Sneakers

@sbdunkhistory è il museo digitale delle Nike Dunk SB

Articolo di

Marco Rizzi

Tra i molti trend che hanno caratterizzato il 2020 l’enorme hype attorno alle Nike Dunk, nello specifico le SB, è stato quello analizzato con più attenzione, con lunghi discorsi che ponevano a contrasto la tradizione ventennale della linea allo strapotere odierno di influencer di varia caratura. La rapidità con cui le Dunk SB sono passate dall’essere scarpe dimenticate sugli scaffali polverosi degli outlet a oggetto di desiderio di ogni sneakerhead non ha precedenti e, con o senza il contributo di Travis Scott, il lavoro svolto da Nike nel 2020 con la sua linea Skateboarding è stato molto apprezzato dal pubblico.

Uno dei principali punti di forza di Nike SB è da sempre la capacità di raccontare storie attraverso le sue sneakers, con riferimenti più o meno oscuri che spaziano da elementi della pop culture a inside jokes propri della scena skate. Proprio lo storytelling è uno degli elementi preferiti dagli appassionati di Dunk SB più old school, che spesso negli ultimi diciotto mesi si sono trovati ad accusare di superficialità chi si è avvicinato al mondo Dunk soltanto recentemente, apprezzando i diversi modelli più per l’hype momentaneo che per il loro ruolo nella storia della sneaker culture.

Durante il primo lockdown è apparso su instagram @sbdunkhistory, un profilo-archivio che racconta la storia delle più belle Dunk SB degli ultimi vent’anni attraverso schede molto dettagliate, impaginate con un look pulito a metà tra All Gone e il catalogo di una rispettabile casa d’aste. Forse inaspettatamente, dietro a questo progetto ci sono Emanuele e Riccardo, due giovanissimi ragazzi del nord-est italiano, che con impegno raccolgono informazioni sulle varie release e confezionano i post che vengono pubblicati sulla pagina. In pochi mesi, oltre a molti follower e un ottimo livello d’interazione, @sbdunkhistory ha saputo guadagnarsi anche il rispetto di molti collezionisti di lunga data, un attestato importante per una pagina che non è soltanto una gallery di belle foto di scarpe, ma anche un’importante fonte d’informazioni per chi ha voglia di imparare qualcosa in più.

Abbiamo voluto parlare di @sbdunkhistory proprio con Emanuele e Riccardo, che hanno risposto a qualche domanda sul loro lavoro.

Emanuele Arca e Riccardo Romani, il team di @sbdunkhistory

Per prima cosa vi chiederei di presentarvi brevemente. Da chi è composto il team di @sbdunkhistory?

Ciao a tutti, noi siamo il team di SBDunkhistory, formato da due ragazzi legati dalla passione per le sneakers ma su due lati diversi del game. Il progetto ha avuto inizio da Emanuele Arca, studente di Udine, durante la quarantena, cercando ispirazione per trovare un punto di congiunzione che unisse le sue passioni (storia e sneakers) in un unico concept. Successivamente, attraverso il passaparola ha conosciuto Riccardo.
Ecco quindi il secondo membro: è Riccardo Romani, fotografo e grafico di 23 anni di Verona, appassionato del mondo sneakers con il quale ha potuto fondere il suo lavoro nell’iniziativa.
Nella pagina Emanuele svolge il ruolo di ricerca e scrittura degli articoli, mentre Riccardo si occupa dell’immagine.

Qual è il processo con cui preparate i post che vengono pubblicati sulla pagina?

Prima di tutto selezioniamo la Dunk di cui parlare, in seguito iniziamo la ricerca delle foto, che spesso ricopre metà del tempo impiegato per completare un articolo poiché per alcuni modelli non è possibile trovare foto sul web e la maggior parte dei collezionisti con cui siamo in contatto sono americani o asiatici. Infine, quando questa parte viene completata si passa alla catalogazione delle informazioni oggettive sulla colorway (release date, ID ecc.).
Dopo questo processo preliminare si ricercano curiosità aggiuntive, di cui spesso non siamo pienamente a conoscenza, che andranno a caratterizzare l’essenza dell’articolo.
Da questo momento ha inizio la scrittura del testo, che occuperà la restante parte del lavoro di Emanuele; essa può variare dalle 2 alle 5 ore giornaliere.
A questo punto subentra Riccardo, che per prima cosa svolge la selezione delle foto fornite. Successivamente vi è una parte di elaborazione di queste immagini (scontornamenti, post produzione) per rendere il prodotto finale il più qualitativo possibile. Infine si passa alla fase di impaginazione dell’articolo nei vari formati utili, che contraddistinguono il nostro portfolio di lavori.
Solitamente per preparare un post di massimo 3 slide di testo ci impieghiamo circa una giornata, suddividendo la mole di lavoro nei momenti liberi della nostra quotidianità, in modo da ottimizzare al massimo il nostro tempo per avere il miglior risultato possibile.
Invece solo aumentando di una slide, il tempo può incrementare anche di un giorno in più, a causa del tempo richiesto dall’elaborazione delle varie risorse che andremo ad utilizzare in corso d’opera.
Il massimo che abbiamo mai raggiunto finora per la realizzazione di un post, compresa di svolgimento di interviste, ricerca foto, informazioni e grafiche, è stato di 3 settimane.
Abbiamo in serbo dei post per la quale siamo tuttora alla ricerca di dettagli, perlopiù minimi, per completare il tutto ed avere un risultato degno di essere pubblicato. 

Mi ha colpito l’attenzione con cui avete creato il mix perfetto tra nuove uscite e vecchie release, un ottimo modo per accontentare i “nostalgici” e creare interesse tra i fan più giovani di Dunk SB. Come scegliete di quale Dunk SB parlare? Quanto in anticipo preparate la programmazione dei post?

Settimanalmente stiliamo una lista di Dunk della quale vorremmo parlare durante la settimana che seguirà, prendendo spunto da post su Instagram, eventi, consigli forniti dai nostri follower oppure da ispirazioni personali. 

In pochi mesi @sbdunkhistory si è affermato tra gli appassionati come un punto di riferimento per reperire informazioni attendibili su vecchie e nuove uscite. Fino a qualche anno fa i forum erano un elemento fondamentale nella Sneaker Culture e una miniera d’oro per chi era alla ricerca di info e backstory sulle varie release. Quali sono oggi le vostre fonti? Dove trovate il materiale che utilizzate per “assemblare” i vostri post?

Ad oggi le nostre 3 maggiori fonti di ricerca sono: articoli d’epoca (dalla quale estraiamo solo informazioni oggettive come la data di uscita), aneddoti di collezionisti di lunga data, conoscenze personali assorbite con il passare del tempo e interviste ai vari protagonisti delle storie raccontate.

Con gli anni il numero delle sneakers rilasciate da ogni brand è aumentato esponenzialmente e lo storytelling è diventato quasi una “scusa” per vendere qualche scarpa in più. Nike SB è forse una rara eccezione: anche nei momenti meno interessanti a livello creativo ha saputo mantenere viva l’arte dello storytelling nel mondo delle sneakers. Quanto conta oggi lo storytelling nella preparazione di una buona release? Tra le release Nike SB del 2020 qual è stato il “racconto” che avete preferito?

Secondo noi oggi lo storytelling incide circa per il 70% nella scala di importanza degli elementi fondamentali per la gestione di una release da parte di un brand. Il racconto di una storia collegata ad un concept è sicuramente un valore aggiunto al prodotto finale. Questo infatti cambia nettamente l’appetibilità della scarpa da parte della community, lo si può vedere con le GR che non avendo spesso una storia dietro ma essendo solo molto facili da utilizzare o belle da vedere, riscuotono molto meno successo dei quickstrike, caratterizzati oltre che dallo storytelling anche dalla loro rarità.
Oltre a questo aspetto, legato perlopiù alla parte marketing e di presentazione del prodotto, c’è anche il legame affettivo che si crea con il consumatore finale. Infatti più il concept tradotto sulla silhouette è influente nei confronti di uno sneakerhead, più questa persona cercherà di fare di tutto per accaparrarselo.
Un esempio potrebbe essere il progetto di NIKEiD che tra 2012 e 2014 portò i colori di tutti i team della NFL disponibili su delle Dunk personalizzabili.
In quel caso centinaia di appassionati che erano a loro volta tifosi delle squadre menzionate nel progetto, si sono sentiti “obbligati” ad acquistare la sneakers per poterla indossare durante i gameday oppure solo come segno di legame nei confronti della squadra. 

Ampliando invece il discorso al vasto archivio di Nike SB, qual è la storia più interessante in cui vi siete imbattuti facendo ricerche per @sbdunkhistory? Quale, invece, la più incredibile?

Una delle storie più incredibili in cui ci siamo imbattuti sono state le SB Dunk realizzate dai pazienti di Doernbecher, un ospedale per bambini dell’Oregon.
Il progetto ha un principio cardine che è quello di cercare di rendere felici i bambini affetti da malattie spesso difficili da curare. Viene portato avanti annualmente da Nike spesso traslandolo su diversi tipi di silhouette, a seconda dei gusti dei ragazzi.
Questo fa capire come Nike, seppur all’apparenza sembri un brand irraggiungibile e onnipotente per tutti gli appassionati di sport e sneakers, al suo interno è composta da persone con un cuore e devozione per aiutare le persone immensi.
Mentre parlando di una storia interessante, possiamo citare quella delle “Wet Floor”, il classico esempio di un ragazzo partito dai bassifondi di un’azienda che in seguito è riuscito a realizzare il suo sogno di diventare uno dei designer Nike.

La recente popolarità della Nike Dunk, soprattutto SB, ha indispettito non poco i collezionisti della vecchia guardia che si sono trovati spesso a dover competere con i nuovi arrivati per aggiudicarsi le ultime release. Il pubblico di @sbdunkhistory sembra, però, abbastanza omogeneo, con un mix equilibrato di collezionisti old school e appassionati più giovani. È un caso o avevate pianificato di comunicare un pubblico più trasversale?

Partiamo dicendo che al giorno d’oggi prevedere un successo sui social è praticamente impossibile, ma come detto in precedenza il progetto è iniziato basandosi sulla passione e in seguito nel processo di lancio e affermazione di quest’ultimo siamo riusciti a trovare la chimica giusta per poter farlo diventare un’iniziativa di aiuto e un punto d’incontro per tutti gli appassionati che gravitano intorno alla community di Nike SB.
Per quanto riguarda il pubblico, invece, ci fa sempre molto piacere vedere come la nostra community si stia allargando sempre di più, passando da punto di ritrovo per gli OG a luogo dove poter conoscere ciò di cui si parla o che si indossa. La missione più ardua è stata quella di riuscire ad attrarre anche i nuovi appassionati di Dunk provenienti da qualunque parte del mondo, che perlopiù si stanno avvicinando al mondo SB e Dunk seguendo il trend di questo periodo, grazie al vertiginoso innalzamento dei prezzi di resell di alcune delle Dunk più iconiche di sempre.


Se vi fosse data la possibilità di collaborare con Nike SB, quale storia vi piacerebbe raccontare con la vostra Dunk?

Questo è un argomento a cui pensiamo spesso, anche perché sarebbe il coronamento di un sogno per tutti e due.  A livello di concept, se ci fosse data questa possibilità, a noi piacerebbe rappresentare la storia del “Pepsi/Russia deal” su una Dunk Mid. Quest’ultimo è avvenuto nel 1989 durante la guerra fredda e consistette in un accordo commerciale tra la Pepsi e l’Unione Sovietica, nella quale alla compagnia di bevande zuccherate venne offerta una flotta militare costituita da 17 sottomarini, un incrociatore, una fregata e un cacciatorpediniere.  L’azienda li tenne per qualche giorno, prima di definire un ulteriore accordo con un’azienda russa che aveva come scopo fare profitto sul metallo di cui erano fatte.