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Sapete chi ha inventato la cerniera Zip?

Articolo di

Alberto Bonazzi
Immagine dalla mostra No Name Design

Provate ad immaginare cosa succederebbe se vi chiedessimo di dirci quali oggetti vi vengono in mente pensando alla parola “design”. Alcuni potrebbero precipitosamente iniziare ad elencare i celebri prodotti dei più noti designer e di alcune archistar, altri affermerebbero con convinzione “l’ultimo iPhone è un vero esempio di product design ben riuscito!”, mentre altri ancora immaginerebbero il feed di una delle innumerevoli pagine aesthetic-inspirational che popolano i social. Che la risposta possa essere ricondotta ad una di queste o meno, in ogni caso sarebbe singolare rispondere con la parola “anonimo”. Ma cosa lega queste due parole, design e anonimo? Il loro legame nasconde molto più di quello che si possa credere. Si tratta di un capitolo del design che ha molto da raccontare e che ci riguarda quotidianamente.

Era il 1972 quando sul 27° numero di Ottagono, storico periodico di architettura e design, Bruno Munari pubblicava un articolo in cui decideva di assegnare ad alcuni oggetti un premio da lui appena inventato: il Compasso d’Oro ad Ignoti. Ripetendosi poi nel 1975, aumenta il numero degli oggetti insigniti di questo premio che, ironicamente, rimanda al prestigioso Compasso d’Oro dell’ADI. Munari sceglie di premiare quegli oggetti da lui reputati perfetti e che condividono la caratteristica di non essere firmati, ovvero di non essere ricondotti a nessun nome importante che ne possa influenzare il successo. Insomma, stava premiando degli oggetti anonimi. A questo punto vi domanderete: cosa sono realmente questi oggetti anonimi? Cerchiamo di capirlo direttamente dalle sue parole, che li dipingono così: “Sono oggetti di uso quotidiano nelle case e nei posti di lavoro e la gente li compra perché non seguono le mode, non hanno problemi di simboli di classe, sono oggetti progettati e non importa da chi. Questo è il vero design”. Il leggìo a tre piedi, il lucchetto per serrande, la sedia a sdraio da spiaggia, la scatola del latte. Sono questi alcuni degli oggetti approfonditamente analizzati e raccontati da Munari in quegli anni e che oggi sono raccolti in uno dei suoi libri più letti, intitolato “Da cosa nasce cosa”.

Immagine di alcuni oggetti premiati con il Compasso d’oro ad ignoti

Prima di passare operativamente a qualche esempio, cerchiamo di dare ancora alcune coordinate di massima che non possano dare spazio ad equivoci. Al design anonimo si riconducono tutti quei prodotti dei quali, per un motivo o per un altro, ne ignoriamo il progettista o l’azienda produttrice. Ciò, ovviamente, non significa che siano senza autore, ma può accadere che tali informazioni non arrivino al consumatore perché andate perse nel tempo o non fondamentali per determinarne il successo sul mercato. Non potete immaginare quanto siano largamente diffusi nella nostra quotidianità, tanto che se iniziate a pensarci, vi accorgerete che sono proprio quegli oggetti di cui non potreste mai farne a meno, come la cerniera Zip, i Post-It oppure la penna Bic. La loro principale virtù è di essere estremamente funzionali, utili a svolgere il compito per cui sono stati creati, facili da reperire e adatti alle tasche di tutti. Questo, insieme al fatto di radicarsi nel patrimonio culturale di un paese, li rende intramontabili, mettendo sempre più in difficoltà i nuovi designer che tentano di insediarsi nelle loro aree di competenza.

Isolati dagli effimeri capricci delle mode, questi oggetti hanno anche affrontato, senza versare una goccia di sudore, gli ultimi decenni del 1900, durante i quali la tendenza all’eccesso di firma nel design, che oggi sembra essere diminuita, cercava in tutti i modi di vendere gli oggetti più improbabili solo perché disegnati dal famoso designer di turno. Questa tendenza possiamo paragonarla alla logomania nel mondo della moda, dove quello che conta è la firma del brand in bella vista sul petto. Con il passare del tempo poi, il design anonimo è stato protagonista di numerose mostre come “Humble masterpieces”, tenutasi nel 2004 al MoMA di New York, “Super Normal”, mostra curata da Jasper Morrison insieme a Naoto Fukasawa nel 2006, e le italiane “No name design” presso la Triennale di Milano nel 2014 e “100×100 Achille” inaugurata nel 2018 dalla Fondazione Castiglioni.

Immagine dalla mostra 100×100 Achille

Passiamo ora alla selezione di oggetti anonimi che abbiamo raccolto.

Il primo esempio è la lampada da garage, proprio uno degli oggetti premiati da Munari, di cui non si sa né a chi appartenga il brevetto, né in quale anno sia stata prodotta per la prima volta. Quello che sappiamo per certo, riguarda la sua versatilità e la sua incredibile diffusione. Senza alcuna pretesa estetica questa lampada è costituita dai soli elementi veramente necessari: lo schermo metallico che può riparare gli occhi, un gancio per appenderla ovunque e la texture del manico che migliora l’impugnatura. É così essenziale che molte persone hanno scelto di utilizzarla come vera e propria lampada, magari da esterno per una terrazza o anche nelle camere dei bambini, così da poterla spostare all’occorrenza.

Può sembrare contraddittorio, ma esiste anche una categoria di oggetti anonimi che sono nati dalle idee di grandi designer. È il caso di un semplice interruttore rompitratta che probabilmente avete visto o avete addirittura usato. Tutto questo senza sapere che è stato progettato da Achille Castiglioni nel 1968. È ancora più interessante sapere che proprio questo piccolo capolavoro, tra tutti i suoi grandi progetti, è stato quello di cui andò più fiero, poiché gli permise di dire di essere veramente entrato nelle case di tutti.

Dietro gli oggetti anonimi talvolta si nascondo anche degli artisti. Avete capito bene, dei veri e propri artisti come l’avanguardista Fortunato Depero che, nel 1932 per Campari, dopo essere diventato uno dei primi art director di un brand nella storia, inventò l’iconica bottiglia del Campari Soda. Nasceva così il primo aperitivo monodose, venduto in un packaging senza etichetta e dall’estetica futurista. Un prodotto che da subito divenne il simbolo dell’aperitivo italiano e che ancora oggi vediamo tra gli scaffali del supermercato.

Funzionalità, vasta diffusione e protagonista della quotidianità. Guardando al presente, ciò che meglio risponde a tali caratteristiche è senza dubbio la mascherina chirurgica. Si tratta di un oggetto che è entrato all’improvviso nelle nostre vite e si è affermato come dispositivo essenziale per garantire la salute individuale e collettiva, tanto da essere considerato da molti come un vero e proprio accessorio. Riflettendo su questo esempio, possiamo comprendere al meglio l’importanza degli oggetti anonimi, poiché capaci di divenire una costante nelle nostre giornate.

Nonostante questo rimanga solo un assaggio di tutto quello che orbita attorno al design anonimo, abbiamo visto come la nostra vita sia densamente popolata di questi oggetti e di come spesso non ne siamo nemmeno a conoscenza. Passano quasi sempre inosservati, non perché percepiti come banali, ma perché così ben progettati da non creare problemi, sembrano quasi marginali. La verità è che siamo noi a non accorgerci di quanto ci rendano la vita più facile, concentrandoci piuttosto nel soddisfare i bisogni rinnovati ciclicamente dalle tendenze e dalle mode.