La particolare storia delle sneakers di Vince Carter

Articolo di

Claudio Pavesi

Dopo 22 anni di NBA, Vince Carter ha deciso di mettere la parola fine a una carriera leggendaria che ha portato un’infinità di ragazzi di diverse generazioni ad appassionarsi al mondo del basket. Vince Carter è stato un giocatore incredibile e un personaggio ancora più fondamentale per quella che ora è la lega sportiva più globale al mondo.

Ex stella del volley, Vince Carter è un giocatore che ha attirato una quantità impressionante di appassionati alla NBA, d’altronde il mix era irresistibile: il suo spettacolare atletismo, le meravigliose maglie anni ’90 dei Toronto Raptors, una franchigia all’epoca derelitta ma esterna al mondo americano, le origini a North Carolina come Michael Jordan e gli highlights creati con Team USA. Vince Carter ha ovviamente messo il suo nome sulla mappa internazionale con lo Slam Dunk Contest del 2000 a Oakland, una performance che ha riscritto gli standard del mondo delle schiacciate. Allo stesso modo, anche la schiacciata su Frédéric Weis, il centro francese di 218 centimetri, la “dunk de la mort”, sarà per sempre un highlight.

Carter è responsabile di statistiche incredibili: è l’unico giocatore ad aver giocato per 22 stagioni in NBA, è il terzo assoluto per partite giocate, è l’unico ad aver giocato in quattro diversi decenni (anni ’90, 2000, ’10 e ’20) e, probabilmente il dato più incredibile, ha giocato come compagno o avversario con il 38% dei giocatori presenti nella storia della NBA, 1704 cestisti dei 4486 che hanno messo piedi su un parquet NBA. Inoltre, i suoi 261 compagni di squadra sono un record mai raggiunto da nessun altro, fino ad oggi.

Carter ha anche una sneakers history veramente particolare, che passa da un brand all’altro, dalla celebrazione di un marchio alla letterale chiusura di un altro, identificando un’era e facendone rivivere un’altra. A Toronto Vince Carter cominciò la sua carriera con PUMA. Il brand tedesco era da poco rinato dopo aver chiuso per bancarotta il dipartimento basket nel 1993, poco dopo aver firmato un altro grande schiacciatore, Cedric Ceballos. PUMA voleva rientrare di prepotenza in NBA e lo fece firmando il rookie più spettacolare con un impressionante contratto da 50 milioni in 10 anni. Vincredible iniziò a giocare indossando le PUMA Cell Mid Origin, un modello in pieno stile anni ’90, con pelle, suede e una tecnologia di ammortizzazione in aria, la PUMA Cell appunto, simile nella sua struttura alla Nike Air.

Successivamente Vince Carter passò a indossare le PUMA Cell VI Mid, una scarpa simile ma ancora più semplice della Cell Mid Origin in quanto il 70% dell’ammortizzazione era solo schiuma plastica. Questa scarpa divenne leggendaria per un’avventura lontana dai campi NBA di Carter: la partita al Rucker Park nell’estate del 1999. Carter stava giocando in un match della Rucker Park Summer League quando chiuse un alley-oop con una windmill portando la fronte oltre i 305 centimetri del ferro, una schiacciata che è considerata la più incredibile di sempre vista alla Rucker Park League. La storia ha ancora più rilievo visto che la partita fu spostata in una palestra del Bronx dopo che un improvviso temporale colpì Harlem e il suo leggendario playground. Nel pubblico di quella partita c’erano anche Ron Artest (aka Metta World Peace), Stephon Marbury e Jay-Z. Fortunatamente il racconto orale di quella giocata, scritto nel 2004 da testimoni, è ancora online.

Ironicamente, Nike ha poi utilizzato questa storia e alcune delle immagini sopracitate per realizzare uno spot con Vince Carter, incentrato sul suo alter ego anni ’70, Dr. Funk.

L’anno successivo sarebbe arrivata la prima signature shoe del brand per VC, la PUMA Vinsanity. La scarpa però era costantemente in ritardo e, quando fu finalmente completata, non soddisfò gli standard della stella dei Raptors. Carter si lamentò dell’estetica prima e del comfort poi, criticando anche la lentezza del brand nel portare avanti il rilascio della scarpa nei negozi. La delusione di Carter fu tale da fargli strappare il contratto con PUMA dopo poco più di un anno, impedendo l’uscita della Vinsanity nei negozi. Mai rilasciata, di questa scarpa abbiamo solo lo spot e le immagini inserite in NBA Live 2000, il videogioco. L’intero contratto PUMA portò infatti solo 6.5 milioni di dollari nelle tasche di Carter (invece dei 50 totali) e ben 14.5 in quelle di PUMA, pagati da Vince stesso per danni all’immagine del brand e clausole legate alla scissione contrattuale. Quei 14.5 milioni (13.5 più 1 in spese legali) furono poi pagati da Nike, successivo sponsor di Vince Carter con cui firmò un contratto da 30 milioni in 6 anni, più il pagamento della suddetta “multa”. Nonostante l’incasso in positivo, PUMA fu colpita duramente da questa decisione e chiuse nuovamente il settore basket.

La firma con Nike però arrivò solo l’estate successiva, prima infatti il numero 15 avrebbe dovuto chiudere la stagione come sneaker free agent. Come citato, il momento più iconico della carriera dell’ormai ex giocatore NBA è lo Slam Dunk Contest del 2000, un momento che rimarrà a imperitura memoria nella storia della pallacanestro. In quell’occasione, come accennato, Carter era ancora tecnicamente free agent e libero di indossare qualsiasi cosa, così scelse AND1 e il suo modello più storico, le Tai Chi Mid. Chi ha giocato a basket in Italia tra fine anni ’90 e inizio 2000 non può non avere indossato le AND1 Tai Chi Mid. Grosse, pesanti per via della tanta pelle, ma estremamente ben fatte, con l’iconico look e l’elemento stabilizzante cromato all’attacco della midsole per dare maggiore stabilità. Le Tai Chi sono il gioiello di AND1, una sneaker che ha permesso a questa azienda, nata nel 1992 e che ha iniziato a produrre scarpe nel 1996, di diventare il secondo marchio tecnico più popolare in NBA dietro a Nike già nel 2000, con giocatori come Stephon Marbury, Larry Hughes, Chauncey Billups, Latrell Sprewell e Kevin Garnett a vestirsi marchiati AND1.

Vince Carter nelle classiche AND1 Tai Chi Mid bianche e rosse allo Slam Dunk Contest 2000.

Per raggiungere questo record, AND1 ha goduto della pubblicità gratuita di Vince Carter. Essendo sneaker free agent dopo la rottura con PUMA, Carter ricevette scarpe da qualsiasi brand per sperimentarle in campo e anche AND1 inviò un paio di Tai Chi Mid a Toronto sperando che VC15 le indossasse. Il resto è leggenda. Alla fine della prestazione, Carter disse a USA Today “mi sentivo come se potessi saltare fino alla luna”. AND1 aveva così una campagna pubblicitaria completa: atleta di punta, immagini spettacolari di schiacciate mai viste prima, copertura mediatica internazionale e slogan, il tutto senza spendere un dollaro. La scarpa divenne immortale e fu celebrata da più di 100 diverse colorazioni.

Anche se non se ne parla molto, Carter indossò nel suo periodo free agent anche adidas, nel dettaglio le adidas KB8 III, parte dell’eredità di Kobe Bryant con il brand tedesco, e le adidas Bromium, modello dimenticato della collezione “Feet You Wear”, quindi con la suola a imitare la forma del piede. Una scarpa che all’epoca veniva indossata anche dal suo compagno di squadra, nonché cugino, Tracy McGrady.

Vince Carter in volo con le adidas Bromium.

Vince Carter finì poi per firmare per Nike, che pagò la scissione del contratto con PUMA. Da lì in poi VC15 portò avanti una lunga relazione con lo Swoosh che si è prolungata fino ad ora, al suo ritiro. La particolarità del legame tra Vincredible e Nike sta nella tecnologia di ammortizzazione scelta, la Shox, che da quel momento in poi sarà sempre legata al suo nome, quantomeno nell’ambito basket.

Carter negli anni disse che firmare per Nike fu una scelta logica e facile anche perché altrove non vedeva la possibilità di avere una signature line a suo nome, inoltrò si innamorò subito di Shox. Nike aveva la tecnologia già pronta addirittura 16 anni prima, nel 1984, ma stava aspettando la persona giusta per lanciare la scarpa nel mondo basket, così come lo sviluppo delle tecnologie giuste per complementarla. Ed ecco arrivare il videogioco umano dei Toronto Raptors e, insieme a lui, il genio di Eric Avar. Vince Carter inizia il suo percorso fatto di highlights, infortuni e mancati Playoffs con il suo modello più iconico, la Nike Shox BB4, che fu una delle protagoniste delle Olimpiadi di Sydney 2000 quando il fenomeno da North Carolina veleggiò oltre il corpo del già citato Frédéric Weis.

Le BB4 fecero storia, per questo a loro seguì la signature line dedicata al giocatore protagonista di questo racconto: la Nike Shox VC. A Natale 2001 uscì il primo modello e così andò avanti per cinque anni. La Shox VC 2 fu sicuramente quella di maggior successo, mentre la Shox VC 4 divenne celebre per essere la scarpa utilizzata durante la trade ai New Jersey Nets e tornò a essere discussa quattordici anni dopo, nel 2018, quando un Carter ormai ai Sacramento Kings utilizzò un modello OG in partita, portando la suola a staccarsi.

In tutti i modelli della signature line vediamo una linea semplice, la tecnologia Shox ben visibile ed elementi estetici in pelle che eravamo soliti trovare anche su alcune delle scarpe più amate dalla nuova stella dei Nets, ovvero la signature line di FILA per Grant Hill e varie edizioni di Converse per Larry Bird e Magic Johnson. Nonostante il successo della linea e alcuni spot pubblicitari leggendari, Nike decise di non proseguire la signature line oltre la Shox VC 5, anche perché aveva deciso di focalizzarsi su un giovane talento dell’Ohio che stava iniziando a prendere piede in NBA, LeBron James.

Dall’anno successivo, senza una signature line, Carter continuò a indossare Nike e a sfruttare la tecnologia Shox. Tra Nike Shox Spotlight, Nike Shox Elite II TB, Nike Shox Gamer (utilizzate anche successivamente, in maglia Memphis) e Nike Shox Vision, la tecnologia debuttata da Carter stesso lo ha accompagnato anche negli anni successivi, nel passaggio tra varie squadre e nella transizione da stella a giocatore di rotazione, non facile per molti da accettare. L’epopea Shox si concluse con le Nike Shox BB Pro, un chiaro omaggio al modello originale che diede origine a tutto, le Shox BB4.

Nonostante l’abbandono della tecnologia Shox, Vincredible continuò a giocare per un altro decennio indossando vari modelli di Nike: Hyperdunk, Hyperposite e altri modelli “generici” dello Swoosh. Carter poi dichiarò che quello 2019-20 sarebbe stato il suo ultimo ballo, e ovviamente Nike non poteva tralasciare l’ultima stagione di un futuro Hall of Famer. Il brand dell’Oregon ha riportato alla luce le Nike Shox BB4 che hanno accompagnato Carter, in varie colorazioni, in tutto il suo ultimo giro di giostra con la maglia degli Atlanta Hawks.

Sarebbe stato più bello vedere Vince Carter uscire di scena alla fine di una stagione completa, tra gli applausi del suo pubblico, e invece dobbiamo accontentarci dell’addio forzato dovuto al COVID-19, senza un vero sentimento di chiusura. Dal punto di vista sneakers, però, non poteva esserci davvero scelta migliore: la Nike Shox BB4 lo ha portato a diventare una stella, non solo una macchina da highlights, così come lo ha accompagnato fuori dal parquet, con una tecnologia e uno stile che si può identificare solo con Vince Carter. E come Carter disse dopo il famoso Slam Dunk Contest, “It’s Over”.

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