Side Baby ci racconta la storia di “Arturo”

Articolo di

Greta Scarselli

Foto di

Antonio De Masi

“Arturo” è un progetto arrivato a sorpresa che contiene un lato di Side Baby che non avevamo mai visto prima. Ci siamo ritrovati in un bar sui Navigli di Milano a parlare con lui. Abbiamo capito che è un ragazzo introverso ma gentile. Non negherebbe mai una risposta, ma si perde spesso nei suoi stessi pensieri.

Siamo partiti parlando del suo passato, fino ad arrivare al nuovo disco, alla scrittura, ai featuring, passando per il periodo di crescita che gli è stato necessario per mutare Dark Side in Side Baby. Sulle dita non porta più il marchio Dark Gang, ora quella scritta è stata coperta da Rock Roll – il tatuaggio è fresco, si lamenterà spesso della mancanza di una crema per le mani.

IL PASSATO – IL SUCCESSO

La prima volta che ti sei avvicinato a un microfono ti saresti immaginato che saresti arrivato a questo punto?

“Sì. Io faccio rap da quando ho 7 anni, facevo freestyle alle elementari, a ricreazione si creava il cerchio e tutti mi volevano sentire rappare. Ho scelto questa via da sempre, dal primo CD che mi regalò mia madre a 6 anni, cos’era? …”The Slim Shady EP”. Ho la foto del mio primo giorno di scuola elementare con una maglietta di Eminem.”

Fabri Fibra nel suo singolo “Alieno” dice che il successo è quando tutti indicano la stessa cosa, nel bene e nel male. Ti ha mai fatto paura la fama?

“Paura no, ma fastidio. Sì, fastidio. È un po’ la morte della privacy.”

Impossibile negare che i soldi nel tuo percorso e in quello con la DPG abbiano avuto un ruolo importante. Far vedere ciò che hai ti piace, ma con il tempo sembrano aver preso anche un’accezione negativa. Cosa sono per te i soldi e che significato hanno ora che li hai vissuti?

“I soldi sono il male, i soldi sono-il-male. Sono il male perché ci sono persone potenti – potenti perché hanno tanti soldi – che controllano il mondo e fanno morire i paesi di fame, fanno questo, fanno quello, ma allo stesso tempo senza soldi non puoi fare niente, purtroppo. Capito cosa intendo? Io i soldi li voglio per me, per far star bene me e chi mi sta intorno. Non ho la brama dei soldi per essere Donald Trump, io voglio i soldi per quello che mi fa stare bene, voglio stare bene. E visto che per stare bene purtroppo servono soldi, voglio anch’io i soldi. Però i soldi mi fanno schifo, cioè a me Donald Trump mi fa schifo, mi fanno schifo i vari Emirati Arabi bastardi. Ovviamente se sei un filantropo, rispetto.”

Parlando di rap, tra la tecnica, le parole, il flow, la sincerità, qual è per te la cosa più importante? E qual è la caratteristica in cui pensi di essere veramente forte?

“La sincerità. No vabbè, anche a flow io faccio il culo a tutti, me li mangio tutti. Però è la sincerità, perché il rap di oggi si basa sulla menzogna, ovvero andare in giro con macchine che non sono le tue, farsi prestare vestiti da 100.000€ che però poi ridai, apparire in pubblico strafleshi, però poi a casa? Non sei così. A me lo scrivono proprio in DM, i fan mi scrivono Side te sei un grande perché sei rimasto vero, perché ti vedo per strada. Io a Roma giro per strada col Rolex da 20.000€, 30 collane, non è che me rapinano i pischelli, me vengono a salutà, m’abbracciano, capito?”

LA CRESCITA – IL DISTACCO

Hai sentito grande pressione da parte dei fan quando ti sei diviso dalla Dark Polo Gang?

“No, tanti mi scrivevano – sì vabbè, ovviamente – perché perqua percome. Però shalla, un sacco erano contenti già da subito, tantissimi proprio. Dicevano Side hai fatto proprio bene, cazzo, l’unico vero della Dark, finalmente.”

Chi ti ha teso la mano per primo quando avete chiuso?

“In campo musicale Sick Luke, è rimasto sempre dalla mia parte, e poi i miei amici, Tommaso, che sta con me tutti i giorni tutto il giorno, viviamo insieme. Filippo, il mio manager, mi ha aiutato un sacco. Skinny, ovviamente Skinny.”

The Night Skinny ti ha fatto risorgere dalle ceneri. Come è iniziata la collaborazione?

“Skinny già lo conoscevo così, poi un giorno Filippo mi ha portato nello studio da lui e da lì è nato il fuoco.”

Spesso si pensa che l’artista sia sempre un vincente, che abbia sempre meno problemi di noi, quando in realtà dietro ad un disco c’è sempre un certo malessere. La trap ha enfatizzato ancora di più questo concetto, ti ritrovi ancora in questo modo di comunicare?

“Cioè che sono un vincente, che sono il più figo? Mo’ detto terra terra, io sono il più figo, cioè se voglio mo’ prendo la ragazza de quello e me la scopo, perché ce so’ fa’. Però sono bipolare, ho lati del mio carattere che ogni tanto mi fanno pensare di volermi suicidare. Però sono comunque il numero uno, capito che te voglio di’? Ho 24 anni e guadagno più del padre de chiunque, però sono un essere umano e ho anch’io le mie debolezze.”

In “RIP” dici che se cambi ciò che fai, può cambiarti la vita. Che ruolo ha avuto la musica in quest’ultimo periodo tra il distacco dalla Dark, la terapia, la ragazza e poi finalmente un nuovo inizio?

“È questo, ad esempio io un giorno ho preso ‘sto cazzo di microfono in mano. Anzi, nel momento in cui ho caricato quel video su YouTube, mi è cambiata la vita. Capito? Un gesto può cambiarti la vita.”

“Medicine” è un brano molto personale. Lo hai scritto per te o per far capire alle persone chi sei?

“L’ho scritto mentre ero in clinica e l’ho scritto per me.”

Com’è cantarlo su un palco?

“Strano. Perché la gente comunque si fomenta, però per me è un momento un po’… mentre con le altre canzoni sto tutto SEH!SEH!SEH!SEH!, in quella parlo di cose che sono state brutte per me, quindi non c’è quel fomento. Cioè di sicuro non farò mai stage diving cantando “Medicine”.”

Però in un certo senso se la gente la canta con te significa che ti capisce.

“Certo, perché tanta gente magari passa quello che passo io. Sai quanti ragazzi mi hanno scritto Ho ascoltato “Medicine”, mi ha aiutato un sacco, io ero depresso, un sacco di cose.”

IL DISCO – IL NUOVO INIZIO

Hai sempre detto che i tuoi brani nascevano dalla registrazione di cose scritte di getto. I testi in questo album sono molto valorizzati, questa volta come ti sei approcciato alla scrittura?

“È sempre stato di getto, però evidentemente avevo cose più di valore da dire in questo momento. Io non riapro le tracce, puoi chiederlo a lui (indica Tommaso, il tour manager, ndr). Per fare un brano standard ci metto 15 minuti.”

Spesso il segreto è creare una persona che si sfoga per tutti, quindi buttare fuori cose in cui la gente possa immedesimarsi. Credi che in molti si ritroveranno nel tuo disco?

“Sì, più che altro io spero sia un disco che si sentiranno con piacere. Questo.”

Una cosa che è sempre stata criticata alla DPG è che non venivate dalla strada. Tu stesso in “Plutone” dici che non ti è mai mancato niente, ma allo stesso tempo ti trovavi a fare le rapine per strada. Perché c’è stato questo contrasto nella tua vita?

“Io in “Plutone” dico che ringrazio mia madre e mio padre perché non mi hanno mai fatto mancare niente, non ho detto che non vengo dalla strada. Parlamose chiaro, la strada vera qual è? È Tor Bella Monaca, è Scampia, tra la gente che sta là, uno solo fa rap su 10.000 abitanti, okay? Io ce vengo davvero dalla strada perché è da quando c’ho 11 anni che uscivo da scuola alle 14 e dalle 14 alle 2 stavo in giro per strada. Tante volte ad esempio leggo i commenti Eh ma lui è ricco, è figlio di un regista, mio padre è come me, è un artista. Quando sono nato non era il registra affermato che è adesso, abitavamo un una casa popolare del Testaccio. Pian piano, col tempo e con il lavoro… infatti per me è un esempio mio padre, io vorrei essere come lui. Vorrei costruire qualcosa dal niente.”

Nella copertina di “Sick Side” eri legato da cinture firmate, ora invece sei immerso nell’acqua con il tuo peluche, come se avessi ritrovato la pace. Cosa è cambiato in te da allora e che peso ha questo album nel tuo percorso artistico?

“È come una rinascita. Quel peluche lì ce l’ho da quando sono nato, l’acqua è come una placenta: è una rinascita da Dark Side a Side Baby. Ma non sono cambiato, “Sick Side” era un album cafone, questo lo è meno, però non è detto che io ora faccia sempre così. In futuro magari farò un altro disco molto più trap, molto più… Quest’album è più introspettivo.”

Nell’ultima traccia avete aggiunto la voce di tua madre, la quale ad un certo punto dice che finalmente ti sei circondato di persone che ti capiscono e riescono a darti il giusto valore. Noi crediamo che finalmente ti sei circondato di gente che nonostante il successo è rimasta attaccata alla strada. Perché è importante per te riuscire a rimanere con i piedi per terra?

“La voce di mia madre l’ha aggiunta Skinny, è una sorpresa che mi ha fatto. È importante perché è da dove vengo e perché un giorno ci potrei sempre tornare. Te magari oggi sei in cima al mondo, fai una cazzata e ti ritrovi nella merda, però non ci sei abituata a starci. Capito che te voglio di’? La strada è sempre stata casa mia.”

Nel disco viene spesso nominato il bisogno di andarsene lontano, ma per adesso vivi ancora a Roma a casa di tua madre. Sarai mai pronto a lasciare la tua città?

“Ho vissuto tre anni con una ragazza, poi ci siamo lasciati e sono tornato da mia madre. Roma magari la lascerei pure, ora sto pensando di venire qua a Milano. In “Jappone” parlo del desiderio di viaggiare, di vedere il mondo, di fare cose che magari prima non avevo l’opportunità di fare e adesso sì.”

Non avevi mai scritto un brano con Guè Pequeno e Luchè prima d’ora. Come mai proprio loro?

“Luchè è da un po’ che lo conosco e ci siamo sempre rispettati reciprocamente, poi una volta stavamo a mangiare gli arrosticini qua vicino ed è venuto fuori. Poi Skinny gli ha fatto sentire una mia strofa, gli è piaciuta e ci è zompata sopra. Guè invece ha sentito “Frecciarossa” e si è proprio fomentato, gli è piaciuta così tanto che ha detto Devo stare su ‘sta traccia.”

Se potessi riassumere questo disco in un unico messaggio, quale sarebbe?

“Questo sono il vero io.”

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