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One Shot è uno spazio d’espressione a cui devi partecipare

Articolo di

Greta Scarselli

Foto di

Dolce Paranoia

Milano è una città piena. Piena di spunti, piena di stimoli, piena di cose da fare. Talmente tante che alle volte orientarsi è difficile, un po’ come quando devi scegliere il film da guardare e passi ore sul divano a spulciare un trailer dopo l’altro.

È per questo che One Shot ha voluto non tanto colmare uno spazio, ma piuttosto ritagliarselo, raccogliere una nicchia e creare un posto sicuro per tutti coloro che avessero voglia di esprimersi. Da una mostra d’arte, il progetto è diventato un evento polivalente che non ha una precisa definizione perché è unico nel suo genere: non è un festival, non è una serata. Forse il modo più corretto per definirlo è un incontro; un incontro di mille cose e persone, che hanno però in comune la voglia di fare, quella spinta di mettersi in mezzo con le proprie capacità, con l’arte in qualunque sua forma, partecipare. 

«One Shot parte dalla volontà di provare a dare uno spazio ad artisti, creativi, a tutte le community che circolano attorno ai nostri mondi. Volevamo dare uno spazio per creare, esprimersi, collaborare».

Come ci raccontano i fondatori Michele, Martina, Antonio e Gabriel, One Shot nasce da tutt’altro e si chiama così «perché non sapevamo come sarebbe venuto fuori e se avrebbe avuto un seguito, se fosse andata male sarebbe stata una volta e basta». Nel 2021, l’idea primordiale era quella di una semplice mostra in Svizzera che avrebbe dovuto mettere insieme una serie di talentuosi creativi italiani. Per varie complicazioni, però, il progetto non è mai riuscito ed è rimasto in incubazione per un altro anno prima di iniziare a indirizzarsi verso ciò che è oggi e diventare a tutti gli effetti “One Shot”.

«One Shot nasce ufficialmente nel 2022, quando abbiamo parlato di questa idea primordiale a Santeria, che sin dall’inizio ci ha dato fiducia e si è avventurata in questa sfida. Neanche noi sapevamo dove stavamo andando».

Santeria Toscana, locale ormai di riferimento per gli eventi di Milano sud, si è dimostrato il luogo perfetto per accogliere ciò che One Shot voleva essere: un aggregatore di mondi. Arte visiva, club culture, design e fotografia che si incontrano prendendo vita in una notte che accoglie persone senza dividerle. L’evento si distribuisce nell’Atelier del locale, che ospita mostre con un tema ogni volta diverso, nella Hall, caratterizzata dai dj set con la console posizionata in mezzo alla folla, e nel Theater, dove si trovano invece i dj set accompagnati da visual realizzati dal vj in tempo reale. Anche il bagno del Theater è ormai diventato uno spazio compreso nell’esperienza: nell’ultima edizione è lì che Enrico Rassu ha tenuto la sua mostra fotografica.

Non più una semplice esposizione, quindi. O meglio, non solo. Se nella prima edizione sono stati coinvolti 6 DJ, 2 visual artist, 5 graphic artist, 3 3D artist, nella seconda i nomi erano già più che raddoppiati: 8 DJ, 2 visual artist, 22 graphic designer, 25 fotografi, 2 3D artist. C’è un luogo per tutto e per tutti: la musica, le foto, le opere d’arte, altra musica, e poi le parole, che in questa quarta edizione – che si terrà questo sabato 20 gennaioriempiranno il bagno del Theater sotto forma di haiku scritte da autori, poeti e artisti.

E poi c’è un altro aspetto che rende il tutto un viaggio unico a cui difficilmente non vorrai prendere parte: il contesto, la comunicazione, la cura di ciò che lo circonda. Per ognuna delle quattro edizioni, One Shot ha organizzato campagne promozionali tirando in mezzo persone e idee tra le più diverse: dal regalare gratta e vinci per poter ottenere un ingresso, all’annunciare i DJ con delle torte (reali) customizzate.

«La maggior parte delle volte le persone ci scrivono per chiederci se si tratta di oggetti reali oppure se sono fatti con AI o digitalmente. Ma noi realizziamo tutto in real life. Questa volta abbiamo fatto delle bolle di sapone come invito, e quando abbiamo iniziato a distribuirle le persone sono rimaste stupite, credevano non fossero vere».

Connettere, unire, esprimere, è questo ciò che si respira nell’attesa e nel momento, ed è questo che, come conseguenza, permette di vivere esperienze, appunto, one shot. Una volta sola. Raccontare l’anima di One Shot non è infatti semplice, tutto succede nel flusso, categoricamente nella realtà e con una cura maniacale per ogni dettaglio. Apparentemente casuale, ma mai a caso.

«È la risposta della gente che ci spinge a continuare, il senso di community, il fatto che le persone sono felici di creare nuove connessioni. Noi stessi stiamo andando avanti grazie al rafforzamento dei rapporti di coloro che sono stati coinvolti, come con Enrico che si è aggiunto al team, oppure con Andrea Colacicco e The Hills».

Quando ho chiesto a Michele che cosa fosse One Shot, come potessi definirlo esattamente se dovessi continuare la frase “One Shot è…”, non ci ha neanche pensato perché consapevole dell’inesistenza di un termine esatto. «È questo il bello», mi ha detto, «ognuno utilizza un termine diverso e sono tutti sbagliati. Quando la chiamo serata si arrabbiano con me perché l’impegno, il lavoro e l’apporto umano che c’è dietro a tutto ciò non si può ridurre a una serata, a un festival piuttosto, ma neanche. Si tratta di cose differenti».

E le soddisfazioni? «È difficile parlare di soddisfazioni perché siamo ancora all’inizio, però è bello vedere che le persone apprezzano quello che facciamo e come presentiamo i nostri contenuti».

La quarta edizione di One Shot si terrà questo sabato 20 gennaio a Santeria Toscana.