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Pusha T, Pharrell Williams e Justin Timberlake: chi c’è dietro l’iconico “I’m lovin’ it” di McDonald’s?

Articolo di

Matilde Manara

Che tu sia un fedele seguace del Crispy McBacon o un sostenitore del Chicken Burger, il mitico “Ba-da-ba-ba-ba I’m lovin’ it” di McDonald’s rimane uno di quei ritornelli universali che noi, figli degli anni ’90, portiamo nel cuore. Ma chi ha scritto il jingle che dal 2003 a questa parte accompagna i nostri pranzi?

Da diversi anni ci si interroga sull’enorme alone di mistero che circonda la paternità dell’iconico slogan di McDonald’s “I’m lovin’ it”, e i protagonisti di questa storia – non lo direste mai – sono soprattutto i rapper.

A spartirsi i crediti di questa invenzione ci sono infatti un’azienda tedesca, Pharrell Williams, Justin Timberlake, Mr. McDonald’s in persona e, come confermato a Rolling Stone dal suo stesso manager pochi giorni fa, anche Pusha T.

La campagna pubblicitaria

Tutto inizia 17 anni fa, nel 2003. Le azioni di McDonald’s stavano crollando a picco e all’azienda, per salvarsi, serviva un vero e proprio miracolo commerciale. Il consiglio d’amministrazione della catena decide quindi di puntare tutto su una mega campagna pubblicitaria, in grado di risollevare l’immagine dell’intera società.

Dopo aver tenuto una riunione con ben 14 agenzie diverse, a vincere l’appalto è una compagnia tedesca, grazie a un progetto chiamato proprio “I’m lovin’ it”, già impostato sulla tag line (I’m lovin’ it) e sulle cinque sillabe della canzoncina (ba-da-ba-ba-ba).

McDonald’s compra il progetto e lo affida a Butch Steward, un genio dei jingle, che, assieme al figlio, mette in musica quanto già ideato dall’azienda germanica. Nonostante tutto il lavoro e una canzone pronta, qualcosa ancora non convince, ed è a questo punto che la catena di fast food si rende protagonista di una delle più grandi azioni di marketing degli ultimi 20 anni.

Pharrell Williams e Justin Timberlake

L’azienda voleva che lo slogan diventasse una vera e propria bandiera, ma per farlo aveva bisogno di una star globale, amata da tutti, a cui legarsi. McDonald’s quindi, dopo aver affidato la rivisitazione e la stesura del testo a niente meno che Pharrell Williams, assume Justin Timberlake che, per 6 milioni di dollari, registra il singolo.

Secondo il contratto, la traccia pop doveva essere incentrata sulle parole “I’m lovin’ it”, ma – e qui arriva la parte difficile – doveva sembrare un normale singolo di Timberlake, senza rivelare in alcun modo la connessione con McDonald’s, almeno fino a quando il pezzo non fosse arrivato con successo alle radio, facendo quindi capolino nella quotidianità di ogni casa.

Nel 2003 esce “I’m lovin’ it”. Timberlake la canta a tutte le date del suo tour, il singolo viene trasmesso come se fosse una sua canzone originale, fino ad arrivare in “Top 10 America” come una delle canzoni più amate degli Stati Uniti. Ogni cosa procede secondo i piani e un mese dopo l’uscita della traccia, quando tutti avevano preso familiarità con quei suoni, McDonald’s tiene una conferenza stampa e annuncia l’inizio della prima campagna globale.

Pusha T

Ma a questo punto, appena prima del lancio pubblicitario, “I’m lovin’ it” palesa un difetto: la canzone è troppo pop per il pubblico di maggioranza di McDonald’s, gli adolescenti, da anni immersi nell’hip hop, serve quindi un taglio più street. Fa così il suo ingresso nel progetto Pusha T.

Pharrell presenta King Push ai rappresentati di McDonald’s, che lo scelgono per cantare su quella che sarebbe diventata la pubblicità più famosa del mondo. Pusha T scrive e canta anche una strofa, totalmente dedicata all’insormontabile Big Mac, che va in onda insieme all’intero spot.

“I’m lovin’ it” nel 2020

Nel corso degli anni, tutti gli artisti coinvolti hanno rilasciato dichiarazioni in merito alla vicenda e se Justin Timberlake si definisce pentito, triste per averci messo troppo di sé in un progetto che in realtà non gli apparteneva, anche Pusha ha qualche rimpianto. In un’intervista, il rapper ha infatti rivelato di aver ottenuto solo 500.000$ per quello spot, senza nessuna percentuale sulle royalties, ovvero una quota sui guadagni futuri che “I’m lovin’ it” avrebbe generato.

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