Le rivolte negli Stati Uniti hanno preso di mira numerosi negozi

Articolo di

Edoardo Cavrini

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Ben Pope

La rabbia dei manifestanti di Minneapolis causata dalla tragica e ingiusta morte di George Floyd, inizialmente sfociata nell’incendio della stazione di polizia della città, si è diffusa a macchia d’olio in altre metropoli degli Stati Uniti, come Jacksonville, Los Angeles, New York, Boston, Miami e Chicago.

Guidati dall’ira, i rivoltosi hanno distrutto e saccheggiato anche numerosi negozi, come quelli di Nike o adidas, gli stessi brand che sui social hanno fatto sentire la loro voce contro il razzismo. Altre vittime di questi atti vandalici sono state le boutique di marchi come Louis Vuitton o Supreme che, assieme a sneaker stores del calibro di Flight Club, Sole Classics e Round Two, si sono visti svuotare le proprie vetrine.

Oltre allo sdegno dei clienti, i quali ancora non sanno se verrà loro rimborsato il valore dei capi lasciati in consignement, si aggiunge quello dei negozianti, in questo caso vittime inermi di tutta questa violenza.

Don C si è espresso riguardo questa delicata situazione, giudicando i manifestanti che hanno scelto di rispondere alla violenza con altra violenza.

Se saccheggiare i negozi cancella il dolore alle persone, a me va bene.
Se invece state solamente approfittando di questa protesta, le vostre azioni sono comparabili a quelle di chi commette un omicidio colposo di 3° grado.

Don C

E anche Sean Wotherspoon, dopo aver mostrato con amarezza il suo negozio completamente distrutto, ha voluto commentare la situazione attraverso un post su Instagram, sostenendo con le sua parole la comunità nera.