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Perché il Napoli fa maglie così brutte?

Articolo di

Andrea Mascia

Chissà. Per il momento sappiamo che – anche quest’anno – la compagine di Aurelio De Laurentiis ci delizierà con moltissimi kit, e noi non vediamo l’ora, non perché vogliamo comprarli, bensì perché vogliamo divertirci a interrogarci su cosa spinge EA7 e il patron del Napoli a fare queste scelte stilistiche.

In primis c’è da dire che il club, già ai tempi di Macron, più nello specifico dalla stagione 2013/2014, aveva proposto più di qualche jersey arlecchinesca: proprio durante quell’annata, infatti, era stata utilizzata una maglietta che vantava un camouflage tricolore mai visto prima, come se quella classica, utilizzata nelle trasferte europee, non fosse già abbastanza too much.

Per rimanere sulla scia degli inglesismi, è come se il Napoli avesse tentato – sin dal principio – di fare quello che gli inglesi definirebbero con il vocabolo disruptive, che però non è diventato null’altro che un tentativo goffo di fare qualcosa di figo. In quegli anni, l’apice del nonsense è stato raggiunto durante la stagione 2014/2015, perché ADL, d’altronde, tra presentazioni circensi con Gökhan Inler e molto altro, ci ha sempre tenuto a farci sapere che alla pazzia e all’appariscenza non ci sono freni. E allora perché non presentare una maglia da trasferta effetto denim? Si tratta forse di un modo per distogliere l’attenzione dagli spropositati branding di Garofalo e Lete che negli anni hanno fatto assomigliare le magliette del Napoli a una jersey consona per una pedalata della Liegi-Bastogne-Liegi? Fatto sta che, in seguito all’interruzione della partnership con Macron, Sir. De Laurentiis non ha trovato in Kappa un fido compagno che avesse voglia o intenzione di eguagliare il livello dei design e dei pattern visti negli anni precedenti – a eccezion fatta della collaborazione con Marcelo Burlon che è riuscita a seguire a ruota la scia inaugurata delle prime squadre europee che hanno iniziato a dialogare con marchi di moda o con noti designer.

Ed ecco qui che entra in gioco l’accordo con EA7 nel periodo post pandemico. Una partnership da €9 milioni annuali che, secondo i piani di De Laurentiis, porterà a un’aumento dell’awareness del proprio marchio: il legame con una realtà conosciuta a livello internazionale non guasta mai, soprattutto se si riesce a trovare in essa una “spalla” pronta ad appoggiare qualsiasi richiesta in termini di design. L’accordo tra le due parti prevede di fatti lo studio della creatività delle divise ufficiali – la produzione e la commercializzazione sono curate esclusivamente dalla società.

Ma cosa è successo in meno di due stagioni di accordo? Il Napoli ha chiuso la scorsa annata con la realizzazione di ben 13 kit (di cui tre versioni raffiguranti il volto di Diego Armando Maradona, che si aggiungono a quella con le ragnatele dedicata ad Halloween e a quattro jersey realizzate esclusivamente per le serate europee) e ha deciso di lavorare ponendosi l’obiettivo di creare un sequel del proprio modus operandi anche nel 2022/2023. In questa stagione abbiamo già potuto vedere una jersey di Halloween caratterizzata da un design raffigurante pipistrelli, una versione natalizia abbellita dalla grafica di una renna (molto probabilmente trovata su Safari digitando “reindeer png” nella barra di ricerca) e ora, come se tre Special Kit non fossero abbastanza, ci prepariamo a vedere una maglietta dedicata alla festa di San Valentino che verrà venduta con tanto di box ispirato a una scatola di cioccolatini. Ah, come se non bastasse, anche le tempistiche di lancio sono totalmente atipiche. La maglia con la renna è stata lanciata circa un mese prima del 25 dicembre, mentre quella di San Valentino approda sul mercato – e sul campo – anch’essa con molto anticipo.

A questo punto, ci domandiamo, di cosa è giusto parlare? Di incompetenza? Di irriverenza e provocazione? Di cattivo gusto? O semplicemente – e banalmente – di un forzato tentativo di accodarsi alla wave di magliette cool che anche i club più piccoli stanno iniziando a realizzare? Il Napoli non sembra avere intenzione di arrestarsi, e la pista apparentemente più logica dice che ADL ha finalmente trovato un modo per fa parlare del suo club: fare cose brutte, estremamente brutte, che vanno in controtendenza con la maggior parte delle novità che si stanno vedendo in questo ambito. “Il gusto dell’orrido”, questo è il titolo che daremmo alla direzione creativa intrapresa dal Napoli e da EA7 se fosse un film: che i brividi di cringe provati dai tifosi partenopei possano essere un segnale che testimonia che tutti, ma proprio tutti vogliono vedere i giocatori della propria squadra indossare un bel kit? E pensate se queste divise in edizione limitata, in vista di una più che probabile vittoria del campionato da parte del Napoli, dovessero diventare dei cimeli per collezionisti.