Punk tra borchie e ribellione

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Redazione

S_Research  è la categoria di sampleness dedicata alla ricerca stile del passato e del presente. Ogni settimana la collaborazione tra S_ e The Spot  garantisce temi e argomentazioni di grande rilievo per quanto riguarda il mondo della moda, del design e dell’arte. Si indaga su nozioni che spesso consideriamo conosciute a 360 gradi, ma in verità di volta in volta vengono alla luce delle tips che nessuno si sarebbe mai immaginato. Questa settimana parliamo del Punk e di come è nato questo movimento.

Il punk come lo conosciamo al giorno d’oggi ebbe origine a New York tra gli anni ‘60 e ’70, e successivamente trovò terreno fertile nel Regno Unito. Il movimento nasce come strettamente legato al mondo della musica, da cui deriva appunto il nome, slang sfruttato per descrivere i musicisti “da garage”, cioè ragazzi giovani ed inesperti, senza alcun tipo di background musicale.

Erano grezzi, crudi, sfacciati, violenti e spesso anche fortemente coinvolti in questioni politiche.

La scena punk inglese dava voce alla voglia di cambiamento di parte della gioventù, la quale si opponeva con forza ai meccanismi tecnocratici che avevano portato l’economia britannica ad una situazione a dir poco disastrosa. Il lavoro non c’era, i soldi neppure, pensare ad un futuro diverso diventava difficile. La condizione dei giovani punk, spesso disoccupati ed inattivi dal punto di vista sociale, permise di trasformare il movimento in un vero e proprio stile di vita. L’influenza punk finiva per tangere gli aspetti più vari della vita dei ragazzi, ed è proprio in questo contesto che venne data grande attenzione alla moda ed all’aspetto estetico.

I negozi diventano punti di ritrovo, incubatori delle caratteristiche più peculiari della sottocultura punk. Indubbiamente il più famoso e simbolico fu SEX, aperto da Malcom McClaren, fondatore dei Sex Pistols, e dalla leggendaria Vivienne Westwood, i quali proponevano capi insoliti, strappati, borchiati, articoli sadomaso e curiosità di ogni tipo. Il look punk era rappresentato da ciò che non veniva regolarmente indossato, come una rincorsa al differenziarsi, quindi pantaloni e giacche in pelle, spille, lucchetti, collari, svastiche, pettinature scomposte e colorate e tutto ciò che potesse risultare provocatorio e appariscente al normale cittadino inglese. Il vestiario, i piercing e i tatuaggi, e gli accessori in generale, erano volutamente esagerati anche per ribadire il loro disgusto verso la società che li circondava. Sono tanti, negli anni successivi, gli stilisti che hanno voluto portare il punk nelle loro collezioni.

A distanza di più di 20 anni il fascino di questa cultura e la sua influenza rimane palpabile. Nonostante fosse un movimento di denuncia e di rifiuto del capitalismo, le idee dei giovani punk diventano un’incredibile fonte di ispirazione per alcuni grandissimi fashion designers.

E’ inoltre curioso come fu proprio Westwood a portare per la prima volta questo look sulla passerelle, a Londra, nel 1981, nella sua collezione chiamata Pirate. E’ altrettanto curioso come i modelli scelti fossero facessero del punk il proprio stile di vita, portando così di fronte a fotografi e giornalisti, uno spaccato della frizzante realtà giovanile londinese. Inoltre, dal punto di vista tecnico, Vivienne decise di perseguire una riproposizione di articoli appartenenti al passato, all’800, rielaborandoli a dovere, creando un unico connubio tra moda passata e futura.

 

Il vibe punk esce comunque dai territori della Regina, e arriva in Italia con il mitico Gianni Versace.

Alcune delle sue collezioni più memorabili, nelle quali l’influenza british è estremamente chiara, sono: Pop (1991), Bondage (1992) e Punk (1994). In Bondage, Gianni, rivisita alcuni capi sadomaso, quindi l’uso di pelle, borchie e collari è incredibile e ripetuto, una immersione di un mondo spesso ripudiato nell’ideale di lusso che solo Versace all’epoca sapeva dare.

Nella sua collezione del ’94, l’idea di punk viene costruita su un immaginario assolutamente più glamour, quindi non una visione cruda e diretta dei paradigmi del movimento, bensì una totale reinvenzione.

Il punk ha rappresentato un’importantissima svolta, nella gioventù e nella vita di tanti ragazzi, ma anche nel mondo della moda. Le caratteristiche estreme, il ripudio verso il sistema e il desiderio di essere unici hanno ispirato diverse generazioni di designer e appassionati da tutto il mondo, e ancora al giorno d’oggi, una fonte di ispirazione che sembra non conoscere fine.

 

Scritto da:

Alessio Pomioli

William Mecheri

Nicolò Leggi

Anthony Eleuteri

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