La rivoluzione estetica del Bordeaux merita attenzione

Articolo di

Claudio Pavesi

Per anni il Bordeaux è stato tradizionalista, legato al proprio logo, al proprio sponsor tecnico PUMA e a una visione molto locale. Nonostante una stagione non entusiasmante, conclusa al dodicesimo posto della Ligue 1, il team francese sta per cambiare tutto, come sta diventando comune proprio in Ligue 1, un campionato che ha appena rinnovato il proprio logo, seguito da diverse squadre come il Reims.

Il rebrand del Bordeaux è partito nel 2018, quando la squadra è stata acquistata dagli americani che hanno poi messo alla guida del team Frédéric Longuépée, un ex ginnasta alle Olimpiadi di Seoul 1988 passato poi a capo della Federazione Francese di Tennis e del PSG. Con un curriculum del genere, il nuovo numero uno del Bordeaux avrebbe sicuramente portato grandi cambiamenti, e così sta succedendo. La stagione 2020-21 sarà la più “diversa” dell’ultimo ventennio, quantomeno dal punto di vista estetico.

In primis, la società ha pensato all’elemento più importante, la ristrutturazione del proprio logo per la prima volta dal 1993. Precedentemente trovavamo elementi molto incentrati sull’ambito locale come la sigla FCGB, l’icona delle tre lune crescenti (simbolo del porto) incrociate all’interno della stessa e la scritta “Girondins” come elemento testuale principale. Tutto ciò è sparito, decidendo quindi di semplificare il badge, così come si è deciso di limitare la scritta “Girondins” e di focalizzarsi su “Bordeaux”, così come su 1881 (anche se il calcio fu introdotto nel club polisportivo solo nel 1910), la data di origine che lo rende uno dei team più storici di Francia. La scelta è logica: è necessario far crescere l’appeal internazionale e per farlo bisogna utilizzare il nome “Bordeaux”, la regione del vino per eccellenza.

La maglia del Bordeaux firmata adidas del 1983-84, a fianco di Maradona.

La regione sarà infatti uno dei focus principali del rebrand. Non solo il gruppo guidato da Longuépée vuole utilizzare la fama della regione per avvicinare nuovi fan (come la AS Roma ha sostituito ASR nel proprio logo con la scritta “ROMA”), ma tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di stringere sempre nuovi legami con attività della zona e club locali per ampliare attivazioni commerciali, creare una base solida di tifosi e accrescere l’apporto di talenti al settore giovanile. L’obiettivo finale però è ovviamente il mercato internazionale, specialmente quello americano e cinese, affascinati dai panorami della Nouvelle-Aquitaine e le sue bottiglie di rosso. Non a caso, anche lo store online è stato completamente rifatto.

Dopo il logo e l’identità geografica, tocca alla maglia subire una rivoluzione. Dopo 17 anni di PUMA, il Bordeaux ha deciso di puntare su un altro brand tedesco, adidas, a cui era già stato legato due volte in passato, dal 1999 al 2003 e soprattutto negli anni ’80, periodo in cui vinse tre titoli nazionali nel 1984, 1985 e 1987. Le due parti hanno firmato un contratto quinquennale, una sorta di standard di adidas avallato anche da Celtic di Glasgow e Leeds United, dal valore di 1 milione di euro annui a cui vanno aggiunti ingenti bonus per il raggiungimento di alcuni traguardi legati ai risultati sul campo e nella vendita del merchandising. La squadra che ha casa al Matmut-Atlantique diventa quindi la terza firmata adidas in Ligue 1 dopo Lione e RC Strasbourg con un accordo commerciale che va ad aggiungersi a quello del main sponsor, firmato nemmeno un anno fa con Bistro Regent: 5.6 milioni di euro annui fino al 2023.

Parlando puramente di estetica, le maglie del Girondins sono particolari. La divisa away, soprattutto, è incredibilmente pulita e delicata rispetto al passato, priva del tradizionale pattern a “V” sul petto o sull’addome, resa particolarmente elegante dal dettaglio rosso, Bordeaux appunto, come il vino, e oro sulle maniche. Anche il logo in questo caso viene virato in oro. La maglia casalinga è più classica, con la tipica “V” in bianco su base blu scuro, il tutto arricchito da una trama a “graffi” tono su tono. Al Bordeaux è stato riservato anche un colletto “standard”, molto più vicino a quello del Bayern Monaco rispetto a quello col tocco vintage di Lione e Real Madrid. Entrambe le maglie includono la data “1881”, già citato anno della fondazione, sul retro del colletto, per i motivi indicati nei paragrafi precedenti.

Il Bordeaux sta cambiando e continuerà a cambiare grazie a un progetto ambizioso e a lungo termine che momentaneamente sta procedendo senza il minimo intoppo. Se a breve dovessero arrivare anche i risultati sul campo, il Girondins diventerà un esempio da seguire a livello globale, non solo nel calcio.

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