Fashion

Perché tutti vogliono “collaborare” con Jean-Michel Basquiat?

Articolo di

Leonardo Brini

Il lancio della campagna “About Love” firmata da Tiffany & Co. ha centrato l’obiettivo, riscuotendo un incredibile successo mediatico anche (e soprattutto) grazie alla scelta dei due protagonisti d’eccezione Beyoncé e Jay-Z. Nonostante il pubblico abbia apprezzato all’unanimità il fatto che il leggendario “Tiffany Diamond” fosse indossato per la prima volta da una donna di colore, non sono mancate le polemiche riguardanti un altro dettaglio degli scatti promozionali: l’uso del quadro “Equal Pi” di Jean-Michel Basquiat come semplice sfondo. Infatti, la scelta di inserire un’opera dell’artista americano non è andata giù a parecchie persone, che si sono chieste se fosse stata dettata da un semplice motivo cromatico (lo sfondo del quadro è colorato del classico “blu Tiffany”) o per un sempre più diffuso senso di politicamente corretto. Anche se il vero motivo di questa decisione non lo sapremo mai, il confine tra tributo e marketing si sta assottigliando sempre di più, soprattutto per quanto riguarda le opere di Basquiat che negli ultimi anni sono comparse nelle collezioni dei brand più disparati, e sugli accessori più inaspettati, dalle borracce alle candele.

Quindi perché il tribunale popolare ha deciso di insorgere proprio ora? 

Jean-Michel Basquiat è stato uno dei primi artisti di colore a raggiungere la fama internazionale nell’ambiente elitario (e quasi esclusivamente riservato ai bianchi) dell’arte: nonostante l’ostilità di gran parte della critica e le difficoltà causate dal colore della sua pelle, il pittore riuscì a portare alla ribalta il movimento del graffitismo. Comunicando con il suo stile unico, l’artista attirò l’attenzione del settore poiché era in grado, in maniera più o meno esplicita, di caricare le sue opere di denunce riguardanti il capitalismo e le condizioni di povertà e razzismo che la popolazione nera era costretta a subire. Anche se negli anni ’80 Basquiat non fu compreso e accettato da tutti, egli divenne comunque una vera e propria celebrità, osannata come uno dei più grandi artisti contemporanei. 

Dopo più di trent’anni dalla sua morte e numerose retrospettive a lui dedicate, l’importanza di Jean-Michel nella storia dell’arte è universalmente riconosciuta e la sua figura, così come le sue opere, è diventata il simbolo della lotta per l’emancipazione della comunità nera. 

Anche se il suo stile non è facilmente apprezzabile ed è stato spesso definito “infantile”, sembra che tanti marchi si siano interessati comunque alla sua produzione. L’utilizzo di opere d’arte nell’ambito fashion e lifestyle è cosa comune da sempre, basti pensare ai quadri di Caravaggio utilizzati da Virgil Abloh per Off-White o alla Venere di Botticelli diventata uno dei simboli di Stüssy, ma il caso di Basquiat non ha eguali. Magliette, scarpe, calzini, ma anche occhiali, carte da gioco e cover per il telefono: qualsiasi oggetto voi stiate cercando, sicuramente potrete trovarne una versione completamente rivestita dalle opere di Jean-Michel. E mentre i fan sono contenti di potersi circondare di repliche dei suoi quadri, ha davvero senso customizzare prodotti (e non semplici souvenir da museo) che nulla hanno a che fare con la vita o le tematiche dell’artista? E fino a che punto questi oggetti risultano coerenti con la figura del pittore e sono creati per diffondere i messaggi che lui voleva comunicare? 

Utilizzare dipinti di Basquiat sembra ormai essere diventato un nuovo metodo per pulirsi la coscienza e mostrarsi socialmente attivi e impegnati. Nella maggior parte dei casi queste “collaborazioni” servono a “celebrare il lavoro e i valori di Basquiat”, come dichiarato dal direttore creativo di Coach Stuart Vevers. Ma utilizzare il disegno della corona dorata, oggi simbolo pop che identifica l’artista, o il dinosauro stilizzato per decorare una borsa è davvero una presa di posizione o una semplice strategia per vendere qualche capo in più? 

Mentre alcuni di questi “tributi” risultano più coerenti e onesti, come la linea di camicie di Comme des Garçons Shirt, poiché legati alla vita dell’artista (Basquiat sfilò infatti per il marchio di Rei Kawakubo in occasione della collezione Primavera/Estate 1987), il continuo utilizzo delle opere di Jean-Michel ha fatto sì che quasi perdessero di significato. Sia il loro valore a livello artistico sia il loro peso storico e di concetto sono stati infatti sminuiti e i quadri ridotti a grafiche qualsiasi, tanto che la gente le riconosce spesso come niente più che un elemento decorativo.

Dall’altra parte, però, se anche solamente una persona, dopo aver visto uno di questi prodotti, ha deciso di andare a informarsi sulla vita e sul vero significato delle opere di Basquiat, allora non è stato tutto vano. Nonostante le infinite critiche che si possono muovere al modo in cui le opere d’arte vengano “sfruttate” da grandi e piccoli marchi e all’aura elitaria che il mondo dell’arte sembra avere ancora oggi, avvicinare i giovani ai musei e far conoscere al pubblico i grandi creativi della storia è senza dubbio un atto nobile. Poi, come dichiarato da persone che Basquiat l’hanno conosciuto davvero, il suo unico obiettivo fin da bambino era quello di diventare famoso: non sapremo mai se Jean Michel sarebbe contento di vedere una sua opera dentro a una gioielleria sulla 5th Avenue, ma sicuramente ha raggiunto l’obiettivo.