter ego di David Bowie che simboleggiano assoluta libertà artistica espressiva e sessuale, oltre che una mascolinità non tossica.

Per comprendere al meglio la metamorfosi della quarta serata dovete conoscere Luisa Casati Stampa. L’abito fatto di trasparenze e plissettature, le calze a rete e il copricapo piumato richiamavano infatti una delle raffigurazioni più iconiche della Marchesa protagonista della Belle Époque a Venezia.

Per farvi capire di che personaggio stiamo parlando, ci limiteremo a dire che la nobildonna era considerata un’opera d’arte vivente e faceva parlare di sé per le sue scelte a dir poco eccentriche, come riservare l’intera Piazza San Marco per un party privato, sfilare nuda di notte per la Serenissima o allevare nella sua residenza corvi albini, pavoni e ghepardi. Il suo fascino trasgressivo l’ha resa unica, tanto da ispirare i maggiori artisti dell’epoca.

Ma tornando allo show, nel bel mezzo dell’esibizione, Achille Lauro ci ha regalato la sua interpretazione di performing art: ha estratto un rossetto della linea Gucci Beauty da un guanto e lo ha applicato sulla bocca di Boss Doms.

In molti hanno definito Achille Lauro la regina di Sanremo 2020 e allora quale miglior modo di concludere questo percorso se non vestire i panni di una vera regina?

Il cantante ha affidato l’ultima trasformazione a Elisabetta I Tudor, una delle donne più forti della storia, che ha regnato tenendo testa agli uomini più carismatici e dedicato l’intera vita al popolo d’Inghilterra. L’artista è salito sul palco vestito di una gonna strutturata, gorgiera intorno al collo, blusa in chiffon rosa e pantaloni rossi a zampa di elefante, sotto i quali si intravedevano degli stivaletti in vernice con tacco abbinati. Ma mentre la canzone era ormai alla fine, è arrivato il momento che tutti stavano aspettando: il bacio sulla bocca con l’eterno compagno Boss Doms.

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