Fashion

New York Fashion Week: un recap tra passerelle e street style

Articolo di

Chiara Lanzavecchia

Iniziare settembre con qualcosa di inaspettato è forse il modo migliore per affrontare il rientro alla realtà. La settimana della moda di New York ci ha fatto questo regalo sorprendendoci per le sfilate e lo street style. Dall’inizio della pandemia, questa fashion week è infatti stata la prima a svolgersi quasi interamente in presenza facendo ripartire il turbine colorato di street style che da sempre invade le città della moda. È stato proprio questo sentore di ottimismo verso il futuro, emerso dall’edizione newyorkese della settimana della moda, che ha permesso ai designer Americani di tornare a splendere come in passato. 

In passerella 

A prima vista, non sembra esserci nulla ad accomunare i designer della New York fashion week. Guardando più attentamente si colgono invece diverse correnti che, pur parlando uno specifico linguaggio molto affine alle diverse community, sono riuscite a far echeggiare messaggi chiari e diretti in tutti gli angoli di pubblico. Per prima Gabriela Hearst, che ha trovato l’equilibrio giusto tra il decoro più puro e le stampe coloratissime disegnate dalla designer con i suoi figli. Sulla stessa linea di pensiero è anche Maryam Nassir Zadeh, che descrive la sua collezione come “giocosa, ma contenuta” fatta di look giovani, intelligenti e attraenti, catturando il sentimento di una generazione e razionalizzandolo dentro ad appena 40 look. 

Il desiderio di abbassare il volume e virare verso una nuova ondata di minimalismo sembrerebbe allargarsi a molti altri designer quest’anno. Rifacendosi a un minimalismo anni ’90 arricchito di cristalli e lunghezze svolazzanti, quello di Peter Do è stato uno degli show più apprezzati di questa fashion week. L’esplorazione dell’ao dai — abito tradizionale Vietnamita composto da un vestito con alto spacco sopra a dei pantaloni sartoriali — le lunghezze dei capispalla e delle camicie, leggere nel vento di Greenpoint, sull’East River, compongono una collezione amatissima dal pubblico americano e non, fatta di abiti scivolati ed eleganti.

E ancora, Thom Browne che, dopo aver spostato lo show a New York, decide di rendere omaggio al design americano con un tailoring dalle forme rilassate e gli angoli retti, tra tuniche, gonne e vestiti lunghissimi, drappeggi stampati su abiti dalle forme cilindriche e un alternarsi di colori neon, tulle e un’austera scala di grigi. Proenza Schouler sembra rivolgersi allo stesso pubblico femminile di Thom Browne, sul filo tra silhouette minimaliste e dettagli teatrali: le frange in movimento degli abiti e dei pinocchietti, le collane spumeggianti e i ritagli dei vestiti hanno tutte un tocco di spettacolarità. 

Lontano da ogni forma di minimalismo troviamo Moschino, che rimanendo fedele a se stesso ha portato in passerella uno show tutto orsacchiotti, biberon e giraffe giocattolo. Le forme rimangono quelle classiche, con gonne e completi fatti per sedurre, questa volta però intrappolati dentro a stampe da asilo nido e colori pastello. 

Parlando di inclusività, la fashion week della Grande Mela è sempre la prima che salta in mente: anche quest’anno, tra Collina Strada, Moschino e Maryam Nassir Zadeh, il casting delle sfilate ha lasciato davvero senza parole. Per non parlare del tema della sostenibilità, ormai chiave per Collina Strada che ne ha fatto il suo credo, unendolo a un’estetica unica fatta di riciclaggio e layering che strizza l’occhio alla natura, alla cultura hippy e alla libertà, e anche per questa stagione non si è smentita. 

Così come Rodarte, anche LaQuan Smith ha puntato molto sulla spettacolarità della location. La grandiosità dell’Empire State Building è in linea con il carattere del brand e degli abiti. Tra un corsetto, un pantalone cut-out, un body in maglia trasparente e un vestito drappeggiato, la sensualità di questi abiti non si pone alcun limite e la pelle in mostra finisce per essere direttamente proporzionale al successo della sfilata tra il pubblico. Più sobria ma non meno teatrale è stata anche Rodarte dove un tramonto di vestiti si è fatto avanti addosso a modelle scalze e leggiadre, dal giallo pallido, all’arancio, al rosa. Le silhouette, le trasparenze, il movimento stesso dei vestiti: tutto gridava rinascita. 

Per le strade 

Attesissimo era anche il ritorno dello street style che in questi giorni ha riacceso le strade di New York. Il calendario interessante della settimana della moda ha permesso agli invitati alle sfilate di vestirsi per l’occasione nei modi più disparati. Fuori dagli show i trend dello street style sono abbastanza definiti: la gonna da uomo, il layering, i colori neutri, i mix di stampe e il tailoring maschile. I fotografi di street style hanno avuto la settimana più impegnata dell’ultimo anno e mezzo ma sono riusciti a ritrarre il vero spirito della fashion week, quello che tanto era mancato nelle ultime edizioni digitali e che incuriosisce gli appassionati.