“Moonlight Popolare” di Massimo Pericolo e Mahmood non è un featuring qualunque

Articolo di

Matilde Manara

Moonlight Popolare“, la nuova traccia di Massimo Pericolo e Mahmood, è uscita stanotte su tutte le piattaforme digitali e non è solo l’ennesimo featuring.

Siamo abituati a vedere più artisti muoversi sulle stesse note e abbiamo perso l’abitudine di interrogarci sul valore e il ruolo che determinate collaborazioni ricoprono, ma “Moonlight Popolare” ci ha decisamente messo davanti qualcosa di diverso.

Massimo e Alessandro sono i rappresentati di due mondi e immaginari quasi opposti, ma legati. Uno è il principe d’Egitto incoronato da Sanremo davanti alla platea conservatrice e pettinata del teatro Ariston, l’altro è il Robin Hood di Brebbia che porta il suo linguaggio crudo tra le barre. Il percorso che li ha portati a fare musica insieme presenta tante differenze quante sono le cose che invece hanno in comune.

Entrambi si sono fatti spazio da soli, partendo dai quartieri popolari e dai pregiudizi della provincia. Sostenuti da un desiderio di riscatto enorme usato come carburante inesauribile, con questo singolo i due artisti hanno aperto le porte sulle proprie esperienze, per farci sentire tutti partecipi.

Questo pezzo dimostra che si può sognare anche da una casa popolare, anche se veniamo da una situazione di svantaggio. Nel brano ci sono due punti di vista diversi, l’idea parte da Vane (Massimo Pericolo ndr) e poi abbiamo pensato a “Moonlight Popolare”, come fosse una metafora.

Mahmood a Repubblica

Soldati di una rivoluzione già iniziata ma non ancora conclusa, Massimo Pericolo e Mahmood hanno continuato su quella strada dell’abbattimento dei limiti di genere già intrapresa da molti artisti. La contaminazione di urban e pop è una ricetta che finisce sempre più spesso nelle nostre cuffie, ma raramente risulta ben riuscita. “Moonlight Popolare”, invece, è il caso vincente, la demolizione del preconcetto secondo il quale ogni sonorità deve stare dentro il proprio contenitore, avere il proprio pubblico e per questo, in un certo senso, il proprio campo semantico.

 Rap e pop raccontano le cose in modo diverso, ma se si trova la giusta chiave il significato può essere lo stesso, come credo succeda in questo pezzo.

Mahmood su “Moonlight Popolare”

Il testo della traccia, in cui emerge a pieno il desiderio di Massimo di rendere comprensibile ogni singola parola, non si presenta come racconto bellico di grandi conquiste o sfortune, ma piuttosto come una favola. “Moonlinght Popolare” parla di cosa si prova ad osservare la luna affacciati alla finestra di una casa popolare, sognando ad occhi aperti di arrivare da qualche parte.

Spero che si distingua bene ogni parola, con l’attenzione che ci metto, se se ne perde una impazzisco.

Massimo Pericolo su “Moonlight Popolare”

Altra punta di diamante di questo singolo è la produzione, firmata da una vera eccellenza del settore. Per i due artisti, Phra dei Crookers dà vita a un beat-trip in cui chi ascolta, come fosse la pallina da tennis di un match Federer-Nadal, si trova perennemente sballottato tra gli anni 80′ e un’improbabile musica del futuro senza avere mai il mal di mare.

Ma la vera particolarità di questa traccia è la coerenza: mentre il pezzo scivola, non c’è un secondo in cui un’amante del pop o un sostenitore del rap si senta tradito. La coesione della voce melodica di Mahmood non stona mai con le rime anche dure di Massimo, nemmeno davanti a una metafora tanto gangsta come faccio la manicure così mi gratto il cazzo, e questo può voler dire solo che la perfezione, se non raggiunta, è comunque davvero vicina.

Con la speranza che “Moonlight Popolare” sia solo la prima di una lunga serie di collaborazioni tra queste due stelle della musica italiana, se non hai ancora ascoltato il pezzo puoi farlo qui.

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