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«Orecchino e collane, come Michael Jordan» Intervista a Zion Williamson

Articolo di

Claudio Pavesi
Foto: Jordan Brand

Quando Zion Williamson è entrato nella stanza della sede Nike e Jordan di Parigi in cui lo abbiamo incontrato, non si poteva non notarlo. Non solo per l’oggettiva mole fisica, ancora più impressionante se vista da vicino, ma più che altro per la personalità: un gigantesco e bianchissimo sorriso taglia costantemente il suo viso, mentre il suo linguaggio del corpo lo rende sempre particolarmente piacevole all’incontro, come se fosse sempre pronto a iniziare una conversazione con una persona che non conosce. Zion ha una giornata piena di incontri, di trasferimenti, di shooting. Oggi la stella dei Pelicans è sballottato a tal punto da essersi dimenticato l’orecchino, un semplice cerchio da mettere al lobo sinistro, in camera d’albergo. Se ne rende conto. Con una genuinità e un sorriso disarmante chiede a un suo amico di andare a prenderlo. Senza volerlo, abbiamo trovato il perfetto gancio per iniziare a conversare.

Foto: Jordan Brand

Dimenticato qualcosa in camera?

«Sì, purtroppo, il mio orecchino. Non è nulla di che, è molto semplice. Non è una questione di valore, più di affezione. Lo porto sempre con me e senza mi sento nudo».

Hai anche diversi bracciali addosso. Ti piacciono particolarmente i gioielli?

«Abbastanza. La verità è che il mio orecchino, così come le mie collane, sono un omaggio a Michael Jordan, che per me è l’individuo più figo del pianeta. Mi ispiro a MJ perché penso che nessuno come lui sia stato in grado di costruirsi uno stile riconoscibile e personale, ha uno swag senza paragoni. Dall’orecchino alla doppia collana. Queste cose le ho prese da lui. Spero un giorno di avere uno stile unico quanto il suo, ma nel frattempo: orecchino a cerchio e doppia collana, come Michael».

Quale miglior modo di iniziare a costruirsi uno stile se non con una signature shoe. Da un annetto a questa parte sei riconosciuto anche per la “tua” calzatura, oltre che per le gesta sul campo.

«È un onore e un privilegio fare quello che ha fatto anche una persona come Micheal Jordan. Non capita spesso che una persona come MJ voglia creare una scarpa a tuo nome, no? Prima di me ci sono stati giocatori come Melo, CP3 e Russell Westbrook che hanno aperto la strada a tutti noi, ci hanno mostrato come si fa. Ora tocca a me e a Luka Dončić, e siamo d’accordo sul fatto che sia un’opportunità incredibile».

Foto: Jordan Brand

Ora sei a New Orleans, una città molto diversa rispetto alle altre in America. Come sta influenzando il tuo stile e il tuo modo di vestire e di vivere?

«C’è tantissima cultura a New Orleans, più storia rispetto a tanti altri posti. Parliamo di un posto frenetico, colorato, ricco di monumenti che rendono il panorama veramente unico. Ha una bellezza davvero particolare perché, nonostante sia un posto davvero unico, ti fa sentire a casa. Sicuramente tutto quel colore e quella storia maggiormente legata all’Europa hanno influenzato il mio modo di vestire».

Non a caso hai una addosso la collaborazione di Jordan con Maison Chateau Rouge. In passato invece hai realizzato una collaborazione con Naruto, diventando il primo atleta a realizzare una collaborazione ufficiale con un anime e manga. Quale altri punti vorresti toccare nelle collaborazioni?

«Mi piacerebbe realizzare qualcosa che racconti il mio Stato d’origine: il South Carolina. Vorrei realizzare qualcosa che sia uno sguardo approfondito nella mia vita, che racconti le esperienze e le città in cui ho vissuto, le palestre in cui ho giocato, e tutto ciò che ha contribuito a fare di me la persona che sono ora. Non voglio dimenticare da dove vengo».

A proposito. Quale credi sia la miglior Jordan di sempre? Quella con cui sei cresciuto?

«Per me è sicuramente la Jordan XI. Non solo per l’estetica, penso che Michael abbia aggiunto molto a quella scarpa con ciò che ha fatto in campo: la stagione da 72 vittorie, le performance ai Playoff, quella nel giorno della festa del papà. Certe cose non si possono inventare».

Se tu potessi collaborare quindi a una scarpa lifestyle, sceglieresti quindi la XI?

«No, in realtà penso mi interesserebbe maggiormente lavorare sulla VI. Credo che si possa fare tanto su quella scarpa. Si possono mischiare i materiali, aggiungere più sezioni, più colori. Magari fare una collaborazione insieme a un artista visuale. Sarebbe divertente».