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Siamo tutti d’accordo: il documentario su Kanye West è un capolavoro

Articolo di

Greta Scarselli

jeen-yuhs: A Kanye Trilogy” è uno dei documentari musicali più bello e chi dice il contrario mente.

Sembra incredibile, ma Kanye ha stravolto anche questo. Ha voluto il documentario sulla sua vita, quello che prima o poi tutti gli artisti – sopratutto oltreoceano – fanno, e lo ha fatto come nessuno prima. Chi mai avrebbe pensato di riprendersi mentre si trova dal dentista a seguito di un incidente?

Siamo sempre stati abituati a guardare documentari a posteriori, montaggi che raccolgono frammenti della vita di coloro che vediamo solo sugli schermi o sentiamo solo nelle cuffie. Perché è questo che sono i documentari, lunghi sguardi da oggi a ieri, con interviste, spezzoni e soprattutto con la voce di chi è protagonista. Eppure, “jeen-yuhs” di Kanye West non ha niente di tutto ciò. È proprio un’altra cosa, sta in un’altra categoria.

Non c’è il suo intervento, non serve, perché a questo giorno Ye ci aveva già pensato nel 1998. Era già tutto scritto – o già girato, dovremmo dire. “jeen-yuhs” è infatti un documentario nel documentario, letteralmente ciò che Coodie – il regista – ha girato per ogni giorno della sua vita (o quasi) dal ’98 in avanti, abbandonando tutto il resto per dedicarsi a qualcosa che aveva già capito essere più importante di lui. È per questo che la voce di Kanye non c’è, sarebbe stata superflua, i video raccontano già tutto il necessario, ed è per questo che invece è la voce di Coodie a fare da filo conduttore tra una ripresa e l’altra, perché la sua figura è altrettanto fondamentale e determinante come quella di Kanye per il progetto che ne è uscito. D’altronde, essere colui che riconosce il genio è tanto difficile quanto esserlo.

Guardarlo non è un semplice osservare quanto accaduto con gli occhi attuali, è piuttosto viverlo insieme a Kanye, passo dopo passo verso un esorbitante successo che nessuno – forse realmente solo Kanye e Coodie – poteva lontanamente immaginare. Sembra di essere il braccio destro del regista, di camminare al loro fianco, di salire sul sedile posteriore; sembra di essere parte del viaggio

Un racconto che trasmette una tale enormità e potenza non solo perché effettivamente girato in quegli stessi anni, ma anche perché involontariamente fotografa momenti che si sono rivelati col senno di poi determinanti per portare a Kanye la fama odierna. Sembra davvero incredibile che quelle riprese siano state fatte per caso.

Immagina di essere nel 2022, prendere la tua vecchia telecamera e trovare tra le riprese i primi momenti insieme di quelli che ora sono dei colossi dell’industria, star internazionali conosciute in tutto il mondo. Il primo incontro con Pharrell, gli incontri di Roc-A-Fella, la giornata in studio con Diddy e le prime considerazioni da parte di Jay-Z, e poi sua madre, il ruolo che avuto nella sua vita e che sembra quasi recitato da quanto impeccabile e sempre adeguato; ma anche l’incidente in auto, l’intervento alla mandibola e gli appuntamenti dal dentista. Kanye ha fatto riprendere letteralmente qualsiasi cosa, probabilmente perché sapeva che tutto ciò nel suo percorso sarebbe stato determinante, sposando la retorica del “tutto ciò che mi è successo mi ha reso ciò che sono ora”.

Un progetto arrivato a chiudere un cerchio, perché proprio nel momento in cui le azioni di Kanye sono arrivate a confondere anche il pubblico più fedele “jeen-yuhs: A Kanye Trilogy” è riuscito a mettere tutti d’accordo: è un capolavoro e ha dimostrato che Kanye sta (e stava) dieci spanne avanti.

Ora siamo arrivati all’ultima puntata, ma sin dalla prima avevamo capito che questo sarebbe stato il documentario dei documentari, un capolavoro da cui alzare le mani. Quindi ci fidiamo, Kanye: l’ultimo capitolo ce lo siamo visto per godercelo, non per scrivere a riguardo.