Fashion

Perché odiamo così tanto lo slip?

Articolo di

Andrea Mascia

Il mondo dell’intimo maschile è costellato da infinite diatribe che vertono su una battaglia che dura da decenni. Slip o boxer? Una domanda in grado di accendere animi pronti a difendere a spada tratta il proprio punto di vista. Questione di comodità? Di estetica? Di una sterile difesa del concetto di virilità? Le risposte potrebbero essere molteplici e infruttuose, eppure, questo discorso invade anche l’ambito dello swimwear. Ci prepariamo per l’estate e nel mentre cerchiamo di capire perché lo slip è spesso così tanto discriminato, soprattutto sulle spiagge.

Banalmente parlando, lo slip è uno di quei prodotti che – a priori – vengono comunemente considerati brutti. Nonostante il termine “brutto”, mai come negli ultimi anni, ha (fortunatamente) subito un cambiamento profondissimo soprattutto nel campo del fashion, gli slippini fanno fatica a scrollarsi di dosso la loro pessima reputazione.

Chi ha tra i 25 e i 30 anni probabilmente ha un ricordo molto oscuro da ricondurre ad essi: i caldi pomeriggi al mare in fila al bar per prendere il gelato vestiti con sandaletti e slip e le innumerevoli foto presenti negli album di famiglia con quella mutanda da bagno ben in mostra; eppure, se i sandali hanno avuto un twist fashion grazie a marchi come Nike ACG e Suicoke, gli slip da bagno ancora no. Forse è proprio questo uno dei motivi per cui c’è ancora una fitta aria di mistero dietro gli slip: ancora nessuno è riuscito a riportarli in auge, nonostante il perpetuo sforzo di Dolce & Gabbana con i suoi fashion show del 2021 e del 2022.

Ed è proprio Dolce & Gabbana che – quantomeno qui in Italia – ha costruito attorno allo slip un immaginario ben preciso grazie alla pubblicità “Light Blue”, risalente a 10 anni fa: lo slip è un “privilegio” che può essere indossato da chi possiede un fisico marmoreo. Sostanzialmente, quindi, lo si indossa solo se si ha un six pack da capogiro o se si hanno meno di dieci anni. Non sembrano esserci vie di mezzo alternative per un prodotto che rischia di rimanere per sempre lontano dal concetto di coolness.

Ed eccoci qui che ci imbattiamo in un’altra sfumatura che ha contribuito a rendere lo slip la pecora nera dei costumi da bagno. Mentre al giorno d’oggi sembrerebbe essersi normalizzata la lunghezza “giusta” del costume da bagno, attorno a inizio 2010 indossare il costume a pinocchietto firmato Quiksilver, Billabong o Hurley era sinonimo di coolness, in quanto si trattava di marchi che producevano abbigliamento sportivo da surf, sport che ha sempre goduto di uno straordinario appeal.

In realtà, quindi, c’è anche da precisare come lo slip nel suo cammino abbia spesso incontrato degli antagonisti duri da sconfiggere, finendo per diventare un meme vivente “grazie” all’attore Sacha Baron Cohen, che ne ha indossato una bizzarra versione, il Mankini, nel film del 2006 conosciuto come Borat: studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan. Quel demenziale mockumentary ha senz’altro contribuito alla trasformazione in meme dello slip, al punto tale che la figura interpretata da Cohen, quella di Borat Margaret Sagdiyev, è diventata a tutti gli effetti un travestimento irriverente indossato anche da personalità come Fedez e Luis Sal.

Infine, un ulteriore motivo in grado di giustificare questo non apprezzamento nei confronti dello slip, va inevitabilmente ricercato nel mondo dello sport: prodotti nati e appartenenti al mondo dello sport, come canotte da basket, jersey da calcio che hanno addirittura definito un trend, e articoli appartenenti al mondo del ciclismo, sono riusciti a guadagnare un risvolto fashion. Gli sport acquatici come nuoto e pallanuoto, da sempre considerati come l’habitat naturale dello slip, non hanno ancora sviluppato una strategia per far confluire questo prodotto all’interno del mondo moda.

Che lo slippino possa un giorno diventare cool non è impossibile: ciò che è certo è che i brand dovranno lavorare in maniera molto attenta affinché questo accada. Il gusto del “brutto” – come dimostra il caso Birkenstock – non ha limiti. Tra qualche anno saremo pronti a vedere lo slip su tutte le passerelle, non solo su quelle di Dolce & Gabbana.