Sean Wotherspoon ci parla di come è nata la Air Max 97/1 e di Round two

Articolo di

Redazione

Il 2018 si prospetta un anno molto ricco in termini di nuove sneakers.

Una tra le scarpe più attese è senza dubbio la Air Max 97/1 Sean Wothespoon. La scarpa, che prende il nome dal suo disegnatore, è stata senza dubbio un’innovazione in quanto connubio di due tra le silhouette più amate dagli sneakerheads di tutto il mondo. Ad una forma cosí estrosa e innovativa, corrisponde una scelta di materiali e colori sicuramente unica nel suo genere che faranno parlare molto di questa release. Noi di Outpump abbiamo deciso di intervistare il suo disegnatore, nonché proprietario del famoso negozio Round Two, Sean Wotherspoon, con domande sul mercato del reselling e questioni più  tecniche riguardanti la sneaker.

 

Ciao Sean, é un piacere essere qui con te oggi. Potresti parlarci brevemente di te per i nostri lettori che non ti conoscono?

Ciao, sono Sean Wotherspoon e sono uno dei tre proprietari di Round two, un negozio con tre sedi  (Los Angeles, New York e Richmond) specializzato in capi vintage e moderni. Abbiamo fondato Round two a Richmond in Virginia nel 2013, successivamente abbiamo aperto le sedi di Los Angeles e New York.

Ci racconti un po’ di come é nata e cosa c’é dietro l’idea di Round Two?

Abbiamo aperto il primo store come una naturale espansione di quello che era il nostro lavoro e la nostra passione. Giá da tempo, infatti, vendevamo vestiti ai nostri amici ma con  l’aumentare dei capi e dei clienti fu necessaria l’apertura di uno store fisico che potesse contenere la nostra collezione e renderla accessibile ai compratori.  Dietro lo store c’é la passione di tre ragazzi per la storia di brand come Polo o Jordan. Ci piaceva cercare nei negozi dell’usato i capi che facevano parte della storia di questi brand e non limitarci a comprarne i pezzi più nuovi nei centri commerciali. Da lí é nata la nostra collezione che si é poi trasformata in tre stores.

https://www.instagram.com/p/BggxVyPnaa_/?taken-by=sean_wotherspoon

Come mai la decisione di non vendere online?

Noi avevamo iniziato a vendere anche online ma semplicemente ci siamo resi conto che i clienti del web non ci interessavano molto. Mi piace pensare che siamo ancora uno store molto underground, per questo ci interessa davvero tanto la creazione di una community intorno al nostro negozio. Questa limitazione nella vendita online é anche un vantaggio in quanto spinge molti clienti a venire a visitare lo store piú spesso e a diventare parte della nostra community.

L’anno scorso vi abbiamo visti partecipi di un’avventura Europea con l’apertura dei pop-up shop di Londra e Parigi, come valutate questa esperienza? Pensate di ritornare presto nel vecchio continente?

Senza dubbio un’esperienza davvero interessante. Il nostro sogno é espanderci con uno store a Parigi e uno Londra, ma lo faremo mantenendo sempre il nostro ritmo lento nell’apertura di nuovi negozi. Torneró in Europa a Marzo, quando saró in Italia per la mia collaborazione con Guess. Sicuramente cercheró di valutare la possibilitá di un futuro  pop up store nel vostro paese.

Riguardo la tua Air Max 97/1 Sean Wotherspoon, noi di Outpump ci chiedevamo com’é nata e come é stata l’esperienza del “Vote Forward”?

In realtá é iniziato tutto in modo un po’ casuale: un mio amico che lavora in Nike mi ha chiamato chiedendomi se volevo partecipare al progetto. Successivamente sono andato a Portland al Campus Nike dove ho conosciuto gli altri partecipanti e ho sviluppato la mia scarpa. Non mi aspettavo di vincere, per questo devo dire che é stata veramente una grande emozione.

Com’é nata l’idea dietro la scarpa e come si é sviluppata?

La scarpa nasce dall’unione di un vecchio paio di Air Max 97 della mia collezione e un paio di Air Max 1 x Patta. Successivamente ho scelto tra diversi materiali ( denim, corduroy, nylon ecc) e tra diversi colori. Ho quindi riunito 20 tra i miei amici piú appassionati di sneakers che, provenendo da background diversi, hanno saputo aiutarmi a sviluppare la versione finale della scarpa.

Per quanto riguarda i disegni sulla tongue e nelle insoles invece?

Per i disegni nelle insoles, ho riproposto un vecchio logo Nike che mi piaceva molto ma che era davvero difficile da trovare. Per fortuna con i ragazzi di Nike siamo riusciti ritrovarlo e a inserirlo nella scarpa. La tongue invece é nata per caso quando un mio amico, ironizzando sulla scarpa, disse “this shoe is a wave”.

Com’é stato vedere per la prima volta la tua Air Max?

É stata un’emozione fantastica, forse comparabile solo con la nascita di mio figlio. Nike mi ha invitato al campus a Portland ma non mi aspettavo minimamente di vedere il primo campione realizzato apposta per me. Appena ho visto la scarpa  ho sentito una sorta di calore interno ed ovviamente ero senza parole.

Hai detto a Nike di rilasciare piú scarpe possibile, ci sei riuscito?

Non so dirti esattamente quante scarpe Nike abbia prodotto. Credo e spero di esserci riuscito ma non so darti un numero preciso.

Grazie mille Sean, é stato un piacere parlare con te e speriamo di incontrarci prossimamente a Milano!

Intervista a cura di Andrea Chirolli 

prossimo articolo

Ecco le Air Jordan 1 Retro High “Mica Green”