Scott Parker è l’allenatore più stiloso della Premier League

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Crediti fotografici

Matt West

Forse qualcuno lo ricorda ancora nelle vesti di giocatore, validissimo centrocampista inglese con una lunga carriera in Premier League alle spalle e anche qualche significativa presenza nella Nazionale dei Tre Leoni. Nonostante la sua età, invece – quarant’anni compiuti ad ottobre – Scott Parker è già diventato uno degli allenatori più promettenti d’Oltremanica, e non soltanto perché è il secondo manager più giovane della Premier League dopo Mikel Arteta. Quella in corso è la terza stagione di Parker alla guida del Fulham, la squadra che lo scelse nel febbraio del 2019 al posto di Claudio Ranieri per provare ad evitare una retrocessione che sembrava inevitabile. Il nuovo allenatore non riuscì nell’impresa di salvare la squadra londinese, ma fu capace di riportarla subito in massima serie, vincendo i playoff la stagione successiva. Oggi il Fulham è in piena bagarre e nonostante una squadra poco competitiva sta ottenendo risultati incoraggianti. Ma oltre che per la sua guida tecnica, nel frattempo Scott Parker è riuscito anche a lasciare il segno per il suo stile inconfondibile.

I suoi outfit sobri ed eleganti non sono sfuggiti neanche a Pep Guardiola, da molti considerato uno di quegli allenatori che sanno come ci si veste in panchina, se non altro per aver sfoggiato maglioni Stone Island e felpe Dsquared2: all’inizio di marzo il Fulham ha ospitato il Manchester City subito dopo essere riuscito nell’impresa di vincere in casa del Liverpool, e in occasione della tradizionale conferenza stampa pre-partita l’allenatore catalano (sempre molto benevolo nei confronti dei colleghi) è sembrato apprezzare molto i canoni estetici di Parker, che la settimana prima aveva indossato una giacca bianco fumo che sui campi da calcio si è visto raramente. 

Scott Parker nella partita contro il Liverpool

Partita dopo partita, l’abbigliamento di Scott Parker si è ripetuto e reso riconoscibile fino a diventare uno stereotipo, riflettendo molto della sua adolescenza, del suo percorso come calciatore e del suo ruolo attuale. Originario del centralissimo borgo londinese di Lambeth, ex alunno dell’Haberdashers’ Aske’s Hatcham College ma soprattutto dell’accademia nazionale di Lilleshall, Parker può vantarsi di aver giocato per cinque squadre della capitale (Charlton, Chelsea, West Ham, Tottenham e Fulham) e il suo stile un po’ vintage e un po’ senza tempo sembra riflettere alla perfezione l’heritage del suo attuale club, il Fulham, uno dei club più antichi e affascinanti del Paese. Se non altro la sua nuova immagine è servita ad annacquare i ricordi dello spot per McDonald’s a cui prese parte ancora bambino, alla soglie dei Mondiali del ‘94.

È difficile non notare il senso dell’abbigliamento immacolato di Parker in panchina. Fa parte del suo trucco; come giocatore si vestiva benissimo e anche sul campo era vecchio stampo, con la maglietta infilata nei pantaloncini. Una volta ha partecipato a una sessione di autografi natalizi al Cottage vestito con un farfallino, dopo essersi cambiato la tuta del club. È stato deriso senza pietà dai compagni di squadra, ma quando se ne andò c’erano pochi dubbi tra i presenti su chi fosse vestito meglio.

Peter Rutzler su The Athletic

Parker viene incalzato da domande sul suo lifestyle da una vita. Recentemente sui giornali e sui social network se ne sono lette di ogni tipo: qualche giorno si è espresso Hunter Davies su NewStatesman (“Un manager d’altri tempi’, “non vedevo l’ora di guardare gli Spurs-Fulham, soprattutto perché volevo osservare una persona“, “quella mascella squadrata, quegli zigomi, quello sguardo penetrante, potrebbe essere un rubacuori hollywoodiano degli anni ’30. I suoi capelli ben divisi, sempre della stessa lunghezza, sembra che sua madre li abbia spazzolati“), mentre su GQ Simon Mills lo ha paragonato a Sir Alf Ramsey, l’allenatore dell’Inghilterra che vinse la Coppa del Mondo nel 1966 e che era solito indossare un abito ad ogni partita, come se fosse il direttore di filiale regionale di una banca, o un ufficiale dell’esercito. E ancora, altri hanno avuto l’impressione che possa essere uscito da un vecchio film di 007 o da una scena di Peaky Blinders, o che più semplicemente avesse appena terminato un corso di laurea ad Oxford. Ecco, il termine che forse potrebbe riassumere le inclinazioni stilistiche di Scott Parker è preppy: indossa spesso blazer, cardigan, camicie, maglioni dolcevita, gilet e mocassini di pelle ma l’accessorio che lo rappresenta di più è probabilmente il fermacravatta, quello che tra i calciatori inglesi era stato utilizzato solamente da David Beckham. 

Dietro a tutto ciò c’è anche una partnership che sta esaltando lo stile old fashioned di Parker. Pochi mesi dopo il suo ritorno dalle parti di Craven Cottage come allenatore, infatti, il Fulham ha ufficializzato un accordo con Charles Tyrwhitt, un brand 100% made in Jermyn Street, il distretto londinese divenuto negli anni l’epicentro della moda maschile famoso per le camicerie, i negozi di pelletteria e abiti sartoriali su misura.