Fashion

I migliori riferimenti cinematografici di UNDERCOVER

Articolo di

Ruben Di Bert

Tra gli anni Settanta e Ottanta il Giappone si stava riprendendo dalla Seconda Guerra Mondiale e dall’occupazione americana, scrivendo un nuovo capitolo del suo futuro con un modello basato sulla reinterpretazione del costume occidentale. In quel periodo, l’economia si stava aprendo con grande dinamismo a nuovi orizzonti, e in questo la nuova generazione era fortemente stimolata nel creare una sorta di ribellione estetica e culturale, dando vita a nuove forme d’espressione che riguardavano soprattutto la moda e la cultura pop. Così, tra i giovani si diffuse un forte interesse per il punk e il rock inglese, visti come simbolo di cambiamento e distruzione delle etichette, ma non solo: anche il cinema, che stava vivendo la sua epoca d’oro, era un ottimo punto di riferimento.

È in questo clima che è cresciuto Jun Takahashi, grande fan di Beatles, Sex Pistols e David Bowie, ma anche profondo estimatore dei film recitati da Yusaku Matsuda. Spesso infatti si ritrovava a lasciare la sua città natale Kiryu per recarsi a Tokyo alla ricerca di dischi importati e VHS. Proprio come ora la capitale giapponese era un vortice di libertà di espressione e sottoculture, formate da gruppi di ragazzi che spesso utilizzavano l’abbigliamento come mezzo per comunicare la loro appartenenza a un certo stile, musicale e non. Questo fenomeno colpisce particolarmente Jun Takahashi, a tal punto da fargli decidere di iscriversi Bunka Fashion College, anche se non aveva ancora le idee chiare su dove questa scelta lo avrebbe portato.

Noi oggi questo lo sappiamo, e ne dobbiamo il merito a un leggendario défilé di COMME des GARÇONS, al quale Takahashi assistette come ospite, scoprendo che il fashion system poteva essere il giusto veicolo per comunicare efficacemente al mondo le sue passioni. Così, nel 1990, nasce il suo brand, UNDERCOVER, a cui il rivoluzionario store NOWHERE, aperto dallo stesso Jun assieme a NIGO ispirandosi al celeberrimo Sex di Vivienne Westwood, farà da trampolino di lancio. Sin dall’inizio le sue collezioni erano caratterizzate da un approccio decisamente eclettico, che, guardando ai lavori di Rei Kawakubo e Martin Margiela, stava definendo un’estetica chiamata avant-garde, la quale può essere riassunta come una sorprendente fusione tra streetwear e alta moda. Questo però non sarebbe abbastanza per esprimere quanto UNDERCOVER sia speciale. Una delle sue più grandi peculiarità che lo rendono un marchio estremamente affascinante è infatti la sua capacità di integrare il cinema alla moda, creando così un nuovo linguaggio che lega due discipline in un’unica forma d’arte.

Per me è stato naturale dare forma ai film con cui sono cresciuto e che hanno plasmato il mio immaginario. La ribellione mi è sempre piaciuta, quindi ho deciso di creare vestiti che non fossero solo belli. Volevo interpretare la cultura attraverso la moda.

Jun Takahashi

Gli esempi che dimostrano questa sua attitudine in trent’anni inoltrati di carriera sono moltissimi: pensiamo alle varie capsule collection realizzate assieme a UNIQLO, con il quale citerà Biancaneve nella linea UU e Guerre Stellari nella divisione UT; ma anche alle varie partnership assieme a Supreme, dalle quali nascerà un’acclamatissima Box Logo verde con la Strega dell’Ovest de “Il Mago di Oz” e un’altra t-shirt che ritrae un estratto della pellicola “I Sette Samurai” di Akira Kurosawa (il regista preferito di Jun Takahashi). E soprattutto, il caso de “L’isola dei Cani” di Wes Anderson, film al quale lo stesso Takahashi presterà la sua voce come doppiatore e realizzerà un’esclusiva maglietta disegnata da Katsuhiro Otomo, l’autore di “Akira”.

Come sappiamo, però, i migliori riferimenti cinematografici di UNDERCOVER sono quelli che hanno sfilato in passerella, e così abbiamo deciso di raccoglierne i più significativi.

FW14 – Biancaneve e i Sette Nani

Elegantissimi abiti fasciati realizzati con tecniche di couture applicate a capi casual, tra ricami dorati, drappeggi, velluto, pellicce e corone elaborate. Il tutto in una color palette che va dal rosso sangue al candido bianco, passando per un suggestivo blu che incontra il prezioso oro.

Vi ricorda qualcosa? Forse non ancora, ma vi diamo un altro indizio: alcune modelle sfilano portando in mano la famosa Gilapple in collaborazione con Medicom Toy. Ora probabilmente vi è tutto più chiaro, vero? Sì, il riferimento è a “Biancaneve e i Sette Nani“, con una sfilata che porta in passerella il celebre personaggio Disney, ma in una favola dark che si ispira alla regalità e alla paura delle giovani eredi.

SS16 – Star Wars

Se Jun Takahashi fosse una saga cinematografica, allora molto probabilmente sarebbe Star Wars. Nessuno come lui infatti potrebbe incarnare al meglio il continuo alternarsi di Forza e Lato Oscuro che vive dentro ognuno di noi.

Questo pensiero ha preso forma nella collezione primavera/estate 2016, intitolata “THE GREATEST” poiché in occasione dei venticinque anni dalla fondazione di UNDERCOVER riproponeva i più iconici capi d’archivio rimodellati in nuove costruzioni. Prendendo in prestito silhouette dalla metà degli anni Novanta ai primi anni Duemila, si andava quindi a formare una nuova proposta coerentemente streetwear, che però ci aggiungeva un tocco nuovo, ovvero un susseguirsi di riferimenti al leggendario franchise creato da George Lucas. Quindi compare il bomber dell’autunno/inverno 1999 “AMBIVALENCE”, ma con un inedito pattern che raffigura gli X-Wing in combattimento, oppure un blazer interamente ricoperto dalle immagini del mitico scontro tra Luke Skywalker e Darth Vader. Seguiranno poi numerosi look in contrasto che sfoggiano le scritte SITH e JEDI, così come una serie di t-shirt oversize caratterizzate dai ritratti di alcuni personaggi come Chewbecca

SS18 – The Shining

La realtà e la finzione si trovano perpetuamente a fare i conti all’interno del pensiero umano, mettendo in luce l’ambivalenza che vive dentro la coscienza di ogni uomo. Questo concetto lo troviamo nelle opere di Cindy Sherman, così come anche nell’acclamato “The Shining” di Stanley Kubrick, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Ad aver fatto incontrare queste due realtà idealmente analoghe ci ha pensato Jun Takahashi con la collezione donna per la primavera/estate 2018 di UNDERCOVER, ambientata in una location simile all’Overlook Hotel, con tanto di colonna sonora del film in sottofondo. Così alcuni scatti dell’artista si accompagnano a sottili riferimenti al cambiamento di personalità del protagonista Jack Torrance, per poi arrivare a un exploit finale, dove due gemelle identiche sfilano mano per mano con indosso un abito baby blue da cui pendono fili rossi con cristalli come se fossero gocce di sangue, una palese rievocazione dell’agghiacciante scena con le gemelle Grady, entrata nella storia.

FW18 – 2001: Odissea Nello Spazio

Nel 2018 Jun Takahashi e Takahiro Miyashita sono stati i guest designer della novantatreesima edizione di Pitti Uomo, portando in scena una sfilata con un format alquanto innovativo e sperimentale. UNDERCOVER e TAKAHIROMIYASHITATheSoloist. hanno infatti solcato la stessa passerella per presentare le loro rispettive collezioni autunno/inverno 2018, senza però essere legate tra di loro, tant’è vero che si dice che i due stilisti abbiano tenuto nascosto l’uno all’altro il proprio lavoro fino all’ultimo.

Nella proposta di UNDERCOVER spiccava un’ispirazione ben precisa, che celebrava una delle pietre miliari del cinema che hanno segnato un tratto indelebile nei temi, nell’estetica e nella regia della settima arte: “2001: Odissea nello Spazio“. Il capolavoro trascendentale di Stanley Kubrick ha notevolmente impressionato Jun Takahashi per il suo impatto visivo e soprattutto per la trasposizione artistica di quel legame tra uomo e tecnologia che non cessa di far discutere. Dunque tra i capi compaiono delle applicazioni gommate con scritto “HAL 9000“, il nome del cinico supercomputer dotato di intelligenza artificiale, il quale si paleserà anche in un marsupio con la forma del suo occhio. Non solo, appaiono anche alcuni frame iconici su felpe, capispalla e maglieria, come il maglione con il monolite tratto dalla sequenza “L’alba dell’Uomo“, un poncho raffigurante la stanza della sequenza “Giove e Oltre l’Infinito” e un trench con la gigantografia di David Bowman in un interno dell’astronave Discovery Uno. Il meglio però arriva nel finale, dove gli ultimi look reinterpretano le appariscenti tute dell’equipaggio sottoforma di piumini futuristici dotati di LED nel cappuccio-casco.

FW19 – Suspiria

Suspirium“. Il titolo della collezione donna dell’autunno/inverno 2019, lasciava già intendere quello che sarebbe stato il moodboard, ma a differenza di quanto si possa pensare, il richiamo è al “Suspiria” di Luca Guadagnino e non a quello di Dario Argento. UNDERCOVER si orienta infatti verso un approccio più onirico e teatrale dell’horror, ambientando il lookbook in una stanza che ricorda quella del balletto “Volk“, dove avviene una delle più importanti e suggestive scene del film. La Madame Blanc interpretata da Tilda Swinton appare quindi in versione oversize su un cappotto indosso a una modella che posa in modo non proprio rassicurante, così come altre inquadrature e personaggi del cast stellare faranno la loro comparsa su numerosi pezzi. L’inquietudine che pervade in tutta la durata della pellicola si manifesta senza troppi veli tra i look e attraverso la color palette, generando un magnifico crossover tra cinema e moda, che utilizza un’estetica ispirata agli anni Settanta, periodo in cui è stata concepita l’opera originale.

FW19 – Arancia Meccanica

Premessa: Jun Takahashi si dichiara totalmente contrario alla violenza, ma per la collezione uomo autunno/inverno 2019 di UNDERCOVER cita un’opera che ne fa uno dei suoi motivi principali: “Arancia Meccanica“.

Il suo è un excursus estetico che viaggia oltre ai confini dello spazio e del tempo, unendo cultura, moda e teatro in uno spettacolare show dal forte impatto visivo. Le reference sono molte e anche piuttosto varie: nella collaborazione con Valentino, per esempio, vengono reinterpretati Edgar Allan Poe e Beethoven in chiave aliena, ma poi si attraversa il Medioevo e l’era dei moschettieri con mantelli avvolgenti e pennacchi piumati su cappelli.

Come anticipato, però, le citazioni che prevalgono sono quelle del controverso lungometraggio di Stanley Kubrick. Ancora una volta sono direttamente le scene del film a comparire sui capi, come la rappresentazione dei Drughi su cappotti, felpe e giubbotti, o il ritratto di Alex prima, dopo e durante il “trattamento Ludovico“, ma anche bastoni e maschere che ricordano quelli usati dal personaggio nella sua parentesi di delinquenza. Se dunque la cosiddetta “ultraviolenza” spinta da latte e mescalina non è l’aspetto che interessa al designer, ciò che vediamo è piuttosto un’identificazione del concetto di “CHAOS / BALANCE” nei labili confini della mente umana.

FW21 – Neon Genesis Evangelion

Immaginate un futuro post-apocalittico in cui le persone sono turbate da una continua minaccia e vivono in uno stato di perpetua insicurezza e debolezza. No, non è il 2021, ma la storia di “Neon Genesis Evangelion“, uno dei più famosi anime degli anni Novanta. La serie di Hideaki Anno parla infatti di un gruppo di liceali fragili e pieni di complessi che si ritrovano a guidare dei potentissimi mecha per poter salvare l’umanità dalla minaccia degli Angeli, degli esseri ostili e all’apparenza non terrestri. Dal protagonista Shinji Ikari possiamo imparare che l’unico modo per superare le difficoltà, qualsiasi esse siano, è essere dotati di un animo puro e buono, capace di prevalere su ogni incertezza.

Tutti questi aspetti, che possono risultare alquanto attuali, hanno ispirato la collezione autunno/inverno 2021 di UNDERCOVER, intitolata “Creep Very” in omaggio a un brano dei Radiohead, anche se la reference principale è proprio l’universo di Evangelion, il quale tra l’altro è tornato di recente sotto ai riflettori per l’uscita di “Evangelion: 3.0 + 1.0 Thrice Upon a Time“, quarto e ultimo capitolo della tetralogia “Rebuild of Evangelion“.

Il capolavoro d’animazione che tocca temi come la psicologia, la filosofia, la metafisica e l’immaginario biblico in chiave giapponese, viene declinato da Jun Takahashi in capi che si preannunciano essere già il grail della prossima stagione. Alcuni look riprendono abbastanza fedelmente le plugsuit indossate da Asuka Soryu Langley e Rei Ayanami, mentre il volto di Shinji viene disegnato con tratti stilizzati su un cappotto nero. Ma i pezzi più interessanti sono sicuramente i copricapi e i piumini strutturati con le fattezze e i colori delle Unità EVA.