Music

“MOTOMAMI” di Rosalía è il presente della musica

Articolo di

Marco Bianchessi

Pochi artisti hanno influenzato la cultura musicale contemporanea come Rosalía. La cantante spagnola, emersa nel 2018 grazie al successo travolgente di “El Mal Querer“, ha rivoltato il mercato latino come un calzino, mostrando al grande pubblico come la musica cantata in spagnolo non dovesse essere per forza legata al reggaeton, ma potesse attingere a un bacino sonoro molto più ampio e profondo. 

Nel suo caso, questo pozzo era il flamenco – di cui ha una profonda conoscenza, e ne è sia ballerina che cantante – che ha deciso di contaminare con le sonorità della musica urban contemporanea. Il risultato è stato enorme, e quello che inizialmente appariva come un fenomeno per addetti ai lavori, è diventato nel giro di pochissimo uno tsunami che ha travolto tutto il mondo del pop mainstream. 

Dal 2018 ad oggi sono passati quattro anni, e oltre a essere accaduto di tutto a livello globale, tra cui una pandemia che, forse (finalmente), ci stiamo lasciando alle spalle, è cambiato anche lo status di Rosalía, che nel mentre ha macinato numeri enormi, ha collaborato con le più grandi star della musica mondiale – da J Balvin e Ozuna, a Travis Scott e The Weeknd, passando per Arca, Billie Eilish e James Blake – ed è entrata nelle grazie di moltissime celebrità.

Era naturale quindi che il disco successivo a quel successo planetario che è stato “El Mal Querer” fosse atteso con grande interesse da parte dei fan di tutto il mondo. 

La risposta a tutto questo hype è “MOTOMAMI”, un nuovo lavoro, un nuovo inizio per Rosalía, non più il disco di una cantante spagnola che vuole solo fare l’album migliore possibile, ma il progetto ambizioso di una delle pop star più amate e seguite del pianeta, che deve fare i conti con tutto ciò che il suo status ora comporta. 

MOTOMAMI” è il figlio di questo cambio di percorso, di questi anni di evoluzione artistica e personale. Per questo al suo interno il flamenco è ridimensionato, e diventa una parte di uno spettro più ampio di possibilità che le si pongono davanti. Si tratta infatti di un progetto ambizioso, sfaccettato, multidimensionale, che attinge a tutto ciò che la musica contemporanea offre, campionando e ricontestualizzando.

Per questo appare totalmente normale saltare tra i generi musicali con la stessa naturalezza con cui un’ape passa da un fiore a un altro, e quindi cominciare dal raeggeton di “SAOKO”, continuare con la trap/R&B di “CANDY”, proseguire con una bachata come “LA FAMA” e terminare nel flamenco di “BULERÍAS”, per poi ripassare di nuovo al raeggeton di “CHICKEN TERIYAKI” e così via in un loop che dura per 16 tracce, per quasi tre quarti d’ora di ascolto. 

Questo suo essere altalenante e sincopato rende difficile dare un giudizio definitivo sull’effettiva eccellenza del disco. “MOTOMAMI” è un lavoro che si fa e si disfa con continuità, mettendoti in crisi appena sembri comprenderne la direzione. Ma parimenti questo disco è forse più di tanti altri la migliore esemplificazione di cosa vuol dire fare musica nella contemporaneità

In un mondo dove tutte le informazioni sono a disposizione e la conoscenza è perennemente a portata di mano tramite pochi click, agli artisti è sempre più richiesta la capacità di attingere a diversi emisferi di conoscenza, a utilizzare l’arte del sample. Il campionamento, nel senso di saper attingere a diversi pozzi, diventa, in questo modo, un metodo di conoscenza e di innovazione fondamentale. Solo così può avere senso un disco come “MOTOMAMI”, che è figlio della produzione culturale contemporanea: radicato in alcuni concetti fondamentali, come l’identità spagnola della sua autrice, ma che poi si apre al mondo e si dispiega in un discorso più ampio dove lo spazio e il tempo non hanno quasi più significato, perché tutto quello che ha senso è il qui e ora dell’artista.

Anche per questo, forse, sta riscontrando un successo così trasversale in termini di pubblico e di critica, nonostante non sia un disco perfetto: perché “CHICKEN TERIYAKI” è una canzone fatta per TikTok, perché i pezzi flamenco appaiono quasi fuori contesto, perché “abcdefg” non è chiaro che senso abbia; e a ben vedere non è neanche migliore di “El Mal Querer”, che era un lavoro più solido a livello concettuale, più strutturato e forse anche più sorprendente. 

Quello che ha di eccezionale “MOTOMAMI” è riuscire a comprendere lo zeitgeist del tempo e a riportalo in musica, un momento storico dominato dai social e dall’impronta di Instagram e di TikTok, dove le persone sono continuamente sottoposte a stimoli visivi e sonori, spesso diversi e contrari. Con questo lavoro Rosalía ci mostra che cosa è la musica contemporanea, come agiscono i grandi artisti pop oggi, senza inventare niente, ma campionando, rubando, ricontestualizzando, utilizzando quel modus operandi che è figlio, tra gli altri, di Virgil Abloh –  il cosiddetto fastest photoshop artist, famoso per l’abitudine di prendere dagli archivi altrui e rimodellare nelle sue collezioni – per restituire un lavoro caleidoscopico, con passaggi geniali e momenti quasi fastidiosi.

MOTOMAMI” è per questo uno dei grandi dischi del 2022, un progetto che ci indica la direzione del pop mainstream nel presente e nel prossimo futuro, nel bene e nel male.