La MLB approva gli sponsor sulle maglie per la prima volta

Articolo di

Claudio Pavesi

L’evoluzione dello sport ha portato a tanti cambiamenti, soprattutto nell’estetica. Diversi materiali, diversi stili e nuove trovate tecniche hanno cambiato il modo di vedere e vestire lo sport, anche e soprattutto per via degli sponsor. In un passato senza loghi di brand e marchi, ora vediamo sponsor ovunque e così sarà anche in MLB, la lega professionistica di baseball, la più tradizionalista dello sport americano.

Sponsor sulla manica della divisa degli Oakland Athletics.

Gli sponsor stanno diventando una presenza fondamentale sulle divise sportive, a volte anche in maniera maniacale ed ossessiva, come ad esempio nei kit calcistici sudamericani. Persino la NBA, da sempre legata al fascino duro e puro della divisa senza loghi, ha cambiato strada, inserendo loghi di Nike e di un main sponsor per ciascuna franchigia sulle spalline.

La NFL e la NHL sono ancora le uniche federazioni prive di loghi di sponsor, anche se la National Football Association ha permesso alle franchigie di firmare accordi di licenza per l’uso della propria immagine in collaborazione con artisti, designer e marchi (non a caso i Los Angeles Rams lavoreranno con il brand BornxRaised). La MLB invece ha deciso di entrare nel mondo delle sponsorizzazioni per la prima volta con l’inserimento di un badge sulla manica. La modifica sarà quindi estremamente minimale, come già fu introdotto nelle partite internazionali giocate l’anno scorso a Londra e in Giappone, un piccolo logo sulla manica sinistra, dove solitamente vengono messe le patch dell’All-Star Game e delle World Series.

Una patch all’All-Star Game 2019.

Da quest’anno le maglie del mondo del baseball saranno firmate Nike, un accordo che ha permesso di inserire lo Swoosh sulle divise a seguito di un compenso da un miliardo di dollari, seguendo quindi l’esempio della NBA. Quella degli sponsor sulle maniche non è ancora una modifica permanente, infatti si tratta di un’iniziativa approvata solo per la stagione 2020 (ridotta) e quella 2021.

Il motivo è semplice: soldi. Secondo le ricerche realizzate proprio ai già citati International Games, gli accordi di sponsorizzazione potranno fruttare anche 11 milioni di dollari annui per ciascuna squadra, una cifra complessiva che quindi supererebbe il totale di 150 milioni indicato dalla NBA.

I Los Angeles Clippers e il loro sponsor, Bumble.

La scelta della MLB è dovuta alle perdite economiche causate dal COVID-19 e dai tanti dissidi interni che si stanno verificando nell’organizzazione della ripresa del baseball giocato che sembra sempre più lontana. L’associazione giocatori e il management centrale non riescono a incontrarsi sulla divisione degli stipendi, così come nell’esecuzione dei contratti più o meno garantiti e nella gestione dei giocatori di Minor League. Non sappiamo ancora se la MLB tornerà in campo, ma i proprietari hanno vocalmente espresso le enormi perdite avute nel 2020 e questo nuovo accordo potrebbe permettere di salvare diversi posti di lavoro nelle trenta squadre operative.

Piaccia esteticamente o meno, si tratta inoltre di un notevole passo in avanti per una federazione che da anni fa fatica ad adattarsi ai cambiamenti del mondo sportivo attuale, si voglia per presenza digital o appeal fuori dal campo delle proprie stelle. In vari modi, la MLB sta pian piano cercando di porre rimedio: prima l’accordo con Nike, poi quello con Snapchat e infine la presenza di giocatori come Clint Frazier e il suo utilizzo delle sneakers più hype come scarpe da gioco.

prossimo articolo

Virgil Abloh mette all’asta le Off-White x Air Jordan 4 “Sail” per beneficenza