Rihanna parla del suo nuovo album, di Trump e di quella volta al Super Bowl

Articolo di

Matilde Manara

Queen Riri sta per tornare? Sembrerebbe proprio di sì.

Rihanna, nonostante la prolungata assenza dal mondo della musica, non ha mai perso il posto che le spetta di diritto nel cuore di milioni di fan in tutto il pianeta.
Il suo ritorno, più volte annunciato dai media e mai concretizzato, ora è stato confermato dalla stessa artista che, intervistata da Vogue, ha raccontato dei futuri progetti musicali, ma non solo.

Il nuovo album

Riri ha infatti dichiarato di essere al lavoro su un nuovo album, di cui ha già iniziato le registrazioni. Il disco, da lei definito reggae-inspired or reggae-infuse, verterà per l’appunto su sonorità piuttosto distanti dal pop o dal rap, presentando una versione della cantante fino ad ora mai pienamente espressa.

Perché proprio il reggae, e perché proprio a questo punto della sua carriera? Rihanna risponde spiegando che in realtà questo genere le appartiene, fa parte di lei e in un certo senso c’è sempre stato.

È nel mio sangue. Non importa quanto sono lontana o per quanto tempo mi distanzio da quella cultura e dall’ambiente in cui sono cresciuta, non se ne va mai. È sempre intenso.

Rihanna a Vogue

La storia del Super Bowl

Riri non ha parlato solo di musica, ma anche colto l’occasione per raccontare la vera storia del Super Bowl.
La cantante, che lo scorso anno ha rifiutato l’invito a esibirsi in occasione della famosissima finale sportiva, ha confermato le voci che attribuivano questa decisione a questioni di origine morale.
La proposta è stata declinata come segno di solidarietà verso la causa di Colin Kaepernick, il giocatore dell’NFL che dopo aver ignorato l’inno nazionale durante una partita, dichiarò di non essere intenzionato a onorare un paese in cui la minoranza nera era ancora oppressa.

Il disaccordo con Trump

Nel corso dell’intervista, Fenty non si è risparmiata neanche riguardo un altro argomento piuttosto delicato: Trump.
L’artista si è definita in totale disaccordo rispetto al libero acquisto delle armi, aggiungendo che se Trump pensa che l’elevato numero di omicidi e sparatorie che avvengono negli Stati Uniti sia legato all’instabilità mentale di alcuni civili, piuttosto che alla facilità con cui si può reperire un’arma, allora probabilmente il più malato di mente in tutto il paese è proprio il Presidente.

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